Sperimentazioni al confine.
Stazione Rogers, dialoghi tra le discipline

Thomas Bisiani


Fig. 1
Fig. 2
Fig. 3
Fig. 4

Il 2 ottobre 2008 si apre la retrospettiva dal titolo BluMare. Ernesto N. Rogers, architetto a Trieste. Un'esplorazione dei progetti redatti tra gli anni Trenta e Sessanta da Rogers per la sua città. Vengono esposti tra lastre trasparenti e piedistalli cubici – che evocano l'ordinamento del MASP di San Paolo – oggetti, disegni originali, documenti inediti e un curioso prestito dei Civici Musei Scientifici, il corpo naturalizzato di un esemplare di delfino (Tursiops truncatus) sospeso a soffitto. Trova posto nell'allestimento anche la ricostruzione, attraverso una serie di plastici, della III Mostra del Mare realizzata a Trieste nel 1935. Teatrini appositamente predisposti che ripropongono ambienti e visioni della mostra di cui settant'anni prima, Rogers aveva curato la direzione artistica poco lontano, alla Stazione Marittima lungo le Rive. Con questa iniziativa, curata da Giovanni Fraziano e Luciano Semerani, si inaugura Stazione Rogers.

Il luogo non è casuale, Stazione Rogers stessa è una parte costitutiva della mostra. «Piccolo gioiello dell'architettura moderna» (Semerani 2017, p. 69) e lavoro corale dei BBPR, è una ex stazione di servizio progettata tra il 1952 e il 1953 per la raffineria Aquila. Dopo anni di abbandono, nel 2006 il Comune di Trieste bandisce un concorso per affidarne la gestione. Luciano Semerani e Gigetta Tamaro, con il loro studio risultano vincitori, proponendo un restauro con «un'affettuoso rispetto per la concezione formale dell'opera» (Semerani 2017, p. 69), ma anche una destinazione radicalmente nuova per gli spazi dell'officina, destinati a divenire un centro culturale e di divulgazione.

L'intitolazione della Stazione a Rogers, vuole non solo rendere omaggio all'architetto, al figlio illustre della città e al Maestro apprezzato a livello internazionale, ma soprattutto intende riconoscere il valore dell'intellettuale, oltre che la stima e il legame che questo aveva con l'ambiente culturale di Trieste. Rogers in questo senso, rappresenta un punto di riferimento di una tradizione di pensiero aperta. Un agire secondo le ragioni di un nuovo umanesimo, che oltre alla continuità, cioè la stratificazione verticale e trasparente del tempo, fuori da un divenire lineare, persegue l'ortodossia dell'eterodossia, un procedere caso per caso, con grande libertà nei rimandi culturali, ma anche l'appropriatezza, quale metro di bilanciamento e strumento di controllo delle scelte. Con lo stesso spirito opera Stazione Rogers, allo stesso tempo intervento architettonico sul piano materiale, ma anche iniziativa culturale, presieduta dal 2008 da Gigetta Tamaro, con passione ma anche con «intelligenza politica» (Semerani 2023, p. 88).

Dal punto di vista genealogico l'iniziativa di Stazione Rogers contribuisce a comporre un ideale trittico di esperienze, promosse in particolare da Luciano Semerani. Questo percorso origina dalla Galleria di Architettura della Fondazione Masieri, quale esempio di luogo vocato alla divulgazione del progetto, attraverso un programma di mostre che prende vita nel 1987. A questa farà seguito una iniziativa editoriale parallela, prossima all'attività espositiva della Galleria, ma anche autonoma nei contenuti, «Phalaris», giornale «inventato» (Bocchi 1995, p. 111) sempre da Semerani e che vede Giovanni Fraziano impegnato come caporedattore. Questi precedenti sono significativi, non tanto per certificare il pedigree di Stazione Rogers, quanto piuttosto per comprendere un atteggiamento culturale e scientifico nei riguardi della trasmissione dell'architettura, distinguibile in due rami.

Da una parte Semerani rivendica la propria opposizione nei confronti di un'architettura troppo generica e verso posizioni culturali appiattite o alla ricerca di equilibri convenienti. Si tratta di un'idea del fare cultura, operando selezioni, ponendosi anche in termini conflittuali con l'establishment e lo star-system, ma senza tuttavia scadere su posizioni dottrinali o ideologiche. Una riflessione attuata attraverso il continuo interrogarsi sul senso delle cose, con forme di dibattito sollecitate da posizioni eterogenee e spunti polemici, il cui obiettivo e la cui dimensione civile intende essere duplice e divergente, nella volontà di alimentare un'opinione pubblica consapevole e delle scuole di architettura responsabili.

