La rovina come museo del palinsesto del luogo. Il progetto di
ABDR per il Mausoleo di Augusto.
Rachele Lomurno
Fig.
1 - Rodolfo Lanciani, «Forma Urbis Romae», tavola
VIII. Mappa topografica di Roma, 1901
Fig.
2 - Ricostruzione del Mausoleo di Augusto (sinistra) e del giardino
Soderini (destra). Sulla base di Sistema Informativo Archeologico,
Sapienza Università di Roma, courtesy of Prof. Paolo Carafa
Fig.
3 - Planivolumetrico del progetto proposto da ABDR. Ridisegno critico a
cura dell’autore sulla base delle tavole di concorso.
Fig.
4 - Pianta quota archeologica del progetto proposto da ABDR con
sovrapposizione della ricostruzione del Mausoleo in epoca imperiale.
Ridisegno critico a cura dell’autore sulla base delle tavole
di concorso.
Fig.
5 - Pianta quota archeologica del progetto proposto da ABDR con
sovrapposizione della ricostruzione del tessuto urbano di epoca
rinascimentale. Ridisegno critico a cura dell’autore sulla
base delle tavole di concorso e della “Nuova pianta di
Roma” di Giambattista Nolli (1748).
Fig.
6 - Sezione trasversale del progetto proposto da ABDR. Ridisegno
critico a cura dell’autore sulla base delle tavole di
concorso. Si notino le due quote significative per il progetto: quella
del “museo del sepolcro di Augusto” e del
“nuovo giardino Soderini”
I luoghi
dell’Antico nella città stratificata mediterranea
«
Che cosa è il Mediterraneo? Mille cose insieme. Non un
paesaggio, ma innumerevoli paesaggi. Non un mare, ma un susseguirsi di
mari. Non una civiltà, ma una serie di civiltà
accatastate le une sulle altre, insomma, un crocevia antichissimo. Da
millenni tutto vi confluisce, complicandone e arricchendone la storia:
bestie da soma, vetture, merci, navi, idee, religioni, modi di
vivere »
(Braudel 2008, p.43).
La fondazione delle città che abitiamo, quelle europee ed in
particolare quelle del Mediterraneo, risale a tempi molto antichi. La
ricchezza morfologica e spaziale in esse riconoscibile è da
ricondurre al loro costituirsi attraverso stratificazioni susseguitesi
nel corso dei secoli. Il loro lento processo di formazione è
paragonabile a quello di un testo non semplicemente ampliato, ma anche
e soprattutto riscritto nel tempo.
Questo complesso ordine di relazioni emerge in maniera evidente
all’interno delle aree archeologiche. In esse il palinsesto
della
città viene disvelato attraverso la pratica dello scavo
stratigrafico. L’archeologia praticata all’interno
delle
città «a continuità di vita»
si caratterizza
per un approccio diverso da quello utilizzato per le città
abbandonate, le cui strategie di scavo sono più vicine a
quelle
impiegate per le indagini sugli insediamenti rurali (Gelichi 2002,
p.61). Le aree di scavo, oltre a configurarsi come luoghi di ricerca
archeologica e, talvolta, laboratori di restauro, si configurano come
veri e propri “musei a cielo aperto”, contenitori
di rovine
che raccontano del passato della città in cui si collocano e
della sua ininterrotta continuità abitativa.
Una volta riaffiorate, però, le rovine, pur rammemorando
tempi
diversi dal nostro, non sono capaci da sole di restituire la grandezza
degli ordini passati a cui si riferiscono, rischiando di divenire
frammenti incomprensibili e privi di senso anche agli occhi dei
più esperti. La condizione di
“straniamento” dei
resti produce oltre che una perdita di significato delle rovine anche
una perdita di qualità dello spazio urbano che le accoglie e
con
cui non riescono a stabilire relazioni formali dotate di
senso.
L’ordine di complessità posto dai luoghi
dell’Antico
all’interno della trama urbana li rende quindi
inevitabilmente
sede di incontro per diverse discipline quali l’archeologia,
l’architettura e la
museografia.
