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Per ripercorrere i sentieri di Giuseppe Samonà.
Un libro a seguito di due mostre ed un convegno

E’ comprensibile la difficoltà ad inquadrare in un genere saggistico specifico la pubblicazione “Giuseppe Samonà progetti per la città pubblica”, a cura di Giovanni Longobardi e Giovanni Marras, quando il soggetto riguarda il Maestro che ha dato vita alla tradizione dello IUAV  attraverso uno straordinario molteplice di espressioni culturali, teoriche, didattiche, progettuali, tutte pervase da un reiterato desiderio di conoscenza. Nel combinato di due mostre ed un convegno tenutesi nel 2018, a cui concorrono il Dipartimento di Architettura di Roma Tre e lo IUAV con Archivio Progetti, il libro pare svolgere una funzione ulteriore di stimolo nei confronti soprattutto degli studenti e degli studiosi più giovani sull’attualità di quell’ermeneutica che per Samonà coinvolge tutte le scale e le componenti della scena architettonica, urbana e territoriale quasi a dimostrare l’impossibilità, oggi come allora, di poter svolgere il lavoro dell’architetto nella chiave di uno specialismo positivistico. All’interno di un quadro, quello “per la città pubblica”, come recita il sottotitolo, che evidenzia la finalità etico politica dell’esperienza di questo intellettuale, felicemente trapiantatosi dalla dimensione sud mediterranea a quella lagunare della “dominante”, la serie dei brevi capitoli del volume indica i percorsi dal 1949 al 1983 attraverso i quali la sua attività ha prodotto e soprattutto dato origine ad ulteriori ricerche di scuola. In quello IUAV inteso innanzitutto come grande laboratorio di confronto ed elaborazione culturale di alto livello formativo. Ecco allora aprirsi le questioni del come concepire una scuola di architettura post-accademica, in una chiave italiana priva di repliche bauhausiane, sulla base di una prassi interpretativa aderente alla realtà e di natura transcalare nell’applicazione di un esercizio progettuale sperimentale come ci spiega Giovanni Marras, esegeta tra i più qualificati del cosmo samonaniano; centrale anche l’aspetto tipologico, sottolineato da Giovanni Longobardi, dove emergono le sperimentazioni progettuali sul tema epocale del  “centro direzionale” attraverso diversi progetti tra i quali quello per Torino (1962) che tanta parte prende della riflessione sul moderno indagata da Francesco Tentori attraverso il suo “Imparare da Venezia” 1; non meno importante il risvolto figurativo dei progetti anche realizzati, secondo una tensione iconica capace di portare le materie architettonica ed urbana su un medesimo piano semantico, tra progetti in area veneta (Pujia) e in terra di Sicilia (Longobardi). Serena Maffioletti richiama il Samonà “capitano di ventura”, secondo la vivida definizione di Carlo Aymonino, facendo emergere quella alchimia combinatoria di un reclutamento tanto eteronomo quanto culturalmente eccellente tra personalità con spiccate ma differenti qualità quali Trincanato, Scarpa, Astengo, Zevi, Piccinato, Gardella sino a Saverio Muratori in contrappunto a quel giovanissimo De Carlo, portatore di rinnovate istanze moderniste, di cui si vedrà la nemesi nel progetto per Mazzorbo. Il libro nella seconda parte riporta la consueta acuta introspezione di Franco Purini con un accenno, quasi un suggerimento di ricerca, alle relazioni del maestro siciliano con Giovannoni, Piacentini e il filosofo Adolfo Omodeo. Non meno significativo il contributo di Vieri Quilici, di contestualizzazione storica dell’operare di Samonà tra i nuovi temi di un insediamento che si fa territoriale ma al tempo stesso di una rinnovata attenzione, innanzitutto sui modelli di un’interpretazione operativa, per la città storica. La testimonianza degli epigoni samonaniani è affidata a Luciano Semerani che insieme a Polesello, Dardi ed altri ha significativamente contribuito alla continuità di carattere di quella scuola sino alla fine del Novecento e anche oggi. Ero un giovane dottorando allo IUAV nel 1984 2, quindi pochi mesi dopo la morte di Samonà, non eravamo ancora trascinati dalle equivoche retoriche della sostenibilità, del verde verticale, della bigness, e in quel clima ricordo ancor oggi nelle parole, nei modi, ma soprattutto nei temi che il collegio dei docenti ci sottoponevano quello che mi piace definire lo spirito di Samonà, la sua autenticità di suscitazione problematica usata come chiave maieutica. Quella che questo piccolo libro, per altro arricchito da una straordinaria dotazione di immagini e di disegni anche inediti, continua a ribadirne l’inesausta attualità..

Carlo Quintelli

Note
1 F. Tentori, Imparare da Venezia, Officina, Roma 1994.
2 Il primo ciclo del Dottorato di Ricerca in Composizione Architettonica allo IUAV (1983-1986), in consorzio con il Politecnico di Milano e l’Università di Napoli, aveva un Collegio dei Docenti composto da E. Battisti, G. Canella, A. Drugman, G. Grassi, G. Polesello, A. Rossi, A. Samonà, L. Semerani, U. Siola e con F. Tentori come coordinatore e M. Montuori come segretaria.







Autore: AA.VV.
Curatore: Giovanni Longobardi, Giovanni Marras
Titolo: Giuseppe Samonà
Sottotitolo: Progetti per la città pubblica
Lingua: italiano e inglese (abstract)
Editore: Dipartimento di Architettura di Roma Tre / Archivio Progetti IUAV / Universalia Pordenone
Caratteristiche: formato cm 23x17, pagine 156, brossura, colore
ISBN: 978-88-941359-8-5
Anno: 2020


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