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Recensioni

Dell'Aira FAM

In viaggio verso il progetto. La “partecipazione” nell’insegnamento dell'architettura

Paola Veronica Dell’Aira trasmette, attraverso il suo libro, Il “Banco di prova”. Esperienze di didattica partecipata, un coinvolgente, innovativo, ambizioso e incalzante metodo didattico sperimentato e collaudato al primo anno della Laurea Triennale in Scienze dell’Architettura, presso l’Università Sapienza di Roma, tra gli anni accademici 2012-2013 e 2017-2018. 
Una vera e propria miscellanea di esercitazioni pratiche e teoriche svolte dagli studenti secondo un articolato programma di attività tematiche, finalizzate alla costruzione “passo dopo passo” del complesso immaginario che uno studente al primo anno di architettura deve imparare a maneggiare, implementare e governare al fine ultimo del progetto. La parola scritta, le immagini e i disegni sono assunti come principali strumenti di costruzione del suddetto immaginario in divenire. 
La lettura del solo indice proietta all’interno di una dimensione altamente umanistica, quasi a volere rivendicare l’appartenenza dell’architettura a questa sfera disciplinare. Esso traduce immediatamente l’ideale approccio alla didattica da parte dell’autrice del libro: insegnare allo studente del primo anno il piacere del mestiere dell’architetto che si dilata ben oltre l’orario di lavoro e invade il tempo libero inteso come spazio proficuo per coltivare la curiosità verso le mille sfaccettature del sapere (multi)disciplinare che regge la professione. Lo studente al primo anno di architettura, edotto rispetto alla coraggiosa missione che sta per intraprendere, viene spinto a diventare “lector in fabula”, ossia soggetto attivo nel lavoro di didattica dal quale dipenderà il suo apprendimento.
Paola Veronica Dell’Aira imposta il suo corso, comprendente un modulo di Elementi di Lettura del Paesaggio Urbano e un laboratorio di progettazione sul tema della casa applicata alla pratica della rigenerazione urbana, come una sorta di “Gaming Simulation”. L’obiettivo finale è il progetto di 3 edifici residenziali all’interno di 3 vuoti urbani preesistenti in una parte di tessuto romano e derivanti dai bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale. Lo studente viene “assunto” come stagista all‘interno di uno studio di progettazione (il laboratorio didattico) organizzato in team di lavoro a sua volta coordinati dal “capo team”. In questa simulazione, lo studente è chiamato a svolgere differenti “commesse” periodiche concretizzate in esercitazioni pratiche utili alla disamina del tema di progetto secondo aspetti culturali, teorici, morfologici, tipologici, di ricaduta sociale e urbana, spaziali, tecnici, materici, di dettaglio. Lo studente/stagista è messo al centro di una visione panottica transcalare rispetto al tema; dal cucchiaio alla città e viceversa. Un metodo impostato quasi secondo il diagramma della struttura didattica di Walter Gropius per il suo Bauhaus, da cui traspare la razionalità del pensiero tecnico della scuola formatasi, però, attraverso una svariata tipologia di attività che lo studente praticava in una specie di “teatro totale” dell’architettura.
Questo teatro totale dell’apprendimento, secondo quanto traspare dalla lettura, è l’insieme delle esperienze reali che inevitabilmente condizionano il lavoro dell’architetto: la storia dell’architettura e della critica di architettura che tramanda il pensiero e la poetica dei protagonisti; i riferimenti progettuali che alimentano la consapevolezza sul come agire rispetto ai vari contesti; il viaggio come scoperta e conoscenza sul campo dei fatti urbani contemporanei come sedimenti di un eterno passato; il mondo della comunicazione e della rappresentazione del progetto nelle sue svariate denotazioni; le tendenze sociali attuali espresse attraverso gusti, usi e costumi rispetto al mondo delle arti, delle scienze e delle dinamiche che regolano l’auto-apprendimento culturale; i libri come migliori amici dell’“architetto come intellettuale”  (Biraghi, 2019).
L’autrice assume tutto ciò come strumento di didattica e lo affida alla critica e alla interpretazione dello studente sollecitato, di volta in volta, da spunti di riflessione che alimentano rapporti dialettici tra docente e discente.
Le esercitazioni affidate agli studenti sono organizzate rispetto a differenti obiettivi:
-    sollecitare l’interesse dello studente verso le svariate iniziative collaterali alla didattica come mostre, convegni, proiezioni di filmati e documentari, presentazioni editoriali, seminari e lezioni. Gli studenti sono stati invitati a partecipare ad un elenco di iniziative selezionate dal docente e a redigerne una recensione nel rispetto di regole editoriali imposte.
-    Riflettere sull’essenza delle cose, vero motivo del progetto e delle scelte progettuali. Mediante l’invio di mail contenenti spunti di riflessione, il docente pone all’attenzione dello studente tre differenti argomenti rispetto ai quali vengono posti quesiti particolari, la cui soluzione necessita di un processo interpretativo e critico avanzato da parte dello studente stesso.
-    Avvicinarsi al progetto senza velleità personali sintomatiche dell'aggettivo possessivo “mio” che spesso accompagna la spiegazione del progetto stesso da parte dell’autore. Strumentale all’esercitazione sono il pensiero di Michelucci rispetto al concetto di “Mano nascosta”; il rapporto tra Adalberto Libera e Curzio Malaparte, autorevole principe al quale Libera dovette sottostare sino al punto di essere sciolto dall’incarico di progettista della famosa villa Malaparte nella fase di curatela degli interni; il diritto dell’abitante della casa di plasmarla secondo le proprie abitudini e comodità, ben espresso dalla mostra “La casa abitata. Progetti di Ricci e Savioli” e dalle foto di vita quotidiana all’interno della Casa di Dahlewitz, Berlino, di Bruno Taut.
-    Fissare nella mente principi fondanti il mestiere dell’architetto attraverso la recensione di tre testi chiave rispetto all’obiettivo del corso, tra cui lo scritto di Le Corbusier, Il “vero” sola ragione dell’architettura in Domus 118, ottobre 1937; Alvaro Siza, Costruire una casa in De Llano P., Castanheira C., Alvaro Siza. Opere e progetti, Electa, Milano, 1990; Adolf Loos, Regole per chi costruisce in montagna in Loos A., Parole nel vuoto, Adelphi, Milano, 1990.
-    Avanzare una propria interpretazione rispetto ad una particolare pratica progettuale. Nel caso specifico è stato adottato il tema del restauro conservativo dei centri antichi applicato al progetto di recupero della Chiesa Madre e Piazza Alicia a Salemi di Alvaro Siza. Lo studente è stato invitato a formulare una linea di principio sul tipo di ragionamento che sostiene il progetto moderno e contemporaneo spesso vincolato da particolari condizioni di tutela contestuali.
-    Comunicare il progetto in maniera efficace e precisa mediante l’assunzione di casi studio da descrivere con parole e immagini nel formato “PechaKucha”, ossia lezioni brevi svolte mediante l’uso di 20 slides della durata di 20 secondi ciascuna.
-    Prendere confidenza con modelli spaziali associati al tipo della residenza. Il Raumplan di Loos, lo Zwischenraum di Scharoun, la Promenade Architecturale e l’Open Plan di Le Corbusier. Da tali modelli lo studente apprende l’importanza della composizione planimetrica come generatrice spaziale e degli alzati come progetto parallelo alla pianta. La sezione è un progetto nel progetto e il prospetto è la manifestazione dello spazio bidimensionale come dimostrato dai casi studio romani della Palazzina Il Girasole di Luigi Moretti, la Palazzina in Largo Spinelli di Ugo Luccichenti, la Palazzina in via Magna Grecia di Angelo Di Castro, la Palazzina Rea di Mario Ridolfi e Wolfgang Frankl e la Palazzina in via Archimede di Ugo Luccichenti.
-    Comprendere l’importanza del lavoro di squadra tramite il quale si condividono idee e punti di vista che maturano e consolidano la consapevolezza progettuale.

