Lomurno

La rovina come museo del palinsesto del luogo. Il progetto di ABDR per il Mausoleo di Augusto.

Rachele Lomurno




I luoghi dell’Antico nella città stratificata mediterranea

« Che cosa è il Mediterraneo? Mille cose insieme. Non un paesaggio, ma innumerevoli paesaggi. Non un mare, ma un susseguirsi di mari. Non una civiltà, ma una serie di civiltà accatastate le une sulle altre, insomma, un crocevia antichissimo. Da millenni tutto vi confluisce, complicandone e arricchendone la storia: bestie da soma, vetture, merci, navi, idee, religioni, modi di vivere » (Braudel 2008, p.43).

La fondazione delle città che abitiamo, quelle europee ed in particolare quelle del Mediterraneo, risale a tempi molto antichi. La ricchezza morfologica e spaziale in esse riconoscibile è da ricondurre al loro costituirsi attraverso stratificazioni susseguitesi nel corso dei secoli. Il loro lento processo di formazione è paragonabile a quello di un testo non semplicemente ampliato, ma anche e soprattutto riscritto nel tempo.    
Questo complesso ordine di relazioni emerge in maniera evidente all’interno delle aree archeologiche. In esse il palinsesto della città viene disvelato attraverso la pratica dello scavo stratigrafico. L’archeologia praticata all’interno delle città «a continuità di vita» si caratterizza per un approccio diverso da quello utilizzato per le città abbandonate, le cui strategie di scavo sono più vicine a quelle impiegate per le indagini sugli insediamenti rurali (Gelichi 2002, p.61). Le aree di scavo, oltre a configurarsi come luoghi di ricerca archeologica e, talvolta, laboratori di restauro, si configurano come veri e propri “musei a cielo aperto”, contenitori di rovine che raccontano del passato della città in cui si collocano e della sua ininterrotta continuità abitativa.        
Una volta riaffiorate, però, le rovine, pur rammemorando tempi diversi dal nostro, non sono capaci da sole di restituire la grandezza degli ordini passati a cui si riferiscono, rischiando di divenire frammenti incomprensibili e privi di senso anche agli occhi dei più esperti. La condizione di “straniamento” dei resti produce oltre che una perdita di significato delle rovine anche una perdita di qualità dello spazio urbano che le accoglie e con cui non riescono a stabilire relazioni formali dotate di senso.   
L’ordine di complessità posto dai luoghi dell’Antico all’interno della trama urbana li rende quindi inevitabilmente sede di incontro per diverse discipline quali l’archeologia, l’architettura e la museografia.   
Alcune esperienze di progetto significative della contemporaneità hanno mostrato come la sinergia tra le discipline coinvolte nel processo di valorizzazione possa produrre spazi urbani di qualità, in cui nuovo e antico possano non solo convivere in maniera armoniosa ma rafforzare vicendevolmente il proprio senso.   
Da ascrivere a questa categoria è il progetto dello studio romano ABDR, proposto in occasione della consultazione internazionale del 2006 per il Mausoleo di Augusto e piazza Augusto Imperatore bandita dal comune di Roma. Il progetto determina un nuovo ordine tra le diverse stratificazioni registrate dal monumento, facendole riemergere e rendendole leggibili. La rovina archeologica riacquista un senso contemporaneo, divenendo essa stessa museo del complesso palinsesto del luogo.

Roma città “palinsesto”

« Non c’è bisogno di ricordare che tutti questi resti dell’antica Roma sono disseminati nell’intrico di una grande città sorta negli ultimi secoli, dal Rinascimento in poi. Qualcosa di antico è senza dubbio tuttora sepolto nel suolo della città o sotto i suoi fabbricati moderni. Questo è il modo in cui la conservazione del passato ci si presenta in luoghi storici come Roma » (Freud 1978, p.562).

