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Il cambiamento delle abitudini urbane in Svezia durante la pandemia di Coronavirus

Ann Legeby, Daniel Koch




Introduzione: una pandemia che lascia un’impronta nella città
Durante la pandemia di Coronavirus, la vita a Stoccolma ha subito profondi cambiamenti e i cittadini hanno adottato nuovi modi di utilizzare gli spazi. Dall’inizio di marzo sono state introdotte diverse restrizioni che hanno drammaticamente limitato il modo di spostarsi delle persone e l’uso che loro fanno della città (pagina web della regione di Stoccolma). Il distanziamento fisico è stato definito la misura più efficace per frenare la diffusione del virus (Prem et al. 2020). All’obbligo di rimanere in casa per chiunque avesse sintomi ha fatto seguito la raccomandazione di lavorare da casa e di non prendere i mezzi pubblici se non in caso di stretta necessità. Le università e i licei hanno adottato la didattica a distanza. Sono stati vietati gli assembramenti con più di 50 persone. Che il distanziamento fisico incida fortemente sulle pratiche e le routine quotidiane è evidente in modo palese in ogni parte della città. Tuttavia, i presupposti per mettere in atto oltre che il distanziamento fisico, anche il lavoro e lo studio da casa variano considerevolmente, e ne hanno risentito negativamente soprattutto i quartieri caratterizzati dal sovraffollamento e dalla forte dipendenza dal trasporto pubblico (Hansson et al. 2020). Essenziali risultano la natura e i parchi in quanto possono offrire isolamento e hanno effetti benefici (Hartig and Kahn 2016, Samuelsson et al. 2018).
Per capire com’è cambiato il modo di utilizzare la città, abbiamo inviato il 25 marzo un questionario web-(PPGIS) in tre città svedesi, Stoccolma, Uppsala e Göteborg. Agli intervistati viene chiesto di descrivere come siano cambiate le loro abitudini nel senso di indicare quali siano i luoghi che utilizzano di più, tanto quanto prima o quelli che evitano contrassegnandoli su una mappa e aggiungendo informazioni su quali attività vi svolgono. L’obiettivo è di capire meglio come la pandemia e le successive restrizioni abbiano inciso sulle abitudini e nell’individuare quali posti vengano utilizzati o evitati, e perché.
Questo studio contribuisce a sviluppare ulteriormente una precedente ricerca su come la città fornisca luoghi che possono contrastare la segregazione, su come le condizioni di vita disuguali producano e riproducano modelli di segregazione (Legeby 2013, Legeby and Marcus 2011), e su come l’architettura, la disposizione materiale e spaziale della città cosí come la sua configurazione siano legate al potere e alla rappresentazione (Koch et al. 2019). Ma anche la ricerca sui meccanismi e le condizioni per evitarlo (Koch 2016). Lo spazio urbano pubblico è considerato cruciale per le interazioni e gli scambi intercorrenti tra i cittadini (Young 1996, Zukin 2005, Amin 2012), laddove le proprietà della configurazione creano le condizioni per diversi processi sociali (Hillier 1996, Hanson 2000, Vaughan e Arbaci 2011). L’architettura e l’ambiente costruito danno luogo a un panorama di opportunità in cui la creazione delle condizioni di vita nei vari quartieri è influenzata dall’accesso a diverse risorse sociali. Soprattutto i gruppi con meno risorse dipendono strettamente da quali servizi e quali strutture si trovino nelle loro vicinanze (Fainstein 2010, Tonkiss 2013). A causa della pandemia e delle restrizioni che l’hanno seguita molta gente è stata costretta in casa, o per il lavoro a distanza, o per l’istruzione a distanza, o perché disoccupata, o perché licenziata. E le persone esortate o costrette a rimanere a casa, finiscono per diventare fortemente dipendenti da quali servizi e opportunità siano accessibili a livello locale. La crisi ha accentuato ancora di più le disuguaglianze e ha posto le persone con limitato accesso alle risorse e ai servizi sociali in uno stato di forte svantaggio.
Questo documento prenderà specificamente in esame i luoghi che i cittadini hanno iniziato a utilizzare maggiormente secondo quanto riferiscono nel questionario web. I dati mostrano che durante questa pandemia la gente ha continuato a recarsi nei luoghi dove può ottenere servizi, ma si è recata altresì in aree naturali, in parchi e in altre aree verdi. Gli intervistati riferiscono che si recano anche in questi luoghi perché sono di facile accesso. I risultati mostrano l’importanza di disporre nel quartiere di servizi nelle vicinanze e di avere facilmente accesso a parchi e aree verdi. Noi sosteniamo che ciò dimostra la necessità di ridurre le disuguaglianze nelle aree urbane e di dar vita ad una città percorribile a piedi o in bicicletta dove la gente possa trovare a breve distanza servizi, posti di lavoro e risorse sociali.