Alcune esperienze di progetto significative della
contemporaneità hanno mostrato come la sinergia tra le
discipline coinvolte nel processo di valorizzazione possa produrre
spazi urbani di qualità, in cui nuovo e antico possano non
solo
convivere in maniera armoniosa ma rafforzare vicendevolmente il proprio
senso.
Da ascrivere a questa categoria è il progetto dello studio
romano ABDR, proposto in occasione della consultazione internazionale
del 2006 per il Mausoleo di Augusto e piazza Augusto Imperatore bandita
dal comune di Roma. Il progetto determina un nuovo ordine tra le
diverse stratificazioni registrate dal monumento, facendole riemergere
e rendendole leggibili. La rovina archeologica riacquista un senso
contemporaneo, divenendo essa stessa museo del complesso palinsesto del
luogo.
Roma città
“palinsesto”
«
Non c’è bisogno di ricordare che tutti questi
resti
dell’antica Roma sono disseminati nell’intrico di
una
grande città sorta negli ultimi secoli, dal Rinascimento in
poi.
Qualcosa di antico è senza dubbio tuttora sepolto nel suolo
della città o sotto i suoi fabbricati moderni. Questo
è
il modo in cui la conservazione del passato ci si presenta in luoghi
storici come Roma
» (Freud 1978, p.562).
Nella sua analogia tra la psiche e la Città Eterna, Sigmund
Freud intende sottolineare come l’inconscio e il vissuto di
un
individuo tornano a rendersi visibili, attraverso il lavoro della
psicanalisi, nel presente. Allo stesso modo, le tracce della Roma del
passato sono rese visibili nel presente attraverso lo scavo.
L’intuizione di Freud sulla natura psichica, prima che
fisica, di
Roma è esemplificativa della condizione straordinaria di
questa
città, in cui la forma urbis contemporanea convive con
ciò che è apparentemente scomparso ma che in
realtà continua ad esistere.
Roma, come la maggior parte delle città del Mezzogiorno,
deve la
sua bellezza e complessità morfologica al suo costituirsi
come
il frutto di lunghe e continue stratificazioni. In ogni epoca si
è costruita di volta in volta su sé stessa e la
sua
planimetria propone un’immagine composta
dall’accostamento
di parti che rispondono a logiche insediative differenti.
La pianta di Roma antica del Lanciani, che ne riassume le principali
fasi di trasformazione, dalla città antica a quella
medioevale e
rinascimentale, fino alla Roma della fine del secolo XIX, a pochi anni
dall’annessione al Regno d’Italia, mostra in
maniera
evidente la ricchezza della stratificazione della Capitale e la
convivenza di tracce e riscritture di epoche diverse. In questo senso,
la condizione di Roma e più nello specifico dei luoghi
romani in
cui la rovina si presenta, è riferibile, quasi ovunque, a
quella
del palinsesto (dal greco πάλιν +
ψηστός, raschiato di
nuovo): un luogo che ha
avuto un’interpretazione fissata in una forma antica e che ha
visto succedersi ulteriori interpretazioni, in tempi diversi, che ne
hanno modificato rapporti, sembianze e forme, a volte anche in modo
conflittuale o contradditorio. È difficile riconoscere per
questi luoghi una condizione definita all’interno di un unico
paradigma formale. L’efficace metafora permette di esprimere
la
straordinaria condizione che ha caratterizzato la bellezza di Roma e ne
ha reso possibile la sua lunga storia. Luoghi paradigmatici come piazza
Navona, piazza Augusto Imperatore, la Valle del Velabro, hanno
registrato nel corso dei secoli trasformazioni urbane, delle quali
hanno conservato e tramandato tracce fino alla
contemporaneità.
Le metamorfosi del
Mausoleo di Augusto
Nato come grande riferimento monumentale isolato al centro del Campo
Marzio e pensato come luogo di sepoltura e venerazione
dell’Imperatore e della gens Iulia, il Mausoleo di Augusto ha
acquisito, nel corso dei secoli, usi e significati sempre diversi,
venendo progressivamente fagocitato dal tessuto urbano. Il monumento ha
registrato nel corso della storia la sovrapposizione di diverse idee di
città senza soluzione di continuità, fino a che
in epoca
fascista è stato violentemente interrotto il millenario
ciclo di
usi che si sono succeduti al suo interno.