Nella sua analogia tra la psiche e la Città Eterna, Sigmund Freud intende sottolineare come l’inconscio e il vissuto di un individuo tornano a rendersi visibili, attraverso il lavoro della psicanalisi, nel presente. Allo stesso modo, le tracce della Roma del passato sono rese visibili nel presente attraverso lo scavo. L’intuizione di Freud sulla natura psichica, prima che fisica, di Roma è esemplificativa della condizione straordinaria di questa città, in cui la forma urbis contemporanea convive con ciò che è apparentemente scomparso ma che in realtà continua ad esistere.
Roma, come la maggior parte delle città del Mezzogiorno, deve la sua bellezza e complessità morfologica al suo costituirsi come il frutto di lunghe e continue stratificazioni. In ogni epoca si è costruita di volta in volta su sé stessa e la sua planimetria propone un’immagine composta dall’accostamento di parti che rispondono a logiche insediative differenti.
La pianta di Roma antica del Lanciani, che ne riassume le principali fasi di trasformazione, dalla città antica a quella medioevale e rinascimentale, fino alla Roma della fine del secolo XIX, a pochi anni dall’annessione al Regno d’Italia, mostra in maniera evidente la ricchezza della stratificazione della Capitale e la convivenza di tracce e riscritture di epoche diverse. In questo senso, la condizione di Roma e più nello specifico dei luoghi romani in cui la rovina si presenta, è riferibile, quasi ovunque, a quella del palinsesto (dal greco πάλιν + ψηστός, raschiato di nuovo): un luogo che ha avuto un’interpretazione fissata in una forma antica e che ha visto succedersi ulteriori interpretazioni, in tempi diversi, che ne hanno modificato rapporti, sembianze e forme, a volte anche in modo conflittuale o contradditorio. È difficile riconoscere per questi luoghi una condizione definita all’interno di un unico paradigma formale. L’efficace metafora permette di esprimere la straordinaria condizione che ha caratterizzato la bellezza di Roma e ne ha reso possibile la sua lunga storia. Luoghi paradigmatici come piazza Navona, piazza Augusto Imperatore, la Valle del Velabro, hanno registrato nel corso dei secoli trasformazioni urbane, delle quali hanno conservato e tramandato tracce fino alla contemporaneità.

Le metamorfosi del Mausoleo di Augusto         
Nato come grande riferimento monumentale isolato al centro del Campo Marzio e pensato come luogo di sepoltura e venerazione dell’Imperatore e della gens Iulia, il Mausoleo di Augusto ha acquisito, nel corso dei secoli, usi e significati sempre diversi, venendo progressivamente fagocitato dal tessuto urbano. Il monumento ha registrato nel corso della storia la sovrapposizione di diverse idee di città senza soluzione di continuità, fino a che in epoca fascista è stato violentemente interrotto il millenario ciclo di usi che si sono succeduti al suo interno.   
Il grande sepolcro, iniziato nel 28 a.C. da Augusto nell’ambito dei suoi ambiziosi nuovi disegni urbanistici, mantenne questa prima funzione fino alla sepoltura di Nerva, configurandosi come un grande edificio cilindrico in posizione dominante sul Tevere, capace di stabilire relazioni a distanza con altri monumenti del Campo Marzio, tra cui il Pantheon e l’Orologio solare di Augusto. Il monumento era formato da una serie di muri concentrici, di cui i primi tre intervallati da un riempimento di terra e quindi completamente inaccessibili. Al centro dell’edificio si trovava la cella sepolcrale vera e propria, raggiungibile attraverso il lungo dromos che dava accesso anche ai due corridoi anulari. Nulla resta del ricco apparato marmoreo del Mausoleo, trasformato dapprima in cava di pietra, detta calcara dell’Agosta, poi in fortilizio medievale della famiglia Colonna. Tutta l’area circostante il monumento rimase feudo di questa potente famiglia per tutto il Medioevo. Poco restava del monumento, invece, nel Quattrocento, come dimostrano le testimonianze iconografiche – si pensi alla Veduta di Roma di Sebastian Munster o a quella di Piero del Massaio – in cui il mausoleo non è indicato o ridotto solo ad un cumulo di terra. Il monumento ha attraversato un’altra grande importante fase della sua lunga esistenza nel Rinascimento, quando divenne proprietà della ricca famiglia Soderini. Dopo aver attuato sulle rovine estesi lavori di ristrutturazione l’edificio fu trasformato in un magnifico e singolare giardino pensile all’italiana, popolato di una ricca collezione di marmi antichi. Il giardino Soderini divenne presto uno dei luoghi più suggestivi della città, frequentato da artisti ed antiquari e riprodotto in numerose incisioni e disegni per oltre due secoli. In epoca moderna l’edificio subì una serie di trasformazioni in successione. Alla fine del Settecento, ormai interamente inglobato nel tessuto di case che copriva quasi interamente l’estensione dell’antico Campo Marzio, fu trasformato prima in arena per rudimentali corride; nel 1908 venne adattato a sala per concerti; infine, recuperato come edificio autonomo, in seguito alle demolizioni del quartiere e dei fabbricati circostanti durante il ventennio fascista, acquisì il suo stato attuale di rovina archeologica. Il rudere, danneggiato e quasi illeggibile, è oggi racchiuso in un nuovo recinto fatto da edifici che rispettano i canoni dell’architettura di epoca fascista, progettati dall’architetto Vittorio Ballio Morpurgo. Su disegno di Munõz la rovina è coperta da tre ordini di cipressi e circondata da piani inclinati costituiti da masse vegetali di ispirazione virgiliana che raccordano la quota della piazza contemporanea con quella antica. Negato il rapporto originario con il Tevere attraverso la collocazione dell'Ara Pacis e la costruzione della teca di vetro progettata da Richard Meier per la sua protezione, il rudere è oggi1 compresso tra gli alti edifici di epoca fascista, difficilmente raggiungibile e completamente isolato pur essendo fisicamente al centro della piazza.

