Sullo sfondo
«Come un’idea può sopravvivere alla traduzione e diventare un’espressione potente in un contesto completamente diverso?» (Noero 2012).
La strategia di conoscenza necessita di un luogo di provocazione e con il disegno questo processo avvia un sincronismo.
Il disegno di architettura esprime l’atto linguistico, la ricerca, la conoscenza di un complesso insieme di idee, il processo di progettazione spinge queste azioni che avvengono contemporaneamente, l’idea e il disegno si alimentano a vicenda con questioni che si sviluppano e che a loro volta aprono nuove idee. Il meccanismo di comparazione, di verifica e di comunicazione fra le idee e la loro possibilità di trasformarsi in spazio di architettura, trova primariamente luogo nel disegno, in quell’essenza più intima e più profonda che richiama l’attenzione a chi l’architettura la deve realizzare.
Questa è una dimensione autocritica, in cui il
progettista accede a quella continua verifica che fa del progetto una
sorta di autoriflessione[1].
«Un esercizio, quasi alla Loyola, che cresca e si sviluppi a
partire dalla sperimentazione cogente della propria fatica, della
propria difficoltà a crescere e a riconfigurare le
cose» (Moschini 2002).
Come osserva Alain Berthoz, ingegnere, psicologo e neurofisiologo, mossa nel 1997, «non esiste la percezione senza la progettazione». Secondo Berthoz (1997) «infatti, proprio la carente riflessione sulla natura della rappresentazione porta l’architettura del nostro tempo a dimenticare, […] che le strutture non sono soltanto una combinazione statica di forme, ma vengono anche suscitate ed estratte dal movimento, sono cioè il risultato della capacità non solo di descrivere e rappresentare la realtà così come ci si presenta, ma anche di ipotizzare il possibile e di predire il futuro» (Tagliagambe 2014).
Il luogo e la trama
Jo Noeroe[2] è uno dei protagonisti dell’architettura contemporanea africana e sudafricana. Per Noero (2018)
l’architettura è un’arte sociale, altrimenti detta arte pratica e in quanto tale, gli architetti non possiedono la libertà creativa di un artista, di un poeta o di uno scultore. L’architettura è fatta per soddisfare uno scopo e lo scopo sociale per cui l’architettura è fatta porta con sé una dimensione, quella etica - si veda Colin St John Wilson e si faccia riferimento anche alle cinque differenze tra l’architettura e le altre arti descritte da Roger Scruton.
La condizione culturale in Sud Africa, soprattutto negli ultimi decenni è in continua modificazione e la traccia individuata da Noero risiede nel conferire il più alto grado di oggettività e chiarezza al luogo del progetto e alla prassi costruttiva. Una sorta di ricerca di equilibrio delle azioni, quasi salvifico. Gli anni ‘80 per Jo Noero sono anni di sperimentazione durante l’apartheid; il suo repertorio di architetture costruite vanno ad esplorare, soprattutto con alcuni progetti di edilizia residenziale, le potenzialità degli edifici auto-costruiti dagli abitanti delle township. Questo è un inizio di una lunga stagione di riflessione e di azione in cui l’arte della prassi, l’economia dei materiali e i significati del costruire, muovono il suo interesse verso la diretta esperienza dell’ordinario e del quotidiano. Questa idea di trasformare l’oggetto quotidiano come soggetto da cui imparare rappresenta una sorta di rivoluzione dell’idea di architettura. Mettere in discussione la mera conservazione dello stile architettonico coloniale in Sud Africa è la riscoperta per Jo Noero di una sorta di linea di coerenza tra funzione ed espressione.
Un cospicuo repertorio progressivo di progetti disegnati a mano da Jo Noero, tracciano il percorso alla ricerca dell’architettura nel contesto del Sud Africa. Il disegno a mano libera che per Noero è il luogo della conoscenza del reale, è il dispositivo in cui lui fa abitare il quotidiano. I suoi disegni di architettura sono pensieri tridimensionali, nuclei elementari, sono i referenti del proprio lavoro e delle origini formali e simboliche di fronte alla controversa storia del Sud Africa.
Attraverso l’introspezione e le ragioni profonde da cui l’idea iniziale di un progetto si origina, i concetti di Cultura, Storia e Spazio pubblico, altrove discussi o semplicemente rivisitati, nel Sudafrica post-apartheid sono centrali alla visione del quotidiano.