D'altra parte, per sostenere queste posizioni è indispensabile ricercare una forma di autonomia. Ne sono testimonianza, l'occupazione degli spazi, all'epoca sostanzialmente inutilizzati, della Fondazione Masieri a Venezia, e la ricerca di quei finanziamenti privati che hanno poi sostenuto la pubblicazione e la distribuzione dei venti numeri di «Phalaris».

Una rivista di architettura sperimentale quindi, mutata nella forma e nella sostanza in giornale, e una galleria di architettura, che nella sua progressiva azione di accumulo di materiali e modelli costituirà poi il nucleo originario di quello che oggi è l'Archivio progetti dell'Università IUAV di Venezia.

Due spazi critico-formativi che assumono attraverso la loro forma caratteri diversi. Il primo si sostanzia in uno spazio editoriale, fortemente legato all'attualità, al qui e ora, con una vocazione divulgativa, che si offre nella sua forma effimera di giornale pubblicato tra il 1989 e il 1992, quale luogo di sperimentazione e originalità, dove prendere liberamente posizione sulle questioni dell'architettura e della città in modo disinvolto e senza eccessive cautele.

Il secondo invece, lo spazio dell'archivio, si caratterizza per la sua intrinseca longevità. Nato nel 1987, assume oggi la forma fisica di una rilevante infrastruttura di ricerca e di formazione scientifica di carattere istituzionale2, costituito da più di 80 fondi archivistici, collezioni e miscellanee, che alimentano una costante attività espositiva e la promozione di convegni, conferenze e pubblicazioni. Un archivio inteso come forma di conoscenza e interpretazione del passato, atto presupposto e necessario per alimentare la capacità trasformativa dell'architetto, in cui critica e azione sono momenti dello stesso atto che porta a «un certo modo di manipolare i materiali della storia nel processo creativo» (Marras 2018, p. 7).

Da queste due esperienze si possono identificare dei caratteri tipici, rilevabili anche nel progetto di Stazione Rogers, legati da una parte alla scelta critica dei contenuti, degli autori, dei progetti ospitati sotto varie forme e dall'altra la volontà di stabilire un rapporto il più possibile diretto, non mediato, del pubblico o dei visitatori con gli ospiti coinvolti e i materiali presentati. Ne deriva una dimensione tendenzialmente anti-accademica, non tanto come rifiuto del rapporto con l'istituzione universitaria, ma perché in opposizione logica e metodologica con quel modello culturale e pedagogico che riserva in via esclusiva all'università la produzione e la trasmissione della conoscenza.

In quest'ottica Stazione Rogers si attribuisce nel 2008 quale mandato la messa «in gioco, in un luogo a questo non deputato, una ex stazione di servizio, delle eccellenze che esistono a Trieste nel campo scientifico e in quello letterario con il mondo dell'architettura e delle arti» (Tamaro 2015, p. 11).

Iniziale sostenitore della proposta è la Camera di Commercio, che in particolare consente di finanziare i lavori di restauro dell'edificio di proprietà del Comune, che viene reso disponibile in concessione. Concorrono a sostenere il progetto culturale anche la Facoltà di Architettura, all'epoca di recente istituzione (1998), e la collocazione della Stazione, in contiguità con una ramificata rete di sedi che costituiscono il polo umanistico dell'Università di Trieste.

L'obiettivo culturale è la costituzione di un luogo d'incontro tra diversi ambiti del sapere – scientifico, letterario, architettonico e artistico – mettendo in dialogo le discipline e consentendo di superare forme di isolamento all'interno delle relative istituzioni di riferimento.

