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L’architettura della musica

Steven Holl




Una composizione è come una casa in cui gironzolare.
John Cage

La musica, come l’architettura, è un’esperienza coinvolgente: ti circonda. Ci si può allontanare da un dipinto o da una scultura, mentre la musica e l’architettura avvolgono il corpo nello spazio.
Il portfolio “Architectonics of Music” comprende una selezione di quattro progetti che sperimentano nuovi linguaggi architettonici nati dal legame interdisciplinare tra architettura e musica.
Tesseracts of Time, la collaborazione con la coreografa Jessica Lang, è stata suggerita dal fatto che architettura e danza sono agli estremi opposti dello spettro rispetto al tempo: duraturo vs. effimero, ma potrebbero fondersi in una compressione di spazio e tempo . La musica dei compositori David Lang, Morton Feldman, John Cage, Iannis Xenakis e Arvo Pärt è stata scelta per il suo potenziale geometrico.
Guardando alla composizione musicale, la Stretto House, costruita in Texas nel 1992, è stata disegnata in analogia diretta con la netta divisione tra pesante e leggero che Béla Bartók opera nel suo lavoro Musica per archi, percussioni e celesta. Per questo progetto ho ideato un’equazione per spiegare la condizione per cui il suono sta al tempo come la luce sta allo spazio:

        materiale × suono              materiale × luce
                 tempo                               spazio


Unire musica e architettura può dare luogo ad un’esperienza spaziale davvero unica e dinamica. Per la progettazione del nuovo Maggie’s Centre, attualmente in costruzione nel centro storico di Londra, la facciata in vetro colorato dell'edificio è stata ispirata dalla notazione neumatica della musica del canto medievale del XIII secolo. Un nuovo materiale isolante, un tipo di vetro mai utilizzato prima, porta una meravigliosa luce colorata all'interno mentre i visitatori fanno esperienza dell’edificio.
La storia della musica antica e il luogo sono stati l’ispirazione per il museo della musica di Huangzhou, una proposta non ancora realizzata. Il tema progettuale si sviluppa a partire dall’idea che ciascuno degli otto volumi dell’auditorium del museo si riferisca a uno degli otto suoni, noti come “bayin” (八音), nella musica tradizionale cinese: seta, bambù, legno, pietra, metallo, argilla, zucca e cuoio. Qui la materialità della musica diventa un riferimento diretto al vocabolario architettonico.
La ricerca sulla musica e l’architettura continua ad essere fonte di ispirazione ed è particolarmente necessaria nel momento presente in cui la pedagogia e la pratica architettonica sono prolisse, senza direzione, prive di idee e di spirito. Negli ultimi dieci anni ho insegnato con Dimitra Tsachrelia all’Advanced Design Studio Architectonics of Music presso la scuola di architettura della Columbia University. In questo semestre [maggio 2017, n.d.r.] ci siamo concentrati sul lavoro del compositore Iannis Xenakis, che era un ingegnere, architetto e matematico che ha veramente messo in relazione architettura e musica con strategie concettuali innovative. Nel laboratorio abbiamo esperito le potenzialità di un’architettura futura, aperta tanto alla sperimentazione quanto connessa con lo spirito. Mentre ci chiediamo “cos’è l’architettura?”, ci chiediamo anche: “cos’è la musica?”.