Il grande sepolcro, iniziato nel 28 a.C. da Augusto
nell’ambito
dei suoi ambiziosi nuovi disegni urbanistici, mantenne questa prima
funzione fino alla sepoltura di Nerva, configurandosi come un grande
edificio cilindrico in posizione dominante sul Tevere, capace di
stabilire relazioni a distanza con altri monumenti del Campo Marzio,
tra cui il Pantheon e l’Orologio solare di Augusto. Il
monumento
era formato da una serie di muri concentrici, di cui i primi tre
intervallati da un riempimento di terra e quindi completamente
inaccessibili. Al centro dell’edificio si trovava la cella
sepolcrale vera e propria, raggiungibile attraverso il lungo dromos che
dava accesso anche ai due corridoi anulari. Nulla resta del ricco
apparato marmoreo del Mausoleo, trasformato dapprima in cava di pietra,
detta calcara dell’Agosta, poi in fortilizio medievale della
famiglia Colonna. Tutta l’area circostante il monumento
rimase
feudo di questa potente famiglia per tutto il Medioevo. Poco restava
del monumento, invece, nel Quattrocento, come dimostrano le
testimonianze iconografiche – si pensi alla Veduta di Roma di
Sebastian Munster o a quella di Piero del Massaio – in cui il
mausoleo non è indicato o ridotto solo ad un cumulo di
terra. Il
monumento ha attraversato un’altra grande importante fase
della
sua lunga esistenza nel Rinascimento, quando divenne
proprietà
della ricca famiglia Soderini. Dopo aver attuato sulle rovine estesi
lavori di ristrutturazione l’edificio fu trasformato in un
magnifico e singolare giardino pensile all’italiana, popolato
di
una ricca collezione di marmi antichi. Il giardino Soderini divenne
presto uno dei luoghi più suggestivi della città,
frequentato da artisti ed antiquari e riprodotto in numerose incisioni
e disegni per oltre due secoli. In epoca moderna l’edificio
subì una serie di trasformazioni in successione. Alla fine
del
Settecento, ormai interamente inglobato nel tessuto di case che copriva
quasi interamente l’estensione dell’antico Campo
Marzio, fu
trasformato prima in arena per rudimentali corride; nel 1908 venne
adattato a sala per concerti; infine, recuperato come edificio
autonomo, in seguito alle demolizioni del quartiere e dei fabbricati
circostanti durante il ventennio fascista, acquisì il suo
stato
attuale di rovina archeologica. Il rudere, danneggiato e quasi
illeggibile, è oggi racchiuso in un nuovo recinto fatto da
edifici che rispettano i canoni dell’architettura di epoca
fascista, progettati dall’architetto Vittorio Ballio
Morpurgo. Su
disegno di Munõz la rovina è coperta da tre
ordini di
cipressi e circondata da piani inclinati costituiti da masse vegetali
di ispirazione virgiliana che raccordano la quota della piazza
contemporanea con quella antica. Negato il rapporto originario con il
Tevere attraverso la collocazione dell'Ara Pacis e la costruzione della
teca di vetro progettata da Richard Meier per la sua protezione, il
rudere è oggi1 compresso
tra gli alti edifici di epoca fascista,
difficilmente raggiungibile e completamente isolato pur essendo
fisicamente al centro della piazza.
Il progetto di ABDR tra
Archeologia Architettura e Museografia
Nell’area del Mausoleo di Augusto le criticità del
luogo e
la sua unicità, data dalla ricchezza del palinsesto e il
pregio
degli edifici che vi convivono, ha portato nel 2006 il Comune di Roma a
bandire il Concorso internazionale per il Mausoleo di Augusto e piazza
Augusto Imperatore. Il progetto presentato dallo studio romano ABDR,
oggetto di questo contributo, combina in modo originale le voci delle
molte verità che sono coinvolte nel processo di
valorizzazione
di questo ricco patrimonio per l’elaborazione di un progetto
sintetico di architettura, che si pone come momento di sperimentazione
e di trasformazione attivo per l’intera parte di
città.