In questo quadro però Stazione Rogers rivendica anche un ruolo peculiare e apparentemente contraddittorio, identificandosi in particolare quale iniziale punto di contatto e scambio tra l'architettura e le scienze. Un rapporto certamente legato ad uno specifico carattere del luogo, a quella Trieste città della scienza, costruita attorno a istituzioni come l'International Centre for Theoretical Physics – ICTP, la Scuola Internazionale di Studi Superiori Avanzati – SISSA, o il centro di ricerca di Elettra Sincrotrone. Un rapporto e un interesse però che Stazione Rogers ha per una scienza anticonvenzionale, e che si manifesta in una serie di rapporti personali, come quello ad esempio tra Semerani e il fisico Budinich fondatore nel 1964 del ICTP, il quale sosteneva, «l'ambiguità del linguaggio scientifico, il procedere a salti e per folgorazioni, per niente regolare e consequenziale o men che meno meccanico, delle scoperte, delle intuizioni, delle teorie» (Semerani 1995, p. 29). Un rapporto esemplificativo di un modo di intendere, per Stazione Rogers, la ricerca scientifica e l'architettura come strumento di conoscenza del mondo, riconducibile anche alla dicitura dell'associazione costituita da Semerani e Tamaro fin dal 1999 e intitolata ad Ernesto Nathan Rogers «per l'avanzamento dell'architettura e delle scienze»3.

Non stupisce quindi che il primo ciclo di questi Dialoghi tra le discipline di cui la Stazione si rende promotrice sia, nel 2009, Scienza che passione, che riunisce illustri scienziati e biologi come Margherita Hack e Arturo Falaschi. Nasce così, con questa formula, anche una sorta di circolo culturale che ha saputo far convergere pensieri e approcci provenienti da ambiti disciplinari diversi, il cui obiettivo è consentire un avanzamento della conoscenza a partire da esperienze concrete. Una epistemologia della pratica legata ad un'etica del fare come forma di conoscenza.

Il ciclo degli incontri della passione, che prosegue poi negli anni successivi come un format (2009-2013), ha visto la partecipazione di figure di spicco della cultura, della scienza e dell'architettura. Incontri nei quali si è scelto di dare spazio a voci appassionate, mosse da un senso di forte urgenza verso le sorti dell'umanità e del pianeta.

Tra i protagonisti vi sono lo scrittore Paolo Rumiz, l'astrofisico Filippo Giorgi, il genetista Mauro Giacca, ma anche psicoanalisti e studiosi impegnati sul tema della condizione umana e dell'ambiente. Ovviamente nei vari cicli sono presenti anche esponenti della cultura architettonica italiana tra cui Antonella Gallo, Benno Albrecht, Pippo Ciorra4.

Dal punto di vista dell'architettura, particolare attenzione è stata dedicata agli esiti inediti di una serie di ricerche sulle composizioni architettoniche di Frank O. Gehry e Peter Eisenman americani, Joze Plečnik sloveno, Bogdan Bogdanovic serbo, Lina Bo Bardi naturalizzata brasiliana, Dimitri Pikionis greco, che testimoniano l'interesse di Stazione Rogers per quelle figure e quelle opere e quelle scuole che si distaccano dalla tradizione accademica, con particolare riferimento agli anni del coordinamento del Dottorato in Composizione architettonica a Venezia di Semerani e alle ricerche tra gli altri di Susanna Pisciella, Andrea Iorio e Tommaso Brighenti5.

Stazione Rogers ha così collaborato con importanti realtà culturali e accademiche, tra cui l'Università di Trieste, il Museo Revoltella, il Conservatorio Tartini e l'Università IUAV di Venezia. Sono nate mostre su temi architettonici e artistici come quella sul Cubo-Futurismo russo, su Miela Reina6, sui disegni inediti di Ernesto N. Rogers e su quelli dal campo di prigionia di Lodovico Barbiano di Belgiojoso. Così come hanno avuto luogo confronti che hanno coinvolto nomi come quello del regista Giorgio Pressburger, o del filosofo e allievo di Enzo Paci, Pier Aldo Rovatti.

Stazione Rogers ha proposto in totale sette cicli tematici, oltre a Scienza, Mano, Gioco, Dono, Cultura e per due volte Gaia, ciascuno dei quali ha approfondito aspetti fondamentali dell'esperienza umana: dal valore del fare manuale alla riflessione sui rapporti sociali. Sette cicli – che Gigetta Tamaro (2015, p. 11) fa corrispondere simbolicamente ai sette sistemi emotivi di base (ricerca, desiderio, gioco, cura, collera, paura, panico) individuati dai neurobiologi Lucy Biven e Jaak Panksepp – e che rappresentano un ideale cervello collettivo al servizio della comunità.

