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Tra identità, memoria e innovazione: nuove linee guida per una valorizzazione sostenibile del Lago di Garda

In questo libro Umberto Minuta pubblica i risultati delle sue ricerche svolte nel corso di dottorato di ricerca "Forma e strutture dell'architettura" presso l’Università degli Studi di Parma. Egli fa frutto della sua lunga esperienza, maturata in questi ultimi anni sia nell'insegnamento accademico che nell'attività professionale. A partire dal suo interesse per il rapporto tra terra e acqua nella progettazione architettonica, propone alcune teorie di progetto per il caso particolare della riva e nella più ampia cultura mediterranea.
Offrendo nuove linee guida e metodi progettuali, sviluppa così un sistema articolato al fine di analizzare la relazione tra il progetto architettonico e il suo contesto.
Il libro è organizzato in tre parti. Nella prima parte, raccogliendo e analizzando significati, definizioni e interpretazioni, introduce un concetto contemporaneo di paesaggio, considerando la Convenzione europea sul paesaggio adottata nel 2000. Nella seconda parte, la sua ricerca offre dieci linee guida per altrettante questioni critiche. Nell'ultima parte, espone una sintesi dei risultati della ricerca.
L’autore raggiunge gli obiettivi della sua ricerca identificando i modi in cui il rapporto tra terra e acqua è stato trattato nel secolo scorso e proponendo futuri progetti strategici da applicare in un contesto mediterraneo, come il Lago di Garda, situato tra le Alpi e la Pianura Padana. In effetti, il Lago di Garda può essere considerato un'estrema frontiera dello stile mediterraneo. Il lago è ancora un importante collegamento tra due mondi diversi: quello germanico dell'Europa centrale e quello latino mediterraneo. Svolge un ruolo di mediazione tra il contesto alpino e la Pianura Padana.
Accettando l'esistenza di una pluralità di modi di parlare di paesaggio, Minuta ci avverte che esistono diversi tipi di paesaggi (artistico, scientifico, naturale, artificiale, immaginario mentale, urbano, archeologico, sociale e politico). Oltre a una complessa molteplicità di campi di indagine, sottolinea l'esistenza di una complessità morfologica e strutturale. In effetti, i paesaggi possono essere considerati entità diverse in costante evoluzione.
Dopo un'analisi del termine paesaggio e delle sue articolazioni storiche e geografiche, il libro identifica un fil rouge tra i diversi significati: la non coincidenza della città con il paesaggio stesso. In effetti, i termini 'paesaggio' / 'paysage' contengono le parole 'paese' / 'pays' ma aggiungono anche una prospettiva o (meglio) una visione attraverso i suffissi '-aggio' / '- età'. Tra le numerose definizioni del termine ‘paesaggio’, l’autore sceglie tre modalità di rappresentarlo: il punto di vista di umanisti, geografi e architetti.
Citando i testi di studiosi come Camporesi, Pedretti, Shama, Vitta, Dubbini, Simmel, Bodei, Romano e Jakob, Minuta esplora il termine ‘paesaggio’ da un punto di vista filosofico e letterario. Sottolinea il carattere sfuggente di una definizione di questo termine e la sua stretta relazione con il concetto di memoria. L'esperienza del paesaggio è quindi rivisitata nel suo sviluppo storico, artistico e filosofico. In particolare, la visione filosofica conduce al concetto di paesaggio come luogo sublime. Dal diciottesimo secolo la sfida lanciata dall'uomo alla grandezza e al dominio della natura porta a un misto di curiosità e paura che contribuisce alla scoperta di una bellezza intensa e accattivante, una nuova immensità in cui l'uomo vuole perdersi. L’autore conclude questa fase identificando due paradossi interessanti. La prima riguarda la rappresentazione di un paesaggio in un momento definito, che in realtà si confronta con un'identità fenomenologica in costante mutamento. Il secondo paradosso deriva dal doppio significato del termine: la sua rappresentazione e la cosa stessa, cioè ciò che una persona percepisce in un momento specifico. In effetti, il paesaggio può essere considerato la stratificazione di molte immagini del paesaggio sedimentate nella nostra memoria e non può esistere in sé, ma come qualcosa che comunica a un essere cosciente.
 
