Marcolini

Gardella/l’esporre: il negozio e lo stand

Federico Marcolini



Obiettivo di questa ricerca è indagare aspetti non molto noti e progetti meno studiati, o talvolta non studiati affatto perché considerati minori, del lavoro di Ignazio Gardella. L’archivio dello studio Gardella è quasi interamente conservato e consultabile presso il CSAC, in seguito a un attento lavoro di catalogazione avviato quando ancora l’architetto milanese era in vita. La catalogazione ha sottolineato la complessità del materiale raccolto per quantità, varietà e ricchezza. Una raccolta folta di indizi, utili a una lettura sempre più comprensiva dell’opera di Gardella (Bianchino, G. 1998). L’intento di questa ricerca è dunque di condurre un approfondito studio su alcune specifiche architetture, sottolineando come, forse, proprio attraverso queste architetture minori, sia possibile ricostruire aspetti utili per una lettura più ampia dell’opera e della ricerca gardelliana.
Il lavoro sugli spazi espositivi commerciali, i negozi e gli stand, ha preso avvio studiando innanzitutto ciò che di Gardella è già “noto”. Nel confronto con la bibliografia sono emersi molteplici aspetti della sua ricerca di architettura grazie specialmente alla nutrita critica esistente (Samonà, A. 1981). Grandi nomi come Edoardo Persico, Giulio Carlo Argan, Alberto Samonà, Antonio Monestiroli, Gianugo Polesello e molti altri, hanno sicuramente ispirato questo studio, fornendo un’ampia lettura del “maestro” e delle sue opere. Le indicazioni presenti nella bibliografia relative ai progetti di allestimenti espositivi e ai negozi, per quanto limitate, individuano alcune direzioni di ricerca importanti, legate ad esempio al rapporto con la pittura e altre arti e ad un’intonazione metafisica o surreale nella disposizione degli oggetti e nel loro rapporto con ciò che fa loro da sfondo.
La ricerca si è concentrata quindi sulla lettura dei documenti presenti in archivio. I progetti relativi agli allestimenti presi qui in esame sono, come già ricordato, quelli di natura commerciale, per negozi e vetrine, nonché gli stand fieristici. Nel corso della ricerca spesso emergono temi comuni a tutta l’opera di Gardella, la specificità del tema “minore” determina però una declinazione diversa, pur rimandando spesso ad un tema noto e già affrontato dalla critica.
La consultazione dei documenti mostra un materiale ampio e eterogeneo: schizzi, disegni, disegni esecutivi, lucidi, copie eliografiche, radex, documenti manoscritti, documenti dattiloscritti (che includono corrispondenze, capitolati, relazioni legate ai progetti). Il tutto è stato ordinato dallo CSAC dividendo i documenti di progetto dai disegni. In questa prima analisi si è individuato un lasso di tempo preciso, che va dalla seconda metà degli anni Quaranta fino alla fine degli anni Sessanta, all’interno del quale Gardella arriva a progettare una ventina circa di spazi per la vendita e una decina di stand espositivi allestiti all’interno della Fiera Campionaria di Milano. Tra questi si è deciso di selezionare i progetti che presentano qualità d’architettura e quantità di materiale sufficiente per una prima comprensione. Infatti, non tutti i progetti conservano equivalente documentazione e alcuni, quantitativamente meno illustrati, potrebbero essere successivamente ripresi nel caso si rivelassero tasselli importanti per la lettura del tema. 
Alcune prime riflessioni mostrano innanzitutto una coerenza del metodo di lavoro di Gardella, anche nelle opere minori, con quanto già descritto dalla letteratura critica relativamente alle opere più conosciute. L’uso prevalente del disegno bidimensionale, in pianta e alzato, nella fase creativa, le continue correzioni e le molteplici ipotesi. Si affiancano schizzi e disegni, anche prospettici, appena abbozzati ad altri estremamente definiti, fino allo sviluppo in scala 1:1 di dettagli costruttivi, inerenti tanto l’architettura complessiva degli ambienti quanto gli arredi, pensati appositamente per lo spazio progettato. I progetti tendono infatti a definire in ogni singolo elemento l’intervento, dallo spazio che costituisce l’involucro, agli elementi di arredo, alla disposizione degli oggetti esposti, dentro una visione unitaria dello spazio architettonico.
Fin dai primi progetti in cui Gardella è chiamato ad occuparsi dell’allestimento di singole vetrine, la fase di ideazione e progettazione appare focalizzarsi su un’idea dello spazio espositivo pensato come un organismo, come un’architettura. Il lavoro si concentra in particolare nella ricerca di una relazione differente e più complessa tra spazio interno e spazio esterno. La vetrina è intesa come momento di soglia, di transizione tra lo spazio commerciale e lo spazio urbano. Un ob