Fino alla sua scomparsa nel 2016, Gigetta Tamaro è stata l'anima di Stazione Rogers, «distributore di cultura» (Semerani 2017, p. 69), promuovendo in particolare, nell'ultimo periodo, una serie di incontri orientati ad indagare il rapporto tra architettura, cultura, politica, scienza ed economia, di cui non riuscirà a vedere la conclusione. Un approccio interdisciplinare, che richiama per analogia la «doppia pagina centrale» (Fraziano 2022, p. 11) dei numeri di «Phalaris» popolata, in questo caso, da contributi insoliti provenienti dal teatro, dal cinema, dalla poesia e dalle arti.

Dal 2017 la presidenza di Stazione Rogers passa a Giovanni Fraziano, che ne porta avanti con continuità le attività culturali, nel solco dei dialoghi tra le discipline7. Durante questa nuova fase si consolida il rapporto con l'Università di Trieste, che viene coinvolta direttamente nelle iniziative attraverso una convenzione, che identifica la Stazione quale centro di divulgazione umanistica dell'ateneo. Fanno seguito dei nuovi format come le Rogers Preview e i Rogers Shorts, narrazioni brevi e notturne programmate i martedì, rigorosamente alle 22, che si distinguono dalle consuete lezioni ex cathedra, richiamando le ragioni e il piacere del racconto.

Luciano Semerani continua a partecipare da protagonista alle iniziative. Vale la pena ricordare un suo intervento dal titolo Chi è Giotto?!, polemica a distanza per l'esclusione della figura di Rogers e degli architetti della sua scuola dalla mostra su Bruno Zevi organizzata al MAXXI nel 2018, oppure la presentazione de Il ragazzo dell'IUAV, autobiografia «non "scientifica"» (Bordogna 2020, p. 107), e ultimo evento della Stazione prima del lockdown. Così come la retrospettiva Luciano Semerani: pitture, allestita da Francesco Semerani8 e Giovanni Fraziano nell'estate del 2021, durante la quale Semerani annuncerà il «sequel» (Fraziano 2022, p. 160) della sua autobiografia, che uscirà postuma con il titolo di Stupor Mundi.

I dialoghi di Stazione Rogers iniziano così ad assumere una dimensione nuova, quando nel dicembre 2018, con l'etichetta di Rogers Eventi viene presentato Le poème de l'angle droit – per voce e immagini. Un progetto di Giuseppina Scavuzzo e Debora Antonini che propone come opera autonoma, attraverso la lettura di un attore e le immagini di un videomaker, il testo di Le Corbusier sulla base del principio che la poesia, grazie alla sua capacità di resistere all'usura del tempo, esemplifica con chiarezza come «niente sia trasmissibile se non il pensiero» (Le Corbusier 2008 [ed. orig. 1966], p. 9)9.

Stazione Rogers in questi ultimi anni inizia quindi a sviluppare nuove forme per i suoi contenuti che troveranno una particolare sintesi nei progetti tematici annuali Dante Hub (2021), Abitare Hub (2022), Community Hub (2023), Inclusive Design Hub (2024), ideati e realizzati sotto la direzione scientifica di Giovanni Fraziano.

Gli Hub, come i cicli della passione, affrontano la complessità dei fenomeni che l'attualità ci pone, ma si pongono anche l'obiettivo di offrire un'esperienza, cioè una conoscenza diretta, mediante il contatto coinvolgente con una specifica porzione di realtà.

I caratteri di novità degli Hub sono diversi e strutturali a partire dalla dislocazione e dalle forme assunte dagli eventi che non trovano più spazio solo alla Stazione Rogers, ma che spesso si svolgono extra moenia. Adriano Venudo ha tenuto una lezione-concerto mixata con brani musicali eseguiti dal vivo, nel parco del Museo Nazionale del Castello di Miramare. Si sono svolte dirette streaming, tra scienza e poesia, dall'International Centre of Theoretical Physics – ICTP. Un viaggio in treno, da Nova Gorica a Ljubljana via Jesenice, verso l'altro moderno di Joze Plečnik con lezioni in carrozza tra gli altri dell'architetto-artista Raj Pertot. Un dialogo tra un fisico e un lirico, con la studiosa di lingua e letteratura russa Margherita De Michiel al Center of Space Technologies Noordung di Vitanje, oppure la visita alla villa di Tito Macro, con degustazioni, nell'area archeologica UNESCO di Aquileia.