Il progetto parte dall’assunzione di un punto di vista
preciso,
che guarda alla rovina come «tesoro di memoria accumulato e
risorsa di perenne rinascita» (Venezia 2011, p.15). La rovina
possiede una forte capacità evocativa rispetto alla forma
originaria e anche rispetto ad altre forme analoghe a cui si aggiunge
un valore trasformativo che induce a considerarle delle forme
“aperte”, disponibili a nuove
metamorfosi.
Secondo presupposto, non meno importante, è la convinzione
della
necessità di far coincidere la conservazione con la
restituzione
e l’attivazione degli usi contemporanei. Nel caso del
Mausoleo,
infatti, è stato proprio il suo millenario ciclo di
trasformazioni e la serie di diverse utilizzazioni, anche totalmente
estranee a quella originaria, la vera ragione della presenza di questo
antico manufatto nella realtà contemporanea.
La musealizzazione
“critica” dell’area del Mausoleo
Di fronte al grado di complessità posto dai luoghi
dell’Antico, e nello specifico l’area del Mausoleo
di
Augusto, il principio della musealizzazione, intesa come
“congelamento” delle rovine e progetto museografico
di
supporto alla visita, non può essere considerato
l’unica
risposta possibile. Nel progetto di ABDR viene messa in atto una
musealizzazione “critica”, in cui la
pluralità di
interventi suggeriti mirano a recuperare e reintegrare il complesso
archeologico nella città, rendendolo parte di una
trasformazione
urbana più ampia2.
Quest’area è di per sé da considerare
un
“museo a cielo aperto”, poiché vi
convivono presenze
architettoniche che, in una sequenza storica senza soluzione di
continuità, ricollegano l'antico con il contemporaneo,
passando
per il barocco, per il neoclassico e per il moderno. L’idea
è di trasformare quest’area in un luogo urbano
vissuto, in
cui le architetture di epoche diverse convivano in maniera armoniosa e,
inoltre, di trasformare la rovina di epoca imperiale in museo. Si
tratta di una scelta quasi naturale dato che la definizione stessa di
museo è intimamente legata alla duplice valenza delle
rovine, di
rammemorare il passato e, al tempo stesso, di suggerire trasformazioni
e nuovi usi, facendosi espressione di valori sociali e culturali della
contemporaneità. La centralità
dell’edificio,
inoltre, rimanda alle aule circolari dei musei ottocenteschi e
rappresenta, tra le diverse trasformazioni d’uso del
monumento,
la sua invariante formale nei secoli. Si tratta di un particolare tipo
di museo, in cui l’edificio è protagonista della
sua
stessa narrazione, contenitore di memoria e contenuto. La rovina
trasformata diviene dispositivo capace di svelare la
molteplicità di verità di
quest’importante area di
Roma.
Il nuovo Museo
“stratificato”
Al fine di mettere in valore il monumento, attualmente isolato e
scarsamente visibile pur trovandosi al centro della grande piazza
Augusto Imperatore, il progetto prevede di avvicinare fisicamente la
città al Mausoleo. Nella previsione di pedonalizzare
completamente l’area, il bordo della città viene
accostato
al monumento e lo avvolge. La nuova cordonata alla quota della
città contemporanea è pensata come un nuovo luogo
urbano,
di attraversamento e di sosta, tutto attorno alla circonferenza del
Mausoleo. Pur avvicinando la quota della città contemporanea
al
monumento, non è prevista una riduzione dello spazio alla
quota
archeologica, che viene anzi ampliato e si configura come una piazza
interrata e coperta, retta da un sistema di appoggi puntuali che ha il
carattere di modificarsi e adattarsi alla processualità di
scavi
ed eventuali ritrovamenti.