Risultati
I risultati dell’indagine relativi al primo mese in tre città a partire dal 25 marzo contengono 2297 risposte. Gli intervistati hanno segnato su una mappa il luogo dove vivono, quali luoghi continuano a frequentare, quali evitano, e quali luoghi hanno frequentato in maggior misura rispetto a prima dello scoppio dell’epidemia di Coronavirus e dell’introduzione delle restrizioni. Hanno segnato sulla mappa riportata quello che fanno ora nei luoghi che frequentano o quello che facevano normalmente nei luoghi che ora evitano. Un confronto tra le tre città mostra che la percentuale dei luoghi maggiormente utilizzati è piuttosto simile, tuttavia, a Göteborg, la percentuale dei luoghi evitati è minore rispetto a Stoccolma e Uppsala, il che significa che a Göteborg è maggiore anche la percentuale dei luoghi ancora visitati e questo indica che i cambiamenti delle abitudini sono stati più marcati a Stoccolma e Uppsala, città molto più colpite dall’epidemia di Covid.

Questo documento si concentrerà principalmente sull’indagine di Stoccolma che include 895 risposte. La maggior parte degli intervistati sono donne e la fascia di età dominante è quella tra i 25 e i 64 anni.
Tra tutti i posti segnalati, il 44% corrisponde a luoghi che la gente continua a frequentare. Il motivo principale per farlo è di utilizzare determinati servizi, ad esempio negozi, assistenza sanitaria, ristoranti, eccetera. Altri motivi segnalati in misura notevole ma minore, sono ad esempio lo studio o il lavoro, il prender parte a un’attività organizzata, oppure la presenza nel luogo di funzioni chiave, ad esempio parco giochi, fermata dell’autobus eccetera, come anche il desiderio di isolamento.
I posti che gli intervistati segnalano di evitare o di usare in minor misura, costituiscono il 42% di tutti i luoghi segnalati. Come per i luoghi che sono ancora frequentati gli intervistati riferiscono che questi normalmente erano utilizzati perché forniti di determinati servizi, o perché vi lavoravano o studiavano. In misura minore, riferiscono che i luoghi che evitano sono quelli dove normalmente incontrano amici e familiari, dove partecipano a un’attività organizzata, dove cercano lo stile di vita urbano o dove utilizzano strutture come parchi giochi e fermate degli autobus.

I luoghi segnalati come i più utilizzati costituiscono il 14% della totalità. La gente vi si reca principalmente in cerca di isolamento ma inoltre sono anche di facile accesso. Quindi le nuove abitudini quotidiane includono l’utilizzo di luoghi in prossimità di dove la gente vive. Nei commenti scritti, si può osservare che di solito la gente vi si reca per fare una passeggiata, per darsi alla contemplazione, per immergersi nella natura, per addentrarsi nella foresta, o per la ricreazione e il relax, per fare trekking o escursioni. Ciò indica che i parchi e le altre aree verdi sono stati importanti durante la pandemia perché abbiamo analizzato la relazione tra i luoghi segnalati e le aree verdi. Di tutti i 434 luoghi segnati quasi 2/3 si trovano all’interno di un’area verde1. Anche quando i luoghi non si trovano all’interno di un parco o di un’area verde, il 43% tuttavia è localizzato a meno di 100 metri da un parco o zona verde.