Il metodo didattico descritto nel Banco di Prova sottende un desiderio preciso da parte dell’autrice; quello di riuscire a trasmettere l’amore per l’architettura a chi sceglie di intraprenderla e avviare, sin dal primo anno di università, un processo che tende alla formazione non di un architetto, bensì di un intellettuale in grado di ragionare, porsi domande, confrontarsi costantemente, scambiare sapere, trovare la risposta, reinterpretare la storia, immaginare e sintetizzare il proprio caleidoscopio mentale nel progetto.
La scelta di non pubblicare, anche solo in forma esemplificativa, i progetti degli studenti come dimostrazione pratica dell’applicazione del metodo didattico, rappresenta forse la precisa volontà da parte dell’autrice, di privilegiare il viaggio verso una delle tante possibili soluzioni che il progetto stesso è chiamato a dare, rispetto ad una domanda pratica, reale, qui ed oggi, per la città contemporanea.


Paolo Strina





Autore: Paola Veronica Dell'Aira
Titolo: Il “Banco di prova”. 
Sottotitolo: Esperienze di didattica partecipata
Lingua: italiano
Collana: Passo per Passo. Percorsi di apprendimento in architettura
Editore: Aracne
Caratteristiche: formato 15x21 cm, brossura, b/n e colori
ISBN: 9788825516814
Anno: 2018


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