Ristabilito il limite dello scavo ed i sistemi di collegamento
verticale con la quota della città contemporanea, il nuovo
museo
è definito per strati, ciascuno di natura differente
rispetto
alla sua specifica collocazione all’interno del monumento. Le
quattro parti del museo sono articolate in modo da restituire il senso
dei principali usi del Mausoleo succedutisi nel corso della sua storia
bimillenaria. Al fine di coniugare le diverse ragioni in campo, i
percorsi frequentati dai visitatori sono sempre sdoppiati e posti su
quote differenti rispetto a quelle di lavoro degli archeologi, in modo
da assicurare le condizioni di un laboratorio archeologico di scavo e
di restauro in coabitazione con i programmi di
musealizzazione.
La prima sala espositiva si colloca al livello della quota
più
antica, quella imperiale, configurandosi come una grande piazza
interrata e coperta. Le tracce dei muri delle antiche concamerazioni e
il nuovo disegno del parterre archeologico rammemorano il tempo in cui
il Mausoleo di Augusto fu costruito come tomba
dell’imperatore e
della sua gens. L’accesso al monumento coincide con quello
originario del sepolcro e l’area di scavo viene rimodulata in
forma quadrata e coincidente con l’impronta del recinto sacro
che
riquadrava il Mausoleo. Inoltre, lo stesso livello, rievoca, attraverso
le articolazioni del muro dello scavo, giaciture e percorsi del tessuto
medievale. Il museo del sepolcro di Augusto, sviluppato attorno alla
cella centrale, si compone di due percorsi anulari che consentono
alternativamente la presenza dei visitatori su l’uno e le
attività del laboratorio archeologico sull’altro.
Il
progetto, perseguendo l’obiettivo di stabilire un nuovo e
rinnovato ordine tra le diverse stratificazioni del luogo, prevede
anche una riconnessione tra la nuova piazza archeologica e il sistema
delle banchine su lungofiume, sottopassando la quota carrabile del
lungotevere ed uscendo su nuova terrazza belvedere, consentendo, per
una limitata ma significativa porzione, di riportare in vista alcune
delle gradinate dell’importante e sepolto porto di Ripetta.
Il
nuovo spazio sepolcrale si presenta come un ambiente buio, illuminato
soltanto dall'alto lungo la fessura tra il nuovo solaio e il muro
antico. La luce ricopre un ruolo centrale nello spazio museale, sia per
«la possibilità di partecipare con la sua
componente
simbolica al racconto metaforico che si svolge nel museo, sia per la
capacità di caratterizzare fisicamente gli spazi espositivi
e di
rivelare gli oggetti esposti» (Menghini 2003, p.49).
Un nuovo solaio, poggiato sulla antica cella sepolcrale posta al centro
del rudere, definisce una quota inedita, corrispondente a quella della
seconda sala espositiva. Questa grande stanza circolare, aperta verso
il cielo, rievoca l’epoca rinascimentale e il tempo in cui il
rudere fu trasformato nel giardino della famiglia Soderini.
La seconda quota è raggiungibile dall’ingresso
principale
per mezzo delle nuove scale e ascensori. Di qui è previsto
un
percorso anulare, ritagliato sulla prima balza di terreno esterno, per
mezzo del quale si raggiunge l’ingresso cinquecentesco del
giardino. La scelta di riattivare entrambi gli accessi al Mausoleo,
quello antico da sud, che immette direttamente alla cella funeraria e
allo spazio museale sotterraneo, e quello cinquecentesco da nord, ad
una quota più alta, «è fedele al
racconto del
Mausoleo e facilita nel visitatore una lettura stratigrafica delle sue
diverse fasi» (ABDR 2006).
Il terzo museo è ricavato nella sequenza degli ambienti
anulari
posti a perimetro dell’interno giardino Soderini. Si tratta
del
museo della storia bimillenaria del Mausoleo e delle trasformazioni
succedutesi nel tempo. Dal nuovo giardino di pietra è
possibile
accedere ad un ulteriore livello, il grande «diorama
urbano», riferendosi alla definizione che gli è
stata
attribuita dagli autori del progetto (ABDR 2006).
Quest’ultimo
percorso museale, scoperto e panoramico, è posto sulla
sommità del muro anulare più alto, diventando
punto di
osservazione privilegiato di tamburi, cupole, absidi, architravi,
portici del contesto urbano circostante, al quale il progetto
restituisce, in forma rinnovata, l’antico rapporto con la
rovina.