Minuta esplora il punto di vista dei geografi analizzando il pensiero di vari studiosi (Gambi, Sestini, Sereni, Farinelli, Dal Sasso, Franchini, Turri) e sottolineando, in particolare, quello di Lucio Gambi che considera il paesaggio geografico una sintesi astratta di paesaggi visibili. Il paesaggio sensoriale di Gambi è costituito da un numero molto elevato di elementi e difficilmente si ripete nella sua interezza in diversi punti della superficie terrestre. Il paesaggio geografico è, al contrario, costituito da un piccolo numero di elementi: in questo modo è possibile tentare l'identificazione e il confronto delle principali forme del paesaggio terrestre. Minuta conclude questa parte sottolineando la necessità di avere un approccio interdisciplinare, non multidisciplinare (Tosco, 2007) per ottenere una comunicazione attiva delle conoscenze, l'intersezione delle competenze e l'integrazione degli obiettivi da raggiungere.
Successivamente l’autore descrive il punto di vista di architetti e urbanisti citando il significato del paesaggio per architetti secondo Prandi: tutto ciò che può avere una relazione con il progetto, indipendentemente dalla topologia e dalla posizione geografica. Prandi ipotizza diversi gradi di equilibrio tra architettura e paesaggio e indica alcuni casi emblematici italiani. Dalla dimensione figurativa del paesaggio definita da Le Corbusier, al "terzo paesaggio" di Clément, passando per il paesaggio procedurale di Purini e quello antropogeografico di Gregotti (o paesaggio come "architettura su larga scala"). Minuta continua il suo lavoro di analisi fino alla relazione tra pittura come “poesia silenziosa” e poesia come “pittura parlata”, definita da Ponte, che mette in discussione la scomparsa del paesaggio di "genere" dall'estetica, trasformandosi in una non-architettura. Minuta conclude sottolineando, ancora una volta, l'elusività di una definizione attuale di paesaggio nella sfera architettonica. Probabilmente, come sostiene Migliorini, anche per Minuta, oggi la nozione di paesaggio appare come un'esigenza di conoscenza e analisi all'interno di una complessa stratificazione di trasformazioni ambientali, sia passate che in corso. Come dice Turri: leggere il paesaggio è come leggere un libro o assistere a uno spettacolo teatrale. Per questo motivo, Minuta identifica i codici di lettura (segni riconoscibili) che possono aiutarci a dare un significato a ciò che vediamo. Infine, citando Salerno, Minuta affronta la questione del rilievo paesaggistico procedendo attraverso una pluralità di registri (rilievo "estetico" o "fisionomico"): dall'analisi dello spazio, alle sue trasformazioni, ai materiali che lo costituiscono. Minuta conclude questa parte citando l'attuale problema sollevato da Jakob: il paesaggio non è più solo l'espressione di un mondo uniforme, ma è anche uno dei mezzi essenziali che contribuiscono alla crescente globalizzazione di concetti e schemi visivi.
La panoramica delle definizioni del paesaggio ha l’obiettivo di definire le caratteristiche del paesaggio del Lago di Garda. Minuta tratta l'argomento descrivendo la struttura ambientale e costiera del lago a partire dalle storie dei famosi viaggiatori tra i quali spicca Goethe, che definisce il Garda come "meraviglioso effetto della natura". Dopo una descrizione dettagliata del lago dal punto di vista fisico, morfologico e geografico, Il libro si concentra sul periodo storico in cui ha avuto luogo il passaggio dalla definizione evocativa di "viaggio" a quella più popolare di "turismo". Dalla seconda metà del XIX secolo, le innovazioni scientifiche (la locomotiva a vapore) e il cambiamento delle strutture economiche coinvolgono anche il Lago di Garda, caratterizzato da una posizione strategica e crocevia di importanti vie di comunicazione. Alla fine del diciannovesimo secolo, il Lago di Garda si presentava ancora come natura incontaminata, soprattutto nelle regioni settentrionali. Dopo l'unificazione dell'Italia, i principali settori produttivi erano rappresentati da agricoltura, pesca e manifattura. Prima del boom turistico, la fortuna dei centri del Garda dipendeva dal traffico commerciale e dalla presenza di porti efficienti.
Nell'opera di Minuta, la questione dell'identità del Lago di Garda gioca un ruolo molto importante. Descrive il lago attraverso gli occhi dei viaggiatori famosi e del Grand Tour, e sottolinea il suo evidente carattere mediterraneo. Questi aspetti si sono trasformati in propaganda per le ricche famiglie austriache e tedesche che hanno iniziato la nuova stagione del turismo lacustre. Riconoscendo la pratica del restauro di antiche ville aristocratiche come la pratica di progetto più alla moda, Minuta indica le opere degli architetti Franco e Caregaro Negrin ed elenca una serie di Ville situate sulla costa veronese.
Attraverso un esame dettagliato degli effetti negativi di un'urbanizzazione speculativa, dall'eccessiva costruzione delle coste al progetto di ‘arredo urbano’, Minuta arriva alla descrizione dell'attuale condizione critica di mobilità determinata anche da un'orografia sfavorevole. In effetti, la strada Gardesana è diventata la spina dorsale del sistema di urbanizzazione, collegando case vacanza, campeggi e ristoranti che hanno assorbito le vecchie aree abitate. Citando Turri, Minuta ricorda che la futura sfida della regione del Garda si concentrerà sulla protezione dell'identità del Lago di Garda, consistente nel suo rapporto con le aree circostanti, con le montagne e le colline che fanno parte del suo paesaggio inteso nella sua unità percettiva.
 