Tesseracts of Time (2015)*
Sia l’architettura che la danza condividono la passione per lo spazio e la luce nel tempo. Tuttavia, per quanto riguarda il tempo, essi si trovano agli estremi opposti dello spettro. L’architettura è una delle arti di più lunga durata, mentre la realizzazione di un pezzo di danza può essere un processo molto rapido e il lavoro scompare man mano che la sua esecuzione volge al termine. Qui i due estremi si fondono. La mia collaborazione con la coreografa Jessica Lang fonde danza e architettura a partire dall’analogia con le quattro stagioni, in cui spazio e tempo sono ridotti e compressi nell’arco di soli venti minuti. Le quattro sezioni della danza corrispondono a quattro diversi tipi di architettura: 1. Sotto terra (UNDER); 2. Nel terreno (IN); 3. Sul terreno (ON); 4. Sopra il suolo (OVER).
La prima sezione (UNDER) inizia con un lento movimento della luce solare proveniente dall'alto che attraversa gli spazi interni curvi dell'architettura. La danza vibra fisicamente nelle ombre scure del palco. I ballerini sono vestiti con costumi geometrici e angolari neri. Il loro movimento si basa su ed è guidato in maniera lineare dalla partitura percussiva Anvil Chorus, di David Lang. Nella seconda sezione (IN) sequenze spaziali piene di luce profonda vengono proiettate in pellicola. Il movimento di danza sfida la gravità ed esplora la geometria in un momento di grande espressione emotiva. Spazio e corpo in bianco e nero lavorano in sincronia con la musica minimalista per pianoforte Patterns in a Chromatic Field, di Morton Feldman. La terza sezione (ON), tutta in bianco, mette in scena tre frammenti di tesseratto alti dodici piedi ciascuno. In geometria, il tesseratto è l’analogo quadridimensionale di un cubo. Nella danza, il movimento ne esplora la spazialità nella terza dimensione del palcoscenico. La musica suonata dal pianoforte a percussione preparato da John Cage per The Perilous Night. La quarta sezione (OVER) inizia con la tensione sonora e l’energia dei tesseratti che vengono sollevati in alto dalla musica di Iannis Xenakis Metastaseis. A differenza che nelle sezioni precedenti, un’esplosione di colori inonda il palco, con ballerini dai colori asimmetrici arancione e rosso. Solfeggio di Arvo Pärt prende forma in una sintesi di forme cromatiche mentre la danza si sprigiona come un'alba in frasi intensamente liriche e ipnotiche, meditative.
Come per le stagioni, il finale ritorna nell’oscurità dell’inizio di UNDER. Nessun inizio, nessuna fine.
L’intero pezzo dura un anno - quattro stagioni - ma è compresso in venti minuti. Poiché ci sono 525.600 minuti in un anno, questo rapporto di compressione porterebbe la durata della vita umana media a quattro anni.

Stretto House, Residenza privata, Dallas, Texas (1992)
Situata di fianco a tre stagni alimentati da sorgenti naturali e generati da delle dighe di cemento, la casa proietta il carattere del sito in una serie di “dighe spaziali” in blocchi di cemento, attraversate da uno “spazio acqueo” con una struttura in metallo. Analogamente alla forma dello “stretto” in musica, l’acqua, scorrendo sopra le dighe, genera un riflesso che si sovrappone al paesaggio dello spazio esterno e alla virtuale sovrapposizione degli spazi interni. Lo “stretto” con cui si stabilisce l’analogia è quello della musica di Bartók Musica per archi, percussioni e celesta. Attraverso quattro movimenti, il brano si compone di una divisione netta tra pesante (percussioni) e leggero (archi). Laddove la materialità della musica risiede nella strumentazione e nel suono, questa architettura tenta una corrispondenza nella luce e nello spazio.
L’edificio è formato da quattro sezioni, ciascuna composta da due modalità: muratura ortogonale pesante con metallo leggero e curvilineo. Il blocco di cemento e il metallo ricordano l’architettura vernacololare del Texas. La pianta è sempre ortogonale, mentre la sezione è curvilinea. La foresteria genera un’inversione, cioè il piano è curvilineo e la sezione ortogonale, simile alle inversioni del soggetto nel primo movimento della partitura di Bartók. Nel volume principale della casa lo spazio acqueo si sviluppa in diversi modi: i piani del pavimento trascinano lo spazio nel successivo, i piani del tetto sollevano lo spazio sopra i muri ed un muro ad arco attira la luce di un lucernario verso il basso. Getti di calcestruzzo, vetri dalle forme fluide, vetro curvi e pavimenti “liquidi” in terrazzo riportano i concetti spaziali nei dettagli e nei materiali.
Raggiungendo la casa da un vialetto con ponte che attraversa il corso d’acqua, il visitatore attraversa gli spazi sovrapposti della casa, scorgendo i giardini ai suoi lati e raggiungendo infine una stanza vuota immersa nell’acqua del laghetto esistente. e infine una stanza vuota allagata dal laghetto esistente. La stanza, raddoppiando il suo spazio nella riflessione e aprendosi sia verso la casa che sul sito esistente, diventa il centro asimmetrico di due diverse sequenze di spazio acqueo.