Il camminamento di cinta, nella sua specificità, narra
dell’età alto medievale, durante la quale il
Mausoleo fu
trasformato nel castello della famiglia
Colonna.
Per mezzo di queste scelte compositive, il museo proposto da ABDR
consente un percorso guidato attraverso le fasi di trasformazione del
luogo, svelandone la complessa trama stratificata, attualmente troppo
difficile da cogliere.
Conclusione
Contribuire alla formazione di una teoria del progetto per i luoghi
pluristratificati delle nostre realtà urbane significa
definire
dei principi che, al di là dei caratteri specifici del caso,
consentano di guidare gli interventi progettuali o, quanto meno,
costituiscano strumenti utili ad analizzare fenomeni urbani
complessi.
Nell’area del Mausoleo di Augusto lo spazio pubblico ha una
struttura stratificata che corrisponde al portato delle varie
comunità che lo hanno abitato. Il progetto urbano
analizzato,
attraverso le necessarie conoscenze fornite dall’archeologia
e
dalla museografia, come affermato da Raimondo (2007, p.81), restituisce
questo luogo alla città di Roma. Tra nuovo e antico si
instaura
un rapporto di reciproca mutualità: il palinsesto
stratificato
si fa suggeritore di scelte progettuali e a sua volta il progetto
suggerisce una corretta interpretazione delle parziali forme antiche.
La trasformazione del Mausoleo di Augusto in museo si ricollega ad una
tendenza ricorrente in ambito italiano, quella del riutilizzo di rovine
come sedi museali – si pensi alle Terme di Diocleziano, che,
con
l’attigua Certosa, sono sede del Museo Nazionale Romano, o al
sistema di spazi espositivi nel complesso dei Mercati di Traiano
– . Nel panorama contemporaneo, dominato da una crescente
virtualizzazione degli spazi espositivi, questa importante e coraggiosa
scelta restituisce con forza l’idea di museo inteso come
architettura radicata al luogo, che deve assumere di volta in volta,
come affermato da Russoli (1981), il carattere che il suo patrimonio e
la sua storia esigono, e come dispositivo ancora capace di raccontare
del suo passato esprimendo, simultaneamente, i valori del nostro
tempo.
Per queste ragioni il progetto analizzato in questo contributo
rappresenta uno degli exempla da analizzare al fine di individuare
tecniche e grammatiche di composizione per il progetto nei luoghi
dell’Antico all’interno della città
stratificata
mediterranea.
Crediti
progetto: Raggruppamento Ad
Altum 446. Progettista capogruppo: Paolo Desideri. Gruppo di
progettazione:
Maria Laura Arlotti; Michele Beccu e Filippo Raimondo (ABDR); Maria
Federica
Ottone e Lorenzo Pignatti Morano (Ottone Pignatti). Consulenti per
l’archeologia: Mario Torelli; Anna M.Riccomini; M.Letizia
Gualandi; M.Teresa
Moroni; per la storia dell'arte: Vittorio Vidotto; Antonio Pinelli; per
il
restauro: Francesco Scoppola; Francesco Siravo; per il paesaggio: Bet
Figueras;
Fabio Di Carlo; Monica Sgandurra; Fabrizio Orlandi.
Note
1 Si
fa riferimento alla condizione
dell’area nel 2006. Attualmente, il progetto vincitore del
concorso
(Raggruppamento Urbs et Civitas,
capogruppo: Francesco Cellini) è in fase di realizzazione.
2 Relazione di
progetto del gruppo finalista “Ad Altum 446”,
pubblicata
parzialmente sul sito Europaconcorsi,
http://europaconcorsi.com/projects/23583-Riqualificazione-Del-Mausoleo-Di-Augusto-EDi-Piazza-Augusto-Imperatore,
pubblicazione a cura di Arlotti, Beccu, Desideri, Raimondo, ABDR
Architetti
Associati, del gruppo di progettazione, in data 1 dicembre 2006.