Seminario di Valserena 3 - Call for Partecipation - Deadline 29 marzo 2026

2026-02-20
Il Seminario di Valserena

 

I Seminari di Valserena nascono dalla collaborazione tra alcuni docenti delle Scuole di Architettura delle Università di Parma e di Bologna, e vengono inaugurati nel 2024 con il convegno dal titolo La questione architettonica del suolo nel tempo dello spazio relativo: un problema di messa in ordine? (atti Mimesis 2025) poi con la seconda edizione nel 2025 dal titolo Figura e Controfigura in Architettura, che ha avuto luogo nell’Aula Magna della Biblioteca Malatestiana di Cesena. La terza edizione propone ora il tema Ontologia urbana dell’architettura per l’appuntamento previsto presso lo CSAC all’Abbazia di Valserena il 23 e 24 ottobre 2026. Si tratta di un incontro, sotto forma seminariale, tra docenti della composizione architettonica e urbana, cioè afferenti a quel settore della disciplina architettonica maggiormente responsabile dei significati e delle funzioni delle forme dello spazio progettato, chiamati a riflettere in profondità ma con una visione aperta sui meccanismi concettuali che condizionano la filosofia del progetto sub specie architettonica nel divenire storico. Un’occasione questa per promuovere le prese di posizione e quindi di reale confronto su problemi di natura teorica da parte di coloro che non rinunciano, all’interno delle scuole italiane ed europee di architettura, a riconoscere la responsabilità del pensiero nel determinarsi di un’arte destinata ad essere applicata nel concreto materiale della sua costruzione trans-scalare, tra edificio, città e territorio.  

Incipit tematico

 

Il titolo del Seminario pone innanzitutto la domanda se sia possibile un “discorso dell’essere” in senso urbano dell’architettura (lògos, discorso, ed  ὄντος, dell'essere). Cioè di una architettura, intesa come unità autonoma compiuta, che nella sua essenza formale sia portatrice del significato della città. Questione da porsi su un piano non ideale, assoluto, date le caratteristiche dell’architettura come entità calata nel reale e attraverso differenti modalità di rapporto con la città reale o l’idea di città. Una prima interpretazione ci viene da Aldo Rossi quando, forse per primo, pone la questione già nel titolo del suo famoso saggio: “L’architettura della città”. Un “della” che possiamo intendere nel senso dell’appartenere alla città, poiché la singola architettura si rivela attraverso un progetto finalizzato al costruirsi e al radicarsi in essa, quando cioè la città arriva di fatto a condividere semanticamente oltre che fisicamente ogni architettura. Quindi la città, secondo questo esito del comporsi, è assumibile ad un'unica grande architettura attraverso un palinsesto storico da cui ricavare costanti di carattere che ne strutturano l’identità. Lo stesso Rossi in premessa: “La città, oggetto di questo libro, viene qui intesa come architettura”. Infatti, la realtà urbana è fatta di architetture ma al tempo stesso ne prescinde realizzando la città una propria entità morfologica e funzionale sino ad una definizione identitaria coinvolgente la civitas, oltre che la polis, che fa della cittadinanza - come sosteneva il filosofo tedesco Johann Herder, uno dei padri dell'identità culturale europea – il linguaggio stesso della propria città e dell’ “ame del’âme del cité” le ragioni della sua intersoggettività.

