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Pedagogie architettoniche FAM

Pensare nel futuro

L’ormai lunga e complessa attività teorica di Marcello Sèstito è animata a mio avviso da una vitale contraddizione. Per un verso essa è sostenuta da uno spirito enciclopedico che si nutre di classificazioni tendenzialmente infinite, coinvolte in un gioco vertiginoso di organizzazione del reale e del fantastico, per l’altro è orientata ad affermare una visione del mondo chiara, univoca, assoluta. Da un lato quindi una ratio quanto mai limpida e decisa – la sfera, pensando a Manfredo Tafuri, come simbolo di ciò che appare nella sua intera riconoscibilità – dall’altro una sostanza magmatica, veloce, fluida che trascina immagini, concetti, paradossi, enigmi, errori, eccessi, un labirinto che è emblema sempre tafuriano della dispersione e dalla massima aleatorietà interpretativa. Il logos, in definitiva, contro un’esplorazione avventurosa di universi segnici i quali, come Marcello Séstito ha appreso dai suoi maestri, Eugenio Battisti, sono sempre se stessi e insieme il loro contrario. In una circolarità suggestiva il pensiero dell’autore di Corpo e Architettura o de humani fabrica, si inoltra nei territori vasti e accidentati dell’utopia sulla scorta del suo grande conterraneo Tommaso Campanella, ma anche del suo ispiratore, appena nominato, Eugenio Battisti, mentre la capacità di pensare non il futuro ma nel futuro, si inverte in una straordinaria vocazione analitica riguardante i lasciti del presente e del passato. Una vocazione governata da una logica che non lascia spazio all’accidentalità. Vicino alla metodologia dell’“elenco” teorizzata da Bruno Zevi, egli sa trasformare ciò che vede in una materia vivente che è più veloce nel suo evolvere delle forme che assume, ma anche estremamente riconoscibile se si presenta in un orizzonte temporale più dilatato. Prossimo anche al misterioso Athanasius Kircher, ricostruttore per frammenti di una realtà che abbandonava l’immaginazione per farsi oggetto di scienza, Marcello Sèstito possiede anche il “furor mathematicus” di Leonardo Sinisgalli così come un’indole borgesiana che lo porta nei territori sconosciuti aperti da un volontario dislocamento della memoria in spazi ancora non del tutto identificabili. Va anche detto che il protagonista di queste note ˗ il quale condivide per inciso l’estremismo iconico di Alessandro Mendini, che dietro le invenzioni decorative nasconde contenuti elevati e duraturi ˗ non è interessato a ricondurre il disordine all’ordine, né il caso alla necessità. Al contrario egli sembra portato a rendere il caos ancora più accentuato ricordandosi che, come scrive Rainer Maria Rilke, “il bello non è che il tremendo al suo inizio”, un luogo in cui perdersi più che trovarsi.

Da sempre interessato all’arte, non da connoisseur ma da vero artista, coinvolto nella narrazione dei suoi luoghi nativi sulle tracce di Norman Douglas, interlocutore storico di Pierre Restany, amico di molti pittori, scultori e architetti, grammatologo dalla propensione ad esprimersi per cicli trasformativi del proprio segno dal carattere teorematico e poetico, Marcello Sèstito si rifiuta, almeno apparentemente, alla contemporaneità. Il suo sguardo è uno scandaglio di fenomeni non ancora emersi, uno strumento che produce cambiamenti invece di limitarsi a contemplarli. Le sue opere artistiche scoprono le costanti antropologiche di un abitare nel tempo tradotte in un linguaggio che le astrae formalmente e che le universalizza sottraendole all’unicità e in qualche modo alla limitatezza dei luoghi, seppure prestigiosi, per farli oggetti magici, apparizioni sacre che sono il segno di una condizione in gran parte perduta ma che nella memoria può essere ricostruita. Correggendo la progettualità arganiana con quella fisicità che si può trarre da un punto preciso del mondo Marcello Sèstito finisce con l’appartenere a una contemporaneità più autentica costituita, come ha scritto Giorgio Agamben, dalla volontà di non aderire a ciò che sta avvenendo, ma di distanziarsi coscientemente da un’attualità artificiale, transitoria e mediatizzata.

Corpo e Architettura o de humani fabrica è un esauriente trattato sul corpo e sull’architettura come esito di una costante mimesi che l’arte del costruire esercita nei confronti di queste due realtà. Il corpo si configura come un paradigma e nel contempo come un ostacolo. L’architettura non può che prendere atto di questa dualità la quale, nel momento in cui individua nel corpo un modello lo scopre anche come un recinto ideale dal quale essa non può più uscire. Umanistica e insieme antiumanistica questa posizione, articolata in uno straordinario repertorio iconico, costringe l’architettura a confermare volta per volta la sua origine dando ad essa, in ogni periodo storico, una tonalità diversa. In questo senso l’ultimo libro di Marcello Sèstito è il racconto di un viaggio nella incessante metamorfosi che il corpo come principio ed esito del costruire ha vissuto nel corso della storia. Una narrazione che è anche un ripercorrere la ricerca di sé come fondamento del proprio essere nel mondo. Senza cedere alla tentazione di finalizzare il corpo, come invece succede nella lettura peraltro straordinaria che ne fa Annick De Souzenelle nel libro Il simbolismo del corpo umano Dall’albero della vita allo schema corporeo, conferendo ad esso una natura superiore alla sua essenza, un corpo che è virtualmente immortale, ma solo nella sua caducità, Marcello Sèstito è riuscito a cogliere proprio nell’assenza di un destino trascendente della forma corporea il nucleo segreto della sua ricerca. Un nucleo nel quale la sublimazione del corpo può trovarsi solo in altre entità relative, sebbene potenzialmente eterne nel loro consistere linguistico. In ciò egli individua la conclusione parziale ma a suo modo, come si è già detto, assoluta di ogni itinerario conoscitivo e creativo la realtà di ogni scrittura artistica.

Data la sua organica struttura tematica, la sua scrittura rigorosa e avvincente e i suoi contenuti plurimi, quest’ultimo libro potrebbe rappresentare per il suo autore l’approdo definitivo di un lavoro teorico iniziato da più di un trentennio. Un lavoro che si è dispiegato con continuità in una serie di libri dalla notevole importanza concettuale e dalla forte influenza sul piano dell’estetica tra i quali mi limito per ragioni di spazio a citare solo Alfabeti d’architettura, Colonne stilate, Architetture Globali, solidi fluidi o del comporre retto e curvo. Un approdo senz’altro gratificante, che gli permetterebbe nei prossimi anni di approfondire con esiti ragguardevoli alcuni aspetti delle problematiche affrontate sia nell’insegnamento sia nelle ricerche personali. Però, conoscendo da tanti anni Marcello Sèstito, sono convinto che questa sua opera non rappresenti altro che un porto accogliente nel quale sostare brevemente per poi iniziare una nuova circumnavigazione nel mare sempre più agitato dell’architettura contemporanea. Un’architettura che presenta oggi troppi orientamenti contrastanti per essere compresa nel suo insieme senza interpretazioni, come quelle che Marcello Sèstito potrebbe proporre, capaci di ridurre questa molteplicità a opposizioni sia meno numerose e più esplicite sia, ciò che è ancora più rilevante, vere e operanti.

Roma, 20/02/2018

Franco Purini





Autore: Marcello Sèstito
Titolo: Corpo e Architettura o de humani fabrica
Lingua: italiano
Editore: Rubbettino
Caratteristiche: formato 24x32 cm, brossura, colori
ISBN: 9788849852110
Anno: 2017


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