biettivo che Gardella ricerca attraverso alcune soluzioni progettuali ricorrenti. Ad esempio, ampliando e articolando nelle tre dimensioni l’ambito limitato e bidimensionale della vetrina espositiva in funzione di una maggior esaltazione dell’oggetto e di una più complessa interazione tra interno ed esterno. Nei progetti per le vetrine dei negozi Borsalino degli anni Cinquanta come in quelli per la Libreria San Paolo a Milano del 1957 e per il negozio Olivetti a Düsseldorf del 1960, lo spazio espositivo si complessifica e si amplifica grazie all’arretramento dell’ingresso del negozio e ad una scomposizione della vetrina in più superfici. Questa articolazione consente di ottenere uno spazio che non appartiene più interamente al negozio e si pone come elemento di filtro tra la strada e l’interno, aumentando lo spazio espositivo. L’esposizione diventa una messa in scena che coinvolge la strada, in cui gli oggetti, siano essi cappelli, libri o macchine da scrivere, si pongono in immediata relazione con lo sguardo del passante grazie anche, sovente, all’abbassamento del piano espositivo al livello del pavimento interno del negozio e alla creazione di infissi con una ridotta sezione dei telai. La vetrina diviene così una “scena” che, talvolta, si conclude in un fondale, costituito da elementi scenografici plastici in contrasto con la staticità e sospensione degli oggetti esposti, talvolta invece, rende visibile alle sue spalle lo spazio interno, come nel caso degli spazi BEA di Firenze e Milano, degli anni Cinquanta, e del negozio Olivetti. Dalla semplice vetrina lo spazio espositivo arriva qui ad ampliarsi comprendendo l’interno dell’intero negozio prolungando ulteriormente il percorso espositivo e trasformando il negozio stesso in una vetrina, o in un prolungamento della strada.
Contemporaneamente ai negozi, la ricerca si focalizza sulla progettazione di stand fieristici, principalmente realizzati per la ditta di cappelli di Alessandria Borsalino. Come per i negozi e le vetrine, si evidenzia qui un continuo slancio volto alla ricerca di sfondi e spazi sempre più affascinanti per gli oggetti esposti. Gli stand sono l’ambito di una sperimentazione attenta, in cui la maestria di Gardella è in grado di trasfigurare lo spazio creando nuove forme di relazione tra esistente e nuovo. Coerentemente alle idee espresse per gli spazi commerciali, l’architettura riferita agli allestimenti fieristici ritrova l’oggetto come elemento centrale attorno al quale lo spazio si dilata in funzione di una sua maggiore esaltazione. Tra gli esempi più significativi vi è l’allestimento per lo Stand Borsalino del 1952, lo spazio espositivo è suddiviso in due parti distinte che si confrontano e ritrovano unità coinvolgendo lo spazio di circolazione interposto tra esse. Il percorso espositivo entra all’interno dello stand e partecipa con esso alla definizione di una forma geometrica definita e riconducibile alle scomposizioni geometriche dei fondali. In molti casi la progettazione diviene più sintetica e astratta e il ruolo centrale viene attribuito all’oggetto esposto. Il lavoro di Gardella arriva allora fino alla definizione attenta del supporto espositivo, elemento che definisce il percorso, come accade nell’allestimento, sorprendente e quasi surreale, per lo stand Borsalino del 1964. L’unicità dei differenti luoghi e contesti in cui lo spazio di esposizione si colloca, viene tradotta in differenti declinazioni progettuali, creando soluzioni che avranno un ruolo importante sulla scena espositiva delle Fiere Campionarie, eleganti allestimenti che pongono l’oggetto da esporre come protagonista della scena. La progettazione parte dallo spazio e arriva ad occuparsi di ogni singolo oggetto, la tecnica investe completamente il progetto e s’identifica interamente con il processo artistico dell’architettura, avendo per fine la qualità estetica delle forme (Argan, C. 1959).
La ricerca mostra come tutti gli elementi che concorrono alla definizione dello spazio del negozio e dello stand si pieghino ad amplificare questi concetti-guida, queste forme-idea, grazie specialmente al disegno e al suo uso in fase di studio, raggiungendo un risultato ricco ma insieme straordinariamente sintetico e unitario. Una ricerca impegnativa che richiede attenzione e rigore nello studio dei documenti e che molto si avvale del confronto e della consulenza di tutti i ricercatori al momento coinvolti. Uno studio che mostra, nella sua essenza, la grande coerenza tra opera analizzata e idea d’architettura e di qualità ben espressa nella lezione tenuta da Ignazio Gardella presso la Graduate School of Design di Harvard nel 1985 in cui egli mostra tutto il suo disinteresse per le definizioni o le affiliazioni a diversi movimenti o tendenze della sua architettura; sottolineando come l’unico fattore veramente importante sia la qualità di ogni architettura (Gardella, I. 1998).



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