Elemento distintivo di molti appuntamenti diventa l'integrazione di performance di carattere teatrale che vedono spesso autrice e protagonista Sara Alzetta10. Come in Between the wall of science, un tentativo svolto nelle aule della Scuola Internazionale Superiore di Studi Avanzati – SISSA di abbattere i muri tra cultura scientifica e cultura umanistica. Oppure le passeggiate, intese come lezioni dal vero che vogliono offrire un'esperienza diretta e senza mediazioni, di autori e opere architettoniche, nei luoghi stessi in cui si svolgono gli incontri.

La grande differenza rispetto alla formazione accademica, sta tanto nella volontà di Stazione Rogers di offrire una condizione di zona franca collocata sui confini istituzionali dei saperi, quanto nella proposta di lezioni-spettacolo qui e ora. Come quando durante la conferenza stampa di presentazione del progetto Abitare Hub sono state declamate dall'attore Adriano Giraldi le Sentenze sulla casa di John Hejduk. Oppure in Metafisica di una pompa di benzina, sempre di e con Sara Alzetta, accompagnata ai disturbi e alle pietre dal fotografo Mario Sillani Djerrahian, è stata ripercorsa la storia ragionata di Stazione Rogers stessa. Le esplorazioni nell'ambito dei dialoghi tra le discipline proseguono attualmente lungo traiettorie diverse, come in Dialoghi tra intelligenze artificiali e naturali, svolti in phygital con alcuni umanisti digitali tra cui Lella Varesano e Giulio Lughi. Oppure, come con la recente Conversazione su Adolf Loos, altro dialogo di Giovanni Fraziano ma «fuori tempo e fuori luogo» (Teatro Miela 2024), che questa volta assume su un palcoscenico la scala di una vera e propria produzione teatrale nell'ambito della rassegna L'arte ac/cade a teatro.

Recentemente Andreas Kofler11 (2024, pp. 30-97) ha identificato otto esempi internazionali di case dell'architettura. Otto casi, tra i quali, accanto all'Arc en rêve di Bordeaux, il Teatro dell'architettura di Mendrisio o la Galerija Dessa di Ljubljana, troviamo anche Stazione Rogers.

Può stupire che una realtà così piccola e soprattutto liminare faccia parte di questa shortlist, tuttavia il confronto con queste prestigiose istituzioni della cultura architettonica rende espliciti almeno due aspetti che distinguono il profilo di Stazione Rogers da altre esperienze.

Il primo riguarda una ricerca pedagogica attraverso la sperimentazione continua di forme di trasmissione dell'architettura, e più in generale del pensiero, efficaci perché coinvolgenti. Forme che non si adagiano nella liturgia della mostra-conferenza, ma che tendono a conformarsi nell'evento o nella performance, a seconda teatrale, artistica, musicale e multimediale. Un'esperienza culturale quindi, capace di superare il modello del fruitore passivo e accessibile ad una categoria vasta di pubblico.

Il secondo aspetto riguarda la continua esplorazione dell'iterazione tra le discipline12. Un intento che Stazione Rogers si è data fin da subito, e che sta portando avanti da quasi vent'anni13. Un indirizzo che può apparire troppo vasto e che sembra esorbitare rispetto al tema della divulgazione della cultura architettonica. In realtà con questa scelta Stazione Rogers si assume l'onere di sopperire ad una debolezza strutturale della dimensione accademica. Una dimensione caratterizzata da un modello basato sulla separazione dei saperi, che è manifestazione di un ordinamento positivista della conoscenza e che oggi mostra forti segni di obsolescenza.

In questo quadro l'architettura è intesa come motore di un modello scientifico alternativo a quello dominante, secondo l'invito che Ernesto Nathan Rogers faceva ai suoi studenti quando diceva loro che «bisogna tradurre ogni disciplina in architettura» (Maffioletti 2009, p. 197).


Note

2 Attualmente il referente scientifico dell'Archivio Progetti è Giovanni Marras.

3 La dicitura è riportata, oltre che nelle richieste di contributi e finanziamenti ad Enti e Istituzioni, nel colophon del volume L. Semerani (a cura di), Gli incontri di Gaia e gli altri incontri. Stazione Rogers, Trieste.

4 Antonella Gallo, Benno Albrecht e Pippo Ciorra partecipano in particolare agli incontri dei due cicli Gaia che passione.

5 Susanna Pisciella e Andrea Iorio partecipano agli incontri dal titolo Architettura e identità culturali, Tommaso Brighenti a Vie e territori. Percezione e interpretazioni.

6 Miela Reina è una delle voci più importanti dell'arte triestina del secondo Novecento; con lei Gigetta Tamaro realizza "Il concerto", l'allestimento per la rassegna internazionale di musica elettronica a Palazzo Costanzi a Trieste nel 1969.

7 Le attività di Stazione Rogers sono possibili anche grazie all'operato di Laura Forcessini, che dagli inizi svolge l'importante ruolo di coordinatrice, e Gianni Peteani che supporta la logistica degli eventi e la comunicazione.

8 Francesco Semerani partecipa alla nascita di Stazione Rogers in qualità di Direttore Lavori del restauro. Opera finalista per la Medaglia d'Oro all'Architettura Italiana 2009.

9 «Rien n'est transmissible que la pensée», Le Corbusier, Messina B. (a cura di) (2008) – Mise au point, LetteraVentidue, Siracusa. Éditions Forces Vives. (Ed. orig. 1966).

10 Luciano Semerani nel primo capitolo di Stupor Mundi (2023, p. 9) ricorda Sara Alzetta e indica i suoi genitori, tra i vari personaggi ospitati nello studio di via San Giorgio a Trieste.

11 Andreas Kofler è curatore e vicedirettore artistico del Museo svizzero di Architettura – S AM di Basilea.

12 Recentemente (10 e 11 maggio 2024) Stazione Rogers ha ospitato il quarto incontro dei ricercatori RTDA e RTDB in Composizione architettonica e urbana, sul tema dell'interdisciplinarità. Bisiani T., Venudo A. (a cura di) (2024) – Seminario 3. Interdisciplinarità. Caratteri della ricerca in composizione architettonica. Maggioli, Santarcangelo di Romagna.

13 Successivamente alla stesura di questo saggio, il 10 ottobre 2025, Giovanni Fraziano è stato nominato Presidente Onorario di Stazione Rogers e sono entrati nel Consiglio Direttivo Giuseppina Scavuzzo, Adriano Venudo e Thomas Bisiani, rispettivamente con i ruoli di Presidente, Vicepresidente e Consigliere.


Bibliografia

BISIANI T., VENUDO A. (a cura di) (2024) – Seminario 3. Interdisciplinarità. Caratteri della ricerca in composizione architettonica. Maggioli, Santarcangelo di Romagna.

BOCCHI R. (1995) – "Phalaris e altre storie. Intervista con Luciano Semerani". Architettura Intersezioni, 1, 111-112.

BORDOGNA E. (2020) – "Il ragazzo dello Iuav". FAMagazine, [e-journal] 51, 104-107.

FRAZIANO G. (a cura di) (2022) – L'artista, il toro, il tiranno. EUT, Trieste.

KOFLER A. (2024) – "Sguardi oltre il confine. 8 casi studio internazionali". Turris Babel, 135, 30-97.

LE CORBUSIER, MESSINA B. (a cura di) (2008) – Mise au point, LetteraVentidue, Siracusa. Éditions Forces Vives. (Ed. orig. 1966).

MAFFIOLETTI S. (a cura di) (2009) – Il pentagramma di Rogers. Lezioni universitarie di Ernesto N. Rogers. Il Poligrafo, Padova.

MARRAS G. (2018) – Invenzione della continuità. Ernesto Nathan Rogers tra avanguardia e tradizione. CLEAN, Napoli.

SEMERANI L. (1995) – "Con tutto rispetto". Architettura Intersezioni, 1, 28-33.

SEMERANI L. (2017) – "Stazione Rogers". Firenze Architettura, 1, 64-71.

SEMERANI L. (2023) – Stupor Mundi. EUT, Trieste.

TAMARO G. (2015) – "I cicli della passione e l'attività di Stazione Rogers". In: L. Semerani (a cura di), Gli incontri di Gaia e gli altri incontri. Stazione Rogers, Trieste.

TEATRO MIELA (2024) – Conversazione su Adolf Loos. [online] Disponibile a: <https://www.miela.it/spettacoli/conversazione-su-adolf-loos/> [ultimo accesso 22 giugno 2025].