Maggie’s Centre, St. Barts, Londra (2011–2017)
Il sito nel centro di Londra fiancheggia il grande cortile del St. Bartholomew's Hospital. Fondato a Smithfield nel XII secolo, l’ospedale è il più antico di Londra e fu fondato contemporaneamente alla chiesa di San Bartolomeo Maggiore nel 1123. Rahere fondò la chiesa e l’ospedale “per la cura dei poveri”. Strati di storia caratterizzano questo sito unico, fortemente correlato alla cultura medievale di Londra.
Mentre la maggior parte dei Maggie’s Center realizzati sono edifici orizzontali, quello di St. Barts sarà più verticale, collocato su un sito pregno di significato. Sostituirà una semplice struttura in mattoni degli anni '60 adiacente ad un edificio in pietra del XVII secolo di James Gibbs, che ospita la Great Hall e la famosa scala di Hogarth. I Maggie's Centers, presenti in tutto il Regno Unito e ad Hong Kong, offrono supporto pratico, emotivo e sociale gratuito alle persone affette da cancro, alla loro famiglia e agli amici, secondo le idee di Maggie Keswick Jencks.
L’edificio, che aprirà a dicembre di quest’anno [dicembre 2017], è concepito come un “vaso all’interno di un vaso all’interno di un vaso”. La struttura è un telaio ramificato in calcestruzzo. Lo strato interno è in bambù traforato e lo strato esterno è in vetro bianco opaco, con frammenti di vetro colorato che richiamano la notazione neumatica della musica medievale del XIII secolo. La parola “neuma” ha origine dal greco pnevma, che significa forza vitale. Suggerisce il respiro vitale che riempie di ispirazione come un flusso d’aria, come il soffio del vento. Lo strato di vetro esterno è organizzato in fasce orizzontali, come un rigo musicale, mentre la struttura in cemento si ramifica come la mano. L’edificio di tre piani dispone di una scala aperta e curva, solidale con il telaio in cemento, con spazi aperti rivestiti verticalmente in bambù traforato. La geometria della facciata in vetro, come uno spartito musicale, è a strisce orizzontali larghe due piedi per nove pollici, che segue la geometria della scala principale lungo la facciata nord, mentre si solleva con un vetro trasparente che si affaccia alla piazza principale, segnando l’ingresso anteriore . Un secondo ingresso è posto ad ovest verso il giardino della chiesa limitrofa.
L’edificio termina con un grande tetto giardino con alberi da fiore, aperto al pubblico ed affacciato ad una grande sala per yoga, Tai Chi, riunioni e altre attività. All’interno il carattere dell’edificio è modellato dalla luce colorata che lambisce i pavimenti e le pareti, cambiando con l’ora del giorno e con le stagioni. L’illuminazione interna è organizzata per consentire alle lastre colorate insieme al vetro bianco traslucido della facciata di presentare una nuova, gioiosa, luminosa presenza in questo angolo della grande piazza del St. Barts Hospital.
Hangzhou Music Museum, Hangzhou, Cina (2009)
Il progetto del masterplan per il Museo della Musica propone di unificare il campus dell’Hangzhou City Planning Bureau e l’Hangzhou Normal University attraverso i vuoti tra gli edifici, come una cesura nella musica. Lo schema individua cinque vuoti tra gli edifici per riconfigurare la morfologia complessiva del campus. Il primo vuoto è l’antico giardino alberato. Il secondo vuoto è il Music Plaza con lo spazio di accoglienza ed uno specchio d’acqua. Il terzo, il quarto e il quinto vuoto utilizzano gli spazi tra gli edifici secondo programmi diversi, definendo aree aperte per spettacoli musicali, discussioni accademiche, caffè, ristoranti e attività ricreative. Questi vuoti sono definiti da semplici pergolati in legno, che rimandano all'architettura della dinastia Song, quando furono pubblicati i primi manuali di costruzione in legno. Il Music Plaza è coperto da un sottile strato d’acqua. I lucernari sul fondo del laghetto portano la luce in un grande spazio situato nella galleria sottostante. Questo spazio è flessibile, lo specchio d’acqua può essere prosciugato per accogliere un pubblico più ampio. Il Museo della Musica si basa sull’idea degli otto suoni, noti come “bayin”, della musica tradizionale cinese: seta, bambù, legno, pietra, metallo, argilla, zucca e cuoio. Mentre l’esterno dell’edificio è rivestito dello stesso legno delle pergole, gli otto volumi sono costruiti ciascuno con uno di questi otto materiali. Ogni volume contiene una camera in cui i visitatori non solo ascoltano la musica ma possono sperimentarne la produzione.


*Steven Holl in collaborazione con Jessica Lang; direzione e coreografia di Jessica Lang. Architectural Director, Dimitra Tsachrelia. Jessica Lang Dance: Clifton Brown, Randy Castillo, Julie Fiorenza, John Harnage, Eve Jacobs, Kana Kimura, Laura Mead, Milan Misko, Jammie Walker.

Il presente saggio è stato originariamente pubblicato in:
PAJ: A Journal of Performance and Art, Volume 39 | Issue 2 | May 2017, p.49-64. Tradotto in italiano e ripubblicato per gentile concessione dell’autore


Bibliografia
FRAMPTON K. (2002) – Steven Holl architetto, Electa, Milano. 
HOLL S. (2005) – Parallax. Architettura e percezione, Postmedia books, Milano.
HOLL S. (2019) – Architettura parlata, Postmedia books, Milano.
HOLL S. (2019) – Compression, Princeton Architectural Press, NY.

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