Ma se invece, speculando per sollecitare risposte da parte degli invitati al tema seminariale, invertiamo i termini del titolo di Rossi, la condizione di appartenenza può cambiare in quanto “La città dell’architettura” alluderebbe a quanto del carattere urbano, nella sua multiforme espressione formale, può trovare un ruolo intrinseco all’architettura, cioè ne condizioni in tutto o in parte la sua struttura spaziale, la peculiarità tipologico distributiva, le logiche funzionali e, non da ultimo, l’esperienza del soggetto abitante rispetto ad un paesaggio che da esterno si fa interno secondo analoghi meccanismi visivi. Il citatissimo quadro del San Girolamo di Antonello da Messina risulta essere un manifesto figurato di tale mutuazione tra lo spazio architettonico e quello urbano, tra un dare e avere analogico di straordinaria evidenza. L’esperienza archetipica è vasta in tal senso, dai grandi complessi imperiali e reali del mondo classico, all’epopea abbaziale a cominciare dal modello più volte citato da Canella dell’Abbazia di San Gallo per non parlare dei concentrati dell’incastellamento, sino agli apparati rinascimentali di uso civile, tra tutti l’ospedale, e così via per arrivare ai grandi dispositivi delle tipologie di servizio pubblico tra sette e ottocento e anche residenziali del ‘900. Un manifestarsi della morfologia urbana che sembrerebbero vivere già dentro il corpo dell’architettura. E la contemporaneità non è da meno in termini di analoghe esperienze pur nelle mutate condizioni. Una reciprocità che Giuseppe Samonà ha saputo d’altra parte coltivare attraverso una ricerca teorica e progettuale volutamente unitaria quale antidoto a forme di determinismo specialistico e di positivismo ingenuo. Questa condizione di variegata caratterizzazione urbana intrinseca alla forma, a partire dall’impianto, dell’architettura non è però sempre conciliata con la città reale, quella di cui fa geograficamente parte. E’ il caso dell’Unité d’abitation di Le Corbusier che, come ci ricorda Semerani citando Samonà, soffre del limite prototipale dell’essere città in se, così da renderla autoreferente rispetto al contesto urbano in cui è inserita. Per altri versi anche il caso del Beaubourg (Cittàbella), ad esempio, rappresenta un’architettura che metabolizza, condensandola, una complessità tipicamente urbana ma contraria ai caratteri formali della città di specie, cioè di quella parte del centro storico di Parigi. L’ontologia urbana dell’architettura si presta quindi a far emergere interpretazioni controverse rispetto al rapporto architettura – città nella struttura stessa dell’architettura, sino a poter ricreare una città dentro l’involucro architettonico indifferente rispetto alla città reale secondo Koolhaas anziché MVRDV o simulacrale e scenografica se pensiamo alla tipologia di molti centri commerciali. In questo quadro il ruolo della tipologia è ovviamente privilegiato nell’indagine critica per come sia capace, nella sua chiarezza dispositiva, di rivelare il tasso di significato urbano e la sua qualità funzionale e formale. Una tipologia che si fa carico del divenire storico e delle dinamiche strutturali e culturali che la determinano nei differenti contesti urbani dove il ruolo della città varia rispetto allo spazio territoriale, alle dinamiche di uso del territorio, ad una dimensione urbana attraversata oggi dai fenomeni del mondo virtuale cresciuti nel clima della globalizzazione. A maggior ragione, in questo relativismo crescente e contraddittorio dello spazio insediativo, ci possiamo domandare se per l’architettura coinvolgere i caratteri della città (quale città?) nella propria struttura, quindi in senso ontologico, possa costituire un presupposto decisivo della propria affermazione. E qui si inseriscono anche le variabili delle sfere pubblica e privata dell’architettura, sia rispetto al variare delle funzioni collettive e non di meno di quelle abitative. In ogni caso, come a Polesello preme rammentare, ”la città è stata assunta come luogo di origine e di ritorno per l’esperienza della progettazione architettonica”  e quindi pare utile ricercare in questo percorso quanto rimane, si deposita e si radica di urbano all’interno di ogni architettura, quanto e come possa essere appunto urbana l’ontologia di ogni architettura.

 

Partecipazione alla call

 

La partecipazione al Seminario di Valserena 3 è aperta a studiosi di architettura nazionali ed internazionali. Da questa prossima edizione si prevede di invitare anche 6 relatori, in particolare giovani studiosi, individuati tra i partecipanti alla procedura aperta di selezione rispetto ai 18 relatori complessivi, di cui 12 direttamente invitati tra studiosi e architetti di chiara fama che, negli ultimi anni, si sono occupati del tema prescelto attraverso ricerche teoriche e progetti.

 

La selezione è strutturata in un’unica fase dove si richiede ai partecipanti di caricare sulla piattaforma un file Word contenente una sintesi di 2.000 caratteri della proposta di intervento, 5 parole chiave e la biografia dell’autore/i con i dati per i contatti del caso.

Tali testi sono da scrivere direttamente nel Template Word scaricabile dalla piattaforma.

 

Le proposte dovranno essere inedite, frutto di un’interpretazione di natura critico teorica originale, attraverso la ricerca compositiva nelle sue molteplici modalità, anche in parte avvalendosi di esperienze già svolte ma riportate coerentemente nell’economia di indagine del tema proposto. Per meglio chiarire questo approccio, teso a restituire al meglio gli obiettivi di ricerca posti dal Seminario, i promotori si riservano di contattare direttamente gli studiosi selezionati al fine di un reciproco chiarimento sulle caratteristiche dei contributi attesi.

 

La selezione delle proposte è a cura dei promotori e organizzatori del Seminario Prof.ri Carlo Quintelli, Lamberto Amistadi, Enrico Prandi, Carlo Gandolfi.

 

 

Scadenze

 

L’upload della proposta va effettuato entro e non oltre il 29 marzo 2026.

In  sintesi:

- 20 febbraio lancio del bando di selezione

- 29 marzo data di caricamento delle proposte

- 21 aprile comunicazione degli esiti della selezione

- 23-24 ottobre partecipazione al Seminario

- 15 febbraio consegna intervento scritto per la pubblicazione degli atti.

 

Modalità di partecipazione al Seminario

 

Gli interventi, da parte dei relatori direttamente invitati e dei partecipanti selezionati attraverso la call, dovranno avere una durata di 20 minuti con l’eventuale apporto di immagini in PPT.

Ogni intervento verrà posizionato nel programma della due giorni, in una delle tre sessioni, secondo logiche di complementarietà tematica.

E’ prevista la restituzione degli atti nella collana Mimesis “Seminari di Valserena” con uscita entro la quarta edizione del Seminario ad ottobre 2027.

A tutti i partecipanti si richiede la presenza continuativa durante le tre sessioni del seminario (da venerdì 23 ottobre primo pomeriggio a sabato 24 tarda mattinata).

E’ prevista la copertura delle spese di ospitalità ad esclusione di quelle di viaggio.

Info: redazione@famagazine.it

 

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