Seminari di Valserena: 3^ edizione 2026. Ontologia urbana dell'architettura. Parma 23-24 ottobre 2026

2026-10-20

L’iniziativa

I Seminari di Valserena, nati dalla collaborazione tra le Scuole di Architettura delle Università di Parma (Dipartimento di Ingegneria e Architettura) e di Bologna (Dipartimento di Architettura), nelle persone dei professori Carlo Quintelli, Enrico Prandi, Carlo Gandolfi e Lamberto Amistadi, vengono inaugurati nel 2024 con un convegno dal titolo La questione architettonica del suolo nel tempo dello spazio relativo: un problema di messa in ordine? (atti Mimesis 2025); a cui segue la seconda edizione nel 2025 dal titolo Figura e Controfigura in Architettura (atti Mimesis 2026), che ha avuto luogo nell’Aula Magna della Biblioteca Malatestiana di Cesena, propongono ora il tema Ontologia urbana dell’architettura per il convegno previsto presso lo CSAC all’Abbazia di Valserena il 23 e 24 ottobre 2026.

Alla terza edizione il Seminario di Valserena rappresenta un punto di riferimento nazionale per il confronto teorico tra docenti della composizione architettonica e urbana (CEAR-09/A), cioè afferenti a quel settore della disciplina architettonica maggiormente responsabile dei significati e delle funzioni delle forme dello spazio progettato, chiamati a riflettere in profondità ma con una visione aperta sui meccanismi concettuali che condizionano la filosofia del progetto sub specie architettonica nel divenire storico.

Il tema dell’edizione 2026

Il titolo pone innanzitutto la domanda se sia possibile un “discorso dell’essere” in senso urbano dell’architettura (λόγος, discorso, ed ὄντος, dell’essere). Cioè di una architettura, intesa come unità autonoma compiuta, che nella sua essenza formale sia portatrice del significato della città. Questione da porsi su un piano non ideale, assoluto, date le caratteristiche dell’architettura come entità calata nel reale e attraverso differenti modalità di rapporto con la città reale o l’idea di città. Una prima interpretazione ci viene da Aldo Rossi quando, forse per primo, pone la questione già nel titolo del suo famoso saggio: “L’architettura della città”. Un “della” che possiamo intendere nel senso dell’appartenere alla città, poiché la singola architettura si rivela attraverso un progetto finalizzato al costruirsi e al radicarsi in essa, quando cioè la città arriva di fatto a condividere semanticamente oltre che fisicamente ogni architettura. Quindi la città, secondo questo esito del comporsi, è assumibile ad un’unica grande architettura attraverso un palinsesto storico da cui ricavare costanti di carattere che ne strutturano l’identità. Ma se invece invertiamo i termini del trattato di Rossi, la condizione di appartenenza può cambiare in quanto “La città dell’architettura” alluderebbe a quanto del carattere urbano, nella sua multiforme espressione formale, può trovare un ruolo intrinseco all’architettura, cioè ne condizioni in tutto o in parte la sua struttura spaziale, la peculiarità tipologico distributiva, le logiche funzionali e, non da ultimo, l’esperienza del soggetto abitante rispetto ad un paesaggio che da esterno si fa interno secondo analoghi meccanismi visivi. Il citatissimo quadro del San Girolamo di Antonello da Messina risulta essere un manifesto figurato di tale mutuazione tra lo spazio architettonico e quello urbano, tra un dare e avere analogico di straordinaria evidenza. Questa condizione di variegata caratterizzazione urbana intrinseca alla forma, a partire dall’impianto, dell’architettura non è però sempre conciliata con la città reale, quella di cui fa geograficamente parte. L’ontologia urbana dell’architettura si presta però a far emergere interpretazioni controverse rispetto al rapporto architettura – città nella struttura stessa dell’architettura, sino a poter ricreare una città dentro l’involucro architettonico indifferente rispetto alla città reale secondo Koolhaas. A maggior ragione, in questo relativismo crescente e contraddittorio dello spazio insediativo, ci possiamo domandare se per l’architettura coinvolgere i caratteri della città (quale città?) nella propria struttura, quindi in senso ontologico, possa costituire un presupposto decisivo della propria affermazione. In ogni caso, citando Polesello, è importante rammentare che “la città è stata assunta come luogo di origine e di ritorno per l’esperienza della progettazione architettonica” e quindi pare utile ricercare in questo percorso quanto rimane, si deposita e si radica di urbano all’interno di ogni architettura, quanto e come possa essere appunto urbana l’ontologia di ogni architettura.

I partecipanti

Il Seminario di Valserena 2026 ha programmato gli interventi dei conferenzieri al pomeriggio e alla sera di venerdì 23 e alla mattina di sabato 24 ottobre. Il pubblico atteso è quello accademico, inteso in senso estensivo con il coinvolgimento dei Dottorati di ricerca e della componente studentesca. Risulta di sicuro interesse anche per quei professionisti architetti e operatori culturali che intendono approfondire contenuti non sempre disponibili nel sistema formativo e mediatico dell’architettura. I relatori invitati sono 23 a cui si aggiungono tre presidenti di sezione. Provengono, oltre che dagli atenei di Parma e Bologna, dalle università di Roma La Sapienza, Politecnico di Milano, IUAV Venezia, Ferrara, Politecnico di Bari, Firenze, San Raffaele Milano, Trento, Genova, Politecnico di Torino, Roma 3.

Anche per questa prossima edizione, dove verrà presentato il volume relativo ai lavori di Valserena 2025, è prevista la restituzione degli atti nella collana Mimesis “Seminari di Valserena” con uscita prevista entro la quarta edizione del Seminario ad ottobre 2027.

Il Seminario di Valserena 2026, oltre alla consueta collaborazione con CSAC dell’Università di Parma, vede il patrocinio del Comune di Parma, la collaborazione con Ordine Architetti di Parma, InArch Emilia Romagna, Archicittà, i media partner FAM e LIA e il contributo di Fondazione Monteparma.

Mail info: ual@unipr.it

 

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