Conclusioni
Dai risultati appare chiaro che la gente ha cambiato le sue abitudini, nel senso che gli intervistati riferiscono di continuare a recarsi in luoghi dove possono utilizzare determinati servizi ma di evitare quei luoghi dove prima si recavano per lavoro (o per studio) o per utilizzare (anche qui) i servizi. Il fatto che la categoria dei “servizi” sia una categoria importante in tutte e tre le alternative suggerisce che sia avvenuta una riconfigurazione sia di chi fa uso di tali servizi sia dei servizi stessi, ad esempio si sono scelte alternative più vicine alla casa o si è data priorità a determinati tipi di servizi. Una piccola parte delle risposte si riferisce a luoghi dove la gente si reca più frequentemente, e i principali motivi segnalati sono che vi si trova isolamento e che sono di facile accesso. Questi luoghi che ormai sono diventati parte della routine quotidiana di ognuno, sono in gran parte situati all’interno o in prossimità di aree verdi urbane, parchi e aree naturali.
Ciò significa che le città o i quartieri dove l’accesso a parchi e zone verdi è scarso offrono agli abitanti condizioni sfavorevoli per far fronte alla pandemia e alle conseguenti restrizioni, e questo implica che coloro che abitano in queste aree urbane saranno colpiti in modo più negativo dai limiti imposti ai loro schemi di movimento e che l’autoisolamento e la pratica del distanziamento fisico incide sulla loro possibilità di aver accesso ai servizi e all’ uso di spazi pubblici appartati, o li costringe a percorrere maggiori distanze, potenzialmente costringendoli all’ uso di mezzi pubblici. Pertanto, noi sosteniamo che le città e i quartieri che offrono l’accesso a parchi e aree verdi sono più resilienti verso questo tipo di crisi. I risultati dimostrano anche che l’uso dei servizi è tuttora importante, e che costituisca quindi un punto critico l’accesso a strutture quali negozi di alimentari, assistenza sanitaria, parchi giochi ma anche istituzioni culturali come le biblioteche. Un`adeguata accessibilità è di particolare importanza nei quartieri caratterizzati da sovraffollamento, livelli di reddito più bassi o alti tassi di disoccupazione. Si fa qui riferimento a concetti quali quello di città accessibili (Marcus e Koch 2017) o di città percorribili a piedi che sono associate a una rete stradale continua (Hillier et al. 2010, Vaughan et al,. 2015, Legeby 2013). Il sindaco di Parigi ha evidenziato un concetto simile durante la pandemia, la “Città dei quindici minuti”2. Noi sosteniamo che una prassi di pianificazione che abbia cura di introdurre un insieme più variegato di pratiche urbane possa preparare meglio le nostre città a diverse forme di crisi in futuro. Dal punto di vista della sostenibilità e della resilienza, la pianificazione urbana e la pratica architettonica devono creare condizioni uguali di vita e una maggiore diversità di spazi pubblici, di luoghi che da una parte permettano una vivace vita sociale urbana per contrastare la segregazione ma che, dall’altra, favoriscano l’isolamento.


Ringraziamenti
Gli autori ringraziano per il supporto il Senseable Stockholm Lab finanziato dalla Città di Stoccolma, KTH Royal Institute of Technology, Camera di Commercio di Stoccolma e Newsec, con la collaborazione del MIT Senseable City Lab. Inoltre, lo studio è stato supportato dall’Applied Urban Design, KTH.


Note
1 La mappa sociotopica di Stoccolma usata include parchi e aree verdi più ampie di 0,5 ettari
2 https://www.bloomberg.com/news/articles/2020-02-18/paris-mayor-pledges-a-greener-15-minutes-city


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