Lo studio di Noero a Cape Town è composto da un gruppo di giovani, con cui Noero lavora a stretto contatto. Il disegno iniziale di ciascun progetto per Noero non è uno schizzo, ma piuttosto un disegno a mano di grande precisione (Chipperfield 2020), molto dettagliato, prodotto dalla sequenza di tracce che si stratificano su venti, trenta livelli di fogli lucidi trasparenti, il suo disegno domina gli strumenti ed è frutto ovviamente, di una abilità singolare. É diretto dall’idea, è uno strumento indispensabile per comunicare e per dare vita allo spazio di condivisione dell’idea. Per Noero, disegnare è un modo di elaborare valutazioni e azioni, perché la pratica del disegno di architettura include consapevolmente consuetudini provenienti da luoghi e culture diverse, ma soprattutto perché attraverso la solidità delle informazioni che ripercorre e la sicurezza con cui le trasferisce l’ideazione diventa sempre più un percorso univoco.
Trovo che questi mondi siano straordinariamente eccitanti e pieni di promesse: gran parte del mio lavoro è stato orientato alla ricerca di modi per sbloccare queste potenzialità.
Il lavoro che svolgo è plasmato da questo senso dell’origine dell’architettura. Il nostro lavoro si basa su due idee principali: la prima è l’impegno con il quotidiano e la seconda è il rispetto e l’impegno nei confronti del contesto fisico e sociale in cui si colloca l’opera.
Le idee che seguono forniscono una linea guida per descrivere il modo in cui utilizziamo l’idea di quotidianità nel nostro lavoro, alcune delle quali provengono da Deborah Berke e altre da Noeroarchitects.
Nei suoi disegni si ritrova il ruolo dell’architetto.
Attraverso la stratificazione dei segni è possibile operare uno sguardo critico verso una visione del quotidiano, verso un bisogno di trascendere le radici, verso una straordinaria espressione di ogni uomo e donna.
Ogni disegno racconta una storia.
Per me il piano è simile a un testo scritto, in quanto racconta la comprensione dell’architetto del programma incorporato nell’organizzazione dello spazio nel piano. Inoltre, il piano rappresenta la visione del mondo e il sistema di valori dell’architetto. In questo senso è autobiografico e come tale si avvicina di più a raccontare una storia dell’architetto e del suo rapporto con il mondo all’interno del quale si trova il progetto […] I disegni rappresentano probabilmente nella loro forma astratta la perfezione delle idee architettoniche[4] .
Noero è consapevole dell’infedeltà di una mappa e del racconto selettivo che essa può far rivivere; ma l’opera Trasformation of Red Location, che nel 2012 espone alla tredicesima Biennale di architettura di Venezia, spiega volontariamente con il progetto d’architettura la necessità operare nel doppio senso del tempo quello che A. Rossi chiamava cronologico e atmosferico. Non conosciamo il mondo rappresentandolo, ma piuttosto possiamo progettarlo considerando sullo sfondo la duplice natura del tempo che presiede ogni costruzione; l’architettura che combatte il tempo e l’architettura come forma di sopravvivenza. Così, dunque, la molteplicità indivisibile di materiali di una mappa, si convertono in strumenti operativi nel terreno comune fra architettura e quotidianoe[5].
Jo Noero espone un’opera combinata dalla natura doppia, due arazzi 9,4mx3,m affiancati. Il primo è un grande arazzo realizzato a mano da una cooperativa di 50 donne di Hamburg, nell’Eastern Cape. Il suo titolo Keiskamma After Guernica richiama il quadro di Picasso tramite esplicite citazioni figurative e dimensionali. Il tema rappresentato è sì, uno scenario di morte e sofferenza, ma soprattutto fa riferimento all’impatto devastante che l’HIV ha sulla popolazione ma in particolare sulle donne del Sud Africa. Il secondo arazzo, delle stesse dimensioni del primo, è una grande mappa in scala 1:100 del progetto per Red Location Cultural Precint che è frutto di un processo progettuale in atto da più di venti anni. Il disegno, realizzato interamente a mano da Noero, è una stratificazione delle componenti esistenti, costruite e in previsione per la township di Red location in New Brighton, Port Elizabeth[6]. Esso interroga i rapporti spaziali tra gli elementi, tra gli spazi pubblici, il Museum of Struggle, l’art gallery, l’archivio, la biblioteca e lo spazio abitativo; è una «sorta di trama informativa, è il punto di partenza di una serie molteplice di letture, interpretazioni e manipolazioni differenti» (Tagliagambe 2005) traccia i movimenti degli abitanti in un giorno qualsiasi e la loro spazializzazione prodotta nel tempo.
La mappa è volontariamente sovra-scritta, ri-scritta, stratificata e ritessuta fra gli i luoghi pubblici e abitativi, è tracciata dal traffico urbano, dalle azioni nei playground e nei luoghi del commercio. Il disegno rappresenta la complessità e la correlazione fra le parti; shack dwellers, case, alloggi sociali, musei, biblioteche, archivi, gallerie d’arte, teatri, spazi per spettacoli, spazi per riunioni e conferenze, campi da calcio e una scuola d’arte e artigianato.
Per Noero il luogo del disegno non è l’ultimo atto interlocutorio per il progetto, piuttosto conserva al suo interno l’invenzione.
La sua necessità di ridisegnare ex-novo i progetti, anche se in parte conclusi, costituisce uno spazio meditativo che per Transformation of Red Location è durato sei mesi di lavoro quotidiano.
La prassi del ridisegno a posteriori è un impegno teorico intorno al proprio pensiero sull’architettura alla ricerca dei codici, dei principi della forma e della struttura. In questo lavoro Noero rende esplicito il ruolo dell’architetto come agente per il cambiamento, l’opera invita ad una strategia dello sguardo, «una sorta di sesto senso che è in grado di anticipare ciò che sta per accadere nella realtà dello spazio circostante» (Berthoz 1997). Si tratta di un cambio di prospettiva che sostituisce l’atto della rappresentazione con una azione o meglio un’interazione al confine tra noi ed il mondo.
Note
[1] Per approfondimenti si veda Moschini F. (2002), Disegni di architettura italiana dal dopoguerra ad oggi dalla collezione Francesco Moschini AAM Architettura arte moderna. Edizioni Centro Di, Firenze.
[2] Jo Noero ha fondato Noeroarchitects a Johannesburg nel 1984. Noero ha ottenuto premi locali e internazionali, tra cui il Premio Lubetkin del Royal Institute of British Architects nel 2006, il Ralph Erskine Prize della Nordic Association of Architects nel 1993 e la Medaglia d'oro per l'Architettura dal South African Institute of Architects nel 2010. Le opere di Noero sono state esposte al MoMA di New York, alla Biennale di Venezia, alla Biennale di San Paolo, alla Biennale di Singapore e alla National Gallery of Art di Città del Capo, al MAXXI di Roma.
[3] Questa posizione che si chiarisce nelle affermazioni riportate è stata riscritta e riformulata da JO Noero dopo diversi anni da un suo primo testo critico e trova uno spazio esteso nella sezione “Generating housing, Architecture of the everyday”; del libro S. Bartocci, M. Faiferri (2021) Drawing and Building. Noeroarchitects, List Lab, Barcellona.
[4] Un frammento della conversazione avvenuta con Jo Noero intorno ai progetti degli ultimi anni nell’ufficio di Noeroarchitects a Cape Town, Sud Africa (2018).
[5] Per maggiori approfondimenti si veda S. Bartocci (2018) Red Location Cultural Percinct, Noeroarchitects, List Lab, Barcellona.
[6] Il progetto di Red Location Cultural Precinct è frutto di un processo progettuale iniziato nel 1998 con il concorso di architettura per lo sviluppo di Red Location Cultural Precinct. Nella prima fase del progetto si realizza il Museum of Struggle, il lavoro ha coinvolto Noero Wolff Architects (Jo Noero [Principal] and Heinrich Wolff) in associazione con John Blair; nelle fasi successive sviluppate e seguite da Noeroarchitects, si realizzano l’Art Gallery, l’Archivio e la Biblioteca. Le difficoltà finanziaria e sociali, hanno fermato i lavori in diverse occasioni, mettendo a dura prova quelle parti degli edifici già realizzati (la seconda fase di costruzione è terminata nel 2011). Tuttavia, esiste la previsione di una terza fase di costruzione che Noero disegna in quest’opera Transformation of Red Location nel 2012.Bibliografia
BARTOCCI S. (2018) – Red Location Cultural Percinct. Noeroarchitects. List Lab, Barcellona.
BARTOCCI S., FAIFERRI M. (2021) – Drawing and Building. Noeroarchitects. List Lab, Barcellona.
BERKE D. (2001) – “Exceptionally Ordinary”. Architecture Magazine, 91-92, (giugno).
BERKE D. (1997) – Thoughts on the everyday. Princeton Architecture Press, New York.
BERTHOZ A. (1997) – Le sens du mouvement. Odile Jacob, Paris (trad. it. Il senso del movimento, McGraw-Hill, Milano (1998).
CHIPPERFIELD D. (2020) – “La buona pratica / Good practice, Jo Noero”. Domus, 1046 (maggio).
TAGLIAGAMBE S. (2005) – Le due vie della percezione e l’epistemologia del progetto. FrancoAngeli, Milano.
TAGLIAGAMBE S. (2014) – Epistemologia del progetto. [online] Disponibile a: <https://silvanotagliagambe.wordpress.com/epistemologia-del-progetto/> [Ultimo accesso 06 luglio 2022]
MOSCHINI F. (2002) – Disegni di architettura italiana dal dopoguerra ad oggi dalla collezione Francesco Moschini AAM Architettura arte moderna. Edizioni Centro Di, Firenze.
NOERO J. (2011) – “Red Location Precinct Phase”. Digest of South African Architecture, n. 16.
NOERO J. (2018) – “Limits to Freedom”. Architecture and Freedom: searching for agency in a changing world, the review, John Wiley & Sons Ltd, Chichester, West Sussex, UK