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Palermo. Una città, una visione

La città di Palermo – il cui nome significa “tutto porto” – è orientata con una direzione insolita rispetto al mare, e soprattutto rispetto alla costa Nord della Sicilia.  Quest’ultima infatti corre da Est a Ovest ed è quindi orientata verso Nord, mentre Palermo, differentemente e significativamente, “si affaccia” verso Est/Sud Est. Da Palermo infatti, si possono vedere alcune delle Isole Eolie e non si vede l’isola di Ustica che è invece a Nord.  Un fatto geografico incontrovertibile e manifesto, eppure spesso oscurato dal luogo comune che il Mar Tirreno è a Nord e quindi la città vi si affaccia frontalmente. Ciò ha impedito di leggere appropriatamente la posizione della città, e soprattutto le sue conseguenze.
Palermo, altrettanto curiosamente, si è sviluppata tra due elementi geografici netti e “polarmente” separati, quasi a sé stanti: una montagna da un lato ed un fiume dall’altro - Monte Pellegrino ed il fiume Oreto.  Una condizione particolare, resa ancora più tale, dall’indifferenza che lo sviluppo urbano ha riservato, nel corso dei secoli, ad ambedue queste notevoli emergenze.  Infatti poco avviene nell’impatto della città sul Monte Pellegrino, quasi niente nell’impatto sul fiume Oreto, che pur è un alveo fluviale di grande pregnanza morfologica.
Di questi, e di tanti altri fatti, si accorge in maniera “disvelatrice” Marcello Panzarella nel suo recente libro. Un testo denso e complesso, che, sintomaticamente, riporta un titolo e due sottotitoli: Verso una capitale. La città che manca. Il progetto di Palermo Sud-Est.
In esso viene riportato il lavoro di un Laboratorio di Laurea, coordinato per anni da Panzarella, professore ordinario di Progettazione Architettonica all’Università di Palermo, nel quale trenta tesi di laurea compongono il mosaico di un grande progetto ubicato sull’area Sud Est di Palermo. Ma seppur il progetto riguardi questa area specifica, esso è certamente un progetto per tutta la città, ovvero non sarebbe stato pensabile senza un disegno generale a scala urbana, e soprattutto, una “visione di Palermo,” che, come abbiamo già accennato, è alternativa rispetto a quanto prodotto precedentemente. C’è da aggiungere che il progetto per Palermo proposto in questo libro dimostra anche cosa potrebbe, e dovrebbe, essere un PRG, improntato principalmente alle qualità e non alle quantità dello zoning burocratico.
Questo libro, peraltro, costituisce, a mio avviso, un avanzamento dello strumento del cosiddetto “progetto urbano”, definito notoriamente circa trent’anni fa da Manuel de Solà-Morales, e sviluppatosi in ambito europeo con significativi esempi. Infatti l’area di intervento del “progetto urbano” viene in questa occasione dilatata, senza che vi sia una caduta nel controllo architettonico delle proposte.  Inoltre il progetto urbano viene, qui, anche svincolato dall’essere - così come è accaduto alla maggior parte delle proposte ascrivibili e questa categoria - legato, limitativamente, a progetti “lineari,” o collegati esclusivamente a sistemi infrastrutturali.