 
Il progetto di ABDR tra Archeologia Architettura e Museografia
Nell’area del Mausoleo di Augusto le criticità del luogo e la sua unicità, data dalla ricchezza del palinsesto e il pregio degli edifici che vi convivono, ha portato nel 2006 il Comune di Roma a bandire il Concorso internazionale per il Mausoleo di Augusto e piazza Augusto Imperatore. Il progetto presentato dallo studio romano ABDR, oggetto di questo contributo, combina in modo originale le voci delle molte verità che sono coinvolte nel processo di valorizzazione di questo ricco patrimonio per l’elaborazione di un progetto sintetico di architettura, che si pone come momento di sperimentazione e di trasformazione attivo per l’intera parte di città.   
Il progetto parte dall’assunzione di un punto di vista preciso, che guarda alla rovina come «tesoro di memoria accumulato e risorsa di perenne rinascita» (Venezia 2011, p.15). La rovina possiede una forte capacità evocativa rispetto alla forma originaria e anche rispetto ad altre forme analoghe a cui si aggiunge un valore trasformativo che induce a considerarle delle forme “aperte”, disponibili a nuove metamorfosi.   
Secondo presupposto, non meno importante, è la convinzione della necessità di far coincidere la conservazione con la restituzione e l’attivazione degli usi contemporanei. Nel caso del Mausoleo, infatti, è stato proprio il suo millenario ciclo di trasformazioni e la serie di diverse utilizzazioni, anche totalmente estranee a quella originaria, la vera ragione della presenza di questo antico manufatto nella realtà contemporanea.

La musealizzazione “critica” dell’area del Mausoleo
Di fronte al grado di complessità posto dai luoghi dell’Antico, e nello specifico l’area del Mausoleo di Augusto, il principio della musealizzazione, intesa come “congelamento” delle rovine e progetto museografico di supporto alla visita, non può essere considerato l’unica risposta possibile. Nel progetto di ABDR viene messa in atto una musealizzazione “critica”, in cui la pluralità di interventi suggeriti mirano a recuperare e reintegrare il complesso archeologico nella città, rendendolo parte di una trasformazione urbana più ampia2.
Quest’area è di per sé da considerare un “museo a cielo aperto”, poiché vi convivono presenze architettoniche che, in una sequenza storica senza soluzione di continuità, ricollegano l'antico con il contemporaneo, passando per il barocco, per il neoclassico e per il moderno. L’idea è di trasformare quest’area in un luogo urbano vissuto, in cui le architetture di epoche diverse convivano in maniera armoniosa e, inoltre, di trasformare la rovina di epoca imperiale in museo. Si tratta di una scelta quasi naturale dato che la definizione stessa di museo è intimamente legata alla duplice valenza delle rovine, di rammemorare il passato e, al tempo stesso, di suggerire trasformazioni e nuovi usi, facendosi espressione di valori sociali e culturali della contemporaneità. La centralità dell’edificio, inoltre, rimanda alle aule circolari dei musei ottocenteschi e rappresenta, tra le diverse trasformazioni d’uso del monumento, la sua invariante formale nei secoli. Si tratta di un particolare tipo di museo, in cui l’edificio è protagonista della sua stessa narrazione, contenitore di memoria e contenuto. La rovina trasformata diviene dispositivo capace di svelare la molteplicità di verità di quest’importante area di Roma.

Il nuovo Museo “stratificato”
Al fine di mettere in valore il monumento, attualmente isolato e scarsamente visibile pur trovandosi al centro della grande piazza Augusto Imperatore, il progetto prevede di avvicinare fisicamente la città al Mausoleo. Nella previsione di pedonalizzare completamente l’area, il bordo della città viene accostato al monumento e lo avvolge. La nuova cordonata alla quota della città contemporanea è pensata come un nuovo luogo urbano, di attraversamento e di sosta, tutto attorno alla circonferenza del Mausoleo. Pur avvicinando la quota della città contemporanea al monumento, non è prevista una riduzione dello spazio alla quota archeologica, che viene anzi ampliato e si configura come una piazza interrata e coperta, retta da un sistema di appoggi puntuali che ha il carattere di modificarsi e adattarsi alla processualità di scavi ed eventuali ritrovamenti.   
Ristabilito il limite dello scavo ed i sistemi di collegamento verticale con la quota della città contemporanea, il nuovo museo è definito per strati, ciascuno di natura differente rispetto alla sua specifica collocazione all’interno del monumento. Le quattro parti del museo sono articolate in modo da restituire il senso dei principali usi del Mausoleo succedutisi nel corso della sua storia bimillenaria. Al fine di coniