Aleksei Lashkov, Meri Pepanyan
Il titolo è un riferimento all'articolo del 1973 di Ettore Sottsass Can it be tried somehwere? (orig. C'è un posto dove provare?), pubblicato nello stesso numero di Casabella che introduceva Global Tools.1 Quella domanda, posta in un momento di radicale sperimentazione pedagogica, continua a risuonare ancora oggi. Questo testo la estende in una geografia e in un'urgenza diverse, chiedendosi come tale sperimentazione possa manifestarsi a Yerevan. Uno dei modi in cui abbiamo cercato di rispondere a questa domanda è attraverso la Library for Architecture (LFA).2 Il testo riflette sulla LFA non come modello, ma come lente per interrogare le modalità di circolazione del sapere e il significato di imparare l'architettura in modo diverso.
LFA è nata come reazione al desiderio di ricerca di modalità più aperte, collaborative e process-driven di confrontarsi con l'architettura. Invece di imitare la forma di una scuola tradizionale, cerca di proiettare il proprio nucleo sociale — le persone, le reti — in uno spazio fisico e virtuale. Ambisce a operare come una macchina educativa ibrida: uno spazio fisico e digitale costituito da persone, conversazioni e autoapprendimento. Vogliamo attivarlo come uno «spazio di coinvolgimento, un accadere continuo», secondo la definizione di Leonardo Savioli e Adolfo Natalini: un luogo in cui presenza e processo, forma e teoria, collaborano. Per noi, l'elemento fondamentale è la rete costituita dalle persone. Lo spazio stesso è una proiezione di questa rete, in cui libri, conversazioni e workshop danno forma a processi culturali. È un'interfaccia tra realtà locali e collettive, plasmata da una comunità piccola ma complessa. Lo abbiamo immaginato come uno spazio di trasmissione non gerarchica del sapere: non è una scuola nel senso tradizionale.
La Library for Architecture (LFA) si trova in un cortile nel centro di Yerevan, nell'ex casa degli architetti Freidun e Armen Aghalyan. Il piano terra è aperto al pubblico: comprende una sala biblioteca con oltre 460 libri, dove si svolgono incontri e discussioni di vario tipo (Fig. 1), e una cucina con tutte le dotazioni essenziali. Sullo stesso livello si trova il laboratorio di modellistica nel garage (Fig. 2), aperto a studenti e professionisti che vogliono costruire modelli e apprendere attraverso sessioni introduttive quindicinali. Anche il giardino ospita diverse attività, dai workshop con studenti alle discussioni all'aperto quando il clima lo consente (Fig. 3, Fig. 4).
Il quartiere è vivace e circondato da istituzioni culturali. Tra gli anni Trenta e Settanta era abitato quasi interamente da architetti, pittori e figure culturali. Freidun Aghalyan partecipò alla suddivisione dei terreni dell'area, allora considerata periferia di Yerevan. Oggi è il centro, ed è qui che vive LFA.
LFA ha come cofondatori 12 studi di architettura3 attivi in Armenia. Nel primo anno, il 2023, l'idea era di rendere la biblioteca un centro per la comunità architettonica. Da qui è nato il concetto di un programma pubblico di 12 mesi (Fig. 5), ognuno dei quali curato da uno dei cofondatori: un modo efficace per presentare LFA al pubblico.
Quest'anno gli obiettivi sono cambiati. Studenti e professionisti conoscono ormai la biblioteca: ogni giorno gruppi di persone vi si recano per lavorare, leggere, prendere un caffè. L'attenzione si è quindi spostata sull'ampliamento della rete e sul rafforzamento della componente di ricerca. Abbiamo mantenuto il formato dei "12 mesi", ma ora ogni cofondatore invita un collaboratore a co-curare il mese, con due eventi pubblici e un tema. Questi temi esplorano diverse forme di "shape", combinando testo e forma, ma soprattutto riflettono il nostro interesse per lo studio della realtà armena contemporanea.
Attraverso la ricerca volevamo catturare un'istantanea del presente: cosa sta accadendo, cosa è rilevante, chi sta facendo cosa. Questa intenzione ha orientato i nostri progetti e il desiderio di espandere la comunità, per comprendere chi sia oggi la comunità architettonica e urbana armena.
La componente educativa di LFA risiede nello spazio stesso, negli eventi e nelle discussioni. Quando gli studenti scelgono di apprendere ed entrano in questo ambiente di autoapprendimento, entrano nella nostra "trappola" di emancipazione, costruita con cura e continuamente intrecciata da temi, eventi e dalla stessa rete che cresce attorno alla biblioteca.
La semplice domanda "cosa possiamo offrire?" ci ha portato a riflettere profondamente sull'educazione architettonica in Armenia, aprendo un complesso percorso tra diversi sistemi e teorie educative. Quello che era nato come un istinto si è trasformato gradualmente in un'intenzione, man mano che iniziavamo a studiare i movimenti pedagogici radicali.
È interessante rileggere le teorie degli anni Cinquanta e Sessanta, molte di queste emersero da grandi trasformazioni storiche, e colpisce il fatto che continuiamo a ritornarvi. Il movimento radicale nasceva da profondi cambiamenti globali, in un periodo segnato da una resistenza condivisa alle autorità istituzionali, burocratiche e capitalistiche.4 Le idee principali riguardavano la necessità di modelli di apprendimento più aperti e orizzontali, approcci sperimentali e l'opposizione ai sistemi istituzionalizzati. In tutto il mondo si svilupparono esperienze alternative di apprendimento, alcune effimere, altre più durature. Non sono riferimenti nostalgici, ma segnali di un'urgenza crescente verso approcci sperimentali, aperti e non gerarchici.
Ci siamo quindi chiesti: perché riprendere oggi queste teorie, soprattutto nel contesto armeno? A livello globale, questi temi stanno tornando centrali di fronte alle rapide trasformazioni tecnologiche, in particolare legate all'intelligenza artificiale. La domanda "come possiamo procedere con l'educazione?" è ormai parte del dibattito internazionale.
In Armenia, oltre ai cambiamenti tecnologici, pesa una forte dimensione geopolitica. Il paese ha fatto parte dell'Unione Sovietica per circa settant'anni. L'educazione architettonica era altamente istituzionalizzata e gerarchica, profondamente patriarcale, con un approccio individualista al progetto e una forte enfasi tipologica. Dopo il crollo, il paese sembra sospeso in una zona di inerzia: elementi del sistema sovietico persistono, ma senza il sistema stesso. I cambiamenti avvengono lentamente, le istituzioni si adattano con difficoltà, e la situazione geopolitica complica ulteriormente il quadro.
Il panorama architettonico riflette queste trasformazioni. Non è raro che individui e piattaforme si interroghino su cosa possa essere diverso e su come procedere. Fin dal principio ci interessava osservare come emergono scene di apprendimento in altre realtà post-sovietiche.
Ricordiamo diverse forme di sperimentazione educativa: Strelka, che ha sospeso le attività a causa della guerra; la Kharkiv School of Architecture, scuola indipendente nata in risposta a cambiamenti sociali e politici; il TUMO Center for Creative Technologies, programma gratuito basato sull'autoapprendimento con sedi diffuse in Armenia. Tuttavia, all'interno delle istituzioni, l'educazione architettonica rimane tecnica, limitata e carente di approcci collaborativi o interdisciplinari. Il discorso critico è scarso.
In Armenia, la formazione architettonica ruota principalmente attorno alla National University of Architecture. Strutturalmente, poco è cambiato dall'epoca sovietica: il sistema resta gerarchico e verticale. Esistono tre dipartimenti — Architettura, Urbanistica e Restauro — ma, pur trovandosi sullo stesso piano, lavorano separatamente e restano isolati. I progetti degli studenti non sono organizzati per studio ma per dipartimento, senza un reale dialogo tra le aree, che sarebbe invece altamente formativo. Molto dipende dall'iniziativa dei singoli docenti, che però operano entro limiti precisi.
Questa struttura mantiene la gerarchia e lascia poco spazio alla sperimentazione. I brief restano legati a tipologie astratte e scollegate dalla realtà. Ciò che manca è un'apertura verso il reale: un ambiente più libero, in cui gli studenti possano muoversi con maggiore autonomia, non rigidamente modellati da vincoli. Un luogo dove possano coesistere molte voci, sostenuto da una rete stabile, un programma pubblico educativo, proiezioni, discussioni e una comunità in crescita. Qualcosa che integri il sistema esistente offrendo un altro modo di apprendere.
Una delle osservazioni più interessanti nel contesto armeno richiama ciò che Paulo Freire definiva «sistema bancario»5: gli studenti sono considerati destinatari passivi, con poco spazio per il dubbio e la critica. Molti, percependo questo limite, cercano formazione post-laurea all'estero. Esistono eccezioni, in crescita, ma il problema strutturale rimane.
È qui che LFA diventa un piccolo agente di cambiamento. La sperimentazione educativa si manifesta attraverso progetti come il Live Archive o il Collective Reader. Il Collective Reader è nato come evento all'interno del BOOKUBORAN litfest al WoodsCenter: i partecipanti sceglievano un libro dalla biblioteca, selezionavano un frammento e iniziavano a tradurlo in armeno (Fig. 6). Circa trentacinque persone hanno contribuito, traducendo brani da venti libri diversi (Fig. 7). È stato un esperimento piccolo ma significativo: quando le condizioni sono favorevoli, le persone vogliono partecipare, contribuire, portare la propria voce in un processo condiviso. Ha confermato che l'apprendimento può avvenire in modo collettivo e silenzioso, senza istruzioni, semplicemente attraverso il fare insieme. Questi esperimenti mostrano come il sapere possa circolare diversamente: attraverso la presenza, la curiosità, l'azione.
Il Live Archive è un'altra iniziativa in corso, lanciata pubblicamente nel dicembre 2025, che ha contribuito a ridefinire la nostra idea di apprendimento. Raccoglie ricerche sull'architettura e gli studi urbani in Armenia, riunendo materiali spesso dispersi tra istituzioni, paesi e lingue. È diventato un altro modo di costruire una rete, non attraverso eventi ma tramite l'atto del raccogliere. Accostando questi materiali emergono connessioni, lacune e direzioni di pensiero. L'archivio ci ha mostrato quanta conoscenza esista già e quanto possa accadere quando diventa visibile a una comunità.
Un altro esperimento è stato legato all'idea di architettura sociale, nel contesto della Triennale Milano. All'interno del tema dell'"architettura (ordinaria)", LFA ha lanciato una open call per artisti e architetti, invitandoli a rappresentare un oggetto che, a loro avviso, rifletta l'architettura ordinaria della Yerevan contemporanea. Il processo ha aperto molte domande e prospettive sulla realtà architettonica della città, generando un discorso continuo su ciò che solitamente viene dato per scontato o resta invisibile. Per noi, questo stesso processo è diventato un momento educativo: partecipare a una riflessione condivisa su temi reali e attuali, contribuendo a una comprensione collettiva della città.
Can it be tried in Yerevan? Pensiamo di sì, ma con una chiara consapevolezza di cosa significhi quel "it". Per noi, la chiave è la comunità, e il lavoro con essa in tutte le sue dimensioni: comunità architettonica, studenti e pubblico. Vogliamo diventare un luogo di incontro tra questi tre livelli. I nostri programmi e progetti vanno in questa direzione. LFA non può né vuole sostituire una scuola: cerca piuttosto di essere un meccanismo di supporto, uno spazio di autoapprendimento che faciliti discussioni e ricerche guidate dalla comunità. La nostra definizione evolverà nel tempo. Per ora, non intendiamo opporci alle istituzioni, ma introdurre approcci alternativi e ampliare il dibattito all'interno della comunità.
1 Borgonuovo V., Franceschini S. (2021) – "The Tools of a Possible School". In Global Tools 1973–1975: When Education Coincides with Life, a cura di Franceschini S. e Borgonuovo V., NERO Editions, Roma, pp. 15–35. ↩
2 Library for Architecture (LFA) è una associazione non-profit armena fondata nel 2023. ↩
3 I 12 cofondatori della LFA sono: d'Arvestanots, SP2, tl bureau, Tarberak, Storaket, Karen Balyan, Electric Architects, STOHA, snkh., Meganom*, DAAP, and auditoria*. ↩
4 Colomina B., González Galán I., Kotsioris E., Meister A.-M. (2018) – Towards a Radical Pedagogy, no. 02, Edinburgh College of Art, Edinburgh. ↩
5 Freire P. (1970) – Pedagogy of the Oppressed, tradotto da Myra Bergman Ramos, Continuum, New York. ↩
Fig. 1 – Mutual Interview, programma 12 mesi, LFA. Foto di Mitya Lyalin.
Fig. 2 – Garage Modeling Workshop. Foto di Anna Prilutskaya.
Fig. 3 – Talk pubblico "Method". Foto di Mitya Lyalin.
Fig. 4 – Workshop 1:1, LFA. Foto di Mitya Lyalin.
Fig. 5 – Poster del programma LFA 12 mesi, di Dana Smagina.
Fig. 6 – Processo del Collective Reader LFA. Foto di Mitya Lyalin, scattata durante il BOOKUBORAN LitFest al Woods Center, 2025.
Fig. 7 – LFA Collective Reader, zine di Dana Smagina, 2025.