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La teoria sul balcone. Tra i paesaggi postpandemici di Lockdown Architecture

Se c’è una cosa che si può affermare della pandemia da Covid-19 è che ha innescato, a partire dalla sua diffusione globale nell’inverno scorso, una esplosione nella produzione di elaborazioni teoriche che non ha precedenti nella storia recente. Il fenomeno è inedito per quantità di contributi (comparsi online e su testate di ogni tipo), per densità (se rapportiamo quella quantità alla brevità del periodo in cui si è originata) e per varietà di campi in cui la pandemia sembra aver generato impatti tali da innescare il bisogno di una speculazione intellettuale di massa.
A un anno di distanza dall’inizio di tale produzione, una polarizzazione del patrimonio teorico ha cominciato gradualmente a delinearsi. In fondo, la pandemia interroga assai direttamente l’abitare, la vulnerabilità e la normabilità dei corpi – ovvero lo spazio e la biopolitica – e dunque a galvanizzarsi sono stati soprattutto appassionati di entrambe le discipline. Tra i quali si annoverano, ovviamente, una miriade di architetti.
Lockdown Architecture, curato da Nina Bassoli e recentemente edito nella collana Lotus Booklet, raccoglie quaranta contributi sul tema commissionati, a partire dallo scorso giugno, ad altrettanti studi di architettura (in maggioranza) e ad accademici, scrittori e intellettuali.
Collocati in ordine alfabetico per nome di battesimo degli autori, i contributi si dispongono attraverso il volume fluidamente, senza specifiche gerarchie tematiche o stilistiche, volontà d’altronde espressamente dichiarata dalla lettera di ingaggio – anch’essa inserita in apertura – in cui i partecipanti sono chiamati a riflessioni libere.
La piccola ma densa serie che ne deriva è una collezione la cui lettura risulta in un’esperienza appagante sia per chi si approssimi per la prima volta a questi temi, sia per i navigati voyeur dell’urbanistica del post-disastro.
Per i primi, la raccolta può essere considerata una utile carrellata delle principali questioni sollevate finora dalla pandemia in merito alle questioni urbane. Scandite dalle voci della rilevante selezione di esponenti del mondo delle discipline del progetto coinvolti, affiorano chiaramente questioni cardinali, tra cui il nuovo ruolo della dimensione del domestico e della casa-mondo in cui tutto si svolge, l’emergere di una sorta di inedito localismo ambientalista, l’osservabilità di nuovi confini fisici e immateriali nello spazio-tempo della vita quotidiana, la centralità dello spazio pubblico nelle dinamiche urbane, la rilevanza degli spazi residenziali aperti (balconi, terrazzi, cortili) e delle relazioni che essi abilitano, i nuovi spettri foucaultiani della sorveglianza totale, la comparsa di spinte a una controurbanizzazione anacronistica, regressiva e socialmente disgregante, che pure è uno tra gli scenari possibili per una società che dovesse decidere di basarsi integralmente sul concetto di distanza. Molto diffuso tra gli autori è anche il ricorso al legittimo dubbio tra le alternative estreme nulla sarà più lo stesso e tutto tornerà com’era, sospeso tra perplessità gattopardesche e desideri di rivoluzione.
Al contempo, per i secondi – cioè per gli osservatori già smaliziati dell’apocalisse in corso – il libro può essere considerato esso stesso forse un dispositivo quasi architettonico. Come un blocco per schizzi, ogni riflessione simile a un disegno teorico, tutti ritratti della stessa complessissima cosa, eseguiti da quaranta punti di vista separati ciascuno da un angolo minimo di osservazione. Alcuni tratti risultano quindi analoghi, soggetti disegnati e ridisegnati (maniera assai architettonica di elaborare e trasmettere il pensiero), mentre altri ribaltano completamente i contorni dell’indagine, giungendo a quasi opposte conclusioni. Ed è in questi sottili scarti interpretativi che emergono tracciati meno battuti. Concetti più insoliti di cui suggerisco la scoperta diretta. Li si può anticipare al lettore solo attraverso una selezione di immagini interessanti: felicità, vigilanza lucida, ultimi, critica della realtà, ridisegno delle catene di fornitura, paesaggi occupati, accesso a focali multiple, perdita dei confini, lotta, fantasmi, spazio generico, sogni, biografie notturne, periferie senz’auto, città mediterranea, infrastrutture verdi multiscalari, mix intergenerazionali, pratica basata sulla teoria, foreste, empatia, noi, civil servant, disinnesco del volto, connettività garantita, medicina climatica, involucri atmosferici, adattamento radicale, spugne urbane, sopravvivenza attraverso il design, necessità metafisica, libertà, responsabilità, una scuola mobile che raggiunga tutti i luoghi, accessibilità, Potteries Thinkbelt, comunità globale, ri-spiritualizzazione della vita, paesaggio pubblico, biciclette ovunque, coesistenza.
Come ogni prodotto teorico di valore, Lockdown Architecture contiene insomma parole vecchie e parole nuove, che promettono nuovi spazi di pensiero, e si pone quindi anche come strumento propedeutico allo sviluppo dei discorsi teorici a venire.

Rossella Ferorelli





Curatore: Nina Bassoli
Titolo: Lockdown architecture.
Sottotitolo: L’architettura e la Pandemia. Quaranta lettere per Lotus
Lingua: italiano
Editore: Lotus Booklet Extra
Caratteristiche: formato 16x11 cm, 172 pagine, brossura, bianco/nero
ISBN: 978-88-6242-401-1
Anno: 2020


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