Il libro contiene anche saggi e studi, condotti sul tema dal gruppo di studiosi vicini all’autore e una sequenza di stimolanti foto di Giovanni Chiaramonte sull’area.  Ma l’asse portante sono i saggi introduttivi, intermedi e conclusivi di Panzarella perché è in essi che una diversa “visione di Palermo” viene dettagliatamente prefigurata.
Questo studio rappresenta una riflessione ulteriore rispetto ad almeno un trentennio di ricerche e progetti condotti all’interno dell’Università di Palermo dall’autore sia in collaborazione che individualmente.  Ne costituiscono, infatti, antefatto logico e cronologico, i lavori di Culotta e del suo gruppo sulla Circonvallazione di Palermo per la Triennale di Milano e il progetto per i “Nove Approdi”, coordinato dallo stesso Culotta in occasione del centenario dell’Esposizione Nazionale di Palermo del 1891, elaborato interessando vari architetti (lo stesso Panzarella, Machado e Silvetti, Leone, Laudicina, Guerrera, Marra, Collovà, Souto de Moura).
Ambedue questi studi, però, indagavano, l’uno l’anello viario a monte della città, e l’altro la costa, tenendo saldo il presupposto di un’omogeneità, se non simmetria, di un lato della città rispetto all’altro.
Questo approccio improntava anche lo “Studio di Fattibilità sulla reinterpretazione in chiave urbana della Circonvallazione di Palermo”, pure questo coordinato da Culotta - ed al quale Panzarella partecipa - svolto dall’Università di Palermo per conto della Società Ecosfera di Roma, aggiudicato nel 2000 su bando dello stesso Comune di Palermo.
Rispetto a queste esperienze la riflessione di Panzarella rappresenta una significativa svolta. Con essa infatti non si scardina solo il luogo comune dell’orientamento a Nord, indicando giustamente come la città sia prima di tutto “topograficamente” volta ad Est, ma si pone anche la questione della forte dissimmetria della città rispetto alla geografia e soprattutto all’accesso.
La “grande cecità” rispetto a questi temi da parte degli studi precedenti su Palermo è probabilmente anche conseguenza della fortuna, da lungo tempo riscossa da due immagini semplici, e conseguentemente forti: la “croce di strade” e la “Conca d’Oro”. La prima condensa la morfologia di Palermo nell’immagine e nell’idea dell’incrocio tra due assi, uno perpendicolare alla costa e l’altro ad essa parallelo.   La seconda, altrettanto fuorviante, è collegata all’immagine idealizzata della Conca D’Oro, e quindi all’idea rassicurante, se non romantica, di una città circondata da una lussureggiante campagna e “felicemente” isolata dal resto della Sicilia da una cinta di monti.
Palermo, invece, per Panzarella, ha due lati molto diversi tra di loro: l’uno arginato decisamente dal Monte Pellegrino, l’altro invece pianeggiante e aperto. Alle osservazioni dell’autore si potrebbe aggiungere che molti quadri dei paesaggisti ottocenteschi mettono spettacolarmente in scena questa condizione. Ma, più sostanzialmente, l’area Sud Est è anche il punto di arrivo della lunghissima costa Nord, continuazione della costa della penisola Italiana. Tutti i flussi di traffico arrivano da quel lato: dalla Sicilia, ma anche dall’Italia e dall’Europa  - appropriatamente viene chiamato in causa il corridoio Berlino-Palermo, oggi Scan-Med.  L’area Sud Est quindi, nella visione di Panzarella, viene rivelata nella sua vocazione di “porta naturale” della città. Da ciò deriva l’auspicabile condizione di capitale, assunta da Palermo  per un periodo breve, specie rispetto al ruolo dell’altra capitale storica, Siracusa.  Così Panzarella: “pare possibile fare aggio sulla condizione che connota quest’area come principale “porta territoriale” della città per immaginarne un ruolo primario nella ridefinizione di Palermo come città capitale, un ruolo cui essa aspira da oltre un millennio, al quale – senza la diversificazione ed elevazione di rango delle funzioni qui insediabili – essa più difficilmente riuscirebbe ad accedere, nel confronto con le grandi città del Mediterraneo. Ciò è quanto questo libro sostiene e argomenta, e che aspira a dimostrare nel disegno”.

Michele Sbacchi





Autore: Marcello Panzarella
Titolo: Verso una capitale
Sottotitolo: La città che manca. Il progetto di Palermo Sud-Est
Lingua: italiano
Editore: Caracol
Caratteristiche: formato 23x22 cm, brossura, colori
ISBN: 9788832240023
Anno: 2019


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