Minuta conclude questa parte descrivendo minuziosamente le principali architetture della seconda metà del XX secolo costruite da importanti architetti come Muzio e Maroni, Cecchini, Fedrigolli, Bontempi e Betta. Minuta si dilunga nella descrizione della casa dello scrittore André Bloc e nella ristrutturazione del lungolago di Salò, entrambi di Vittoriano Viganò. Elenca alcune sistemazioni costruite da Vercelloni e Mazzucchelli, da Sottsass, Perghem Gelmi e Lorenzi. Prima della seconda parte del libro, Minuta offre un elenco delle architetture del Garda accompagnate da mappe e suddivise nelle tre province che si affacciano sul lago: Brescia, Trento, Verona.
Nel cuore del libro, l’autore presenta la sua proposta di linee guida basate su una nuova metodologia e una nuova visione di luoghi che, prima di tutto, devono considerare i valori ambientali, paesaggistici e naturalistici consacrati da una cultura secolare. La nuova interpretazione procedurale dei luoghi di Minuta è articolata su tre scale: la dimensione architettonica, urbana e paesaggistica. Con grande competenza e metodicamente, il libro propone dieci linee guida basate su riferimenti teorici e accompagnate da progetti esemplari. Dopo aver proposto una nuova visione dei luoghi (prima linea guida), Minuta organizza le seguenti nove linee guida in gruppi da tre, ottenendo tre gruppi corrispondenti a tre aspetti in scala di un'interpretazione dell'identità dei vari luoghi: dare valore alla permanenza del rintracciamento delle mura difensive delle città evidenziando il loro carattere monumentale (architettura), riqualificando il litorale naturale del lago valorizzando le aree pubbliche e private (città) adiacenti, controllando la dispersione urbana, dando valore alle architetture di importanza storica e ripensando la grande rete stradale (paesaggio).

Olivia Longo





Autore: Umberto Minuta
Titolo: Paesaggio e architettura sul Lago di Garda
Sottotitolo: Strategie per un progetto contemporaneo
Lingua: italiano
Collana: Città Natura Infrastrutture
Editore: FrancoAngeli
Caratteristiche: formato 14x21,5 cm, brossura, bianco e nero
ISBN: 9788891768629
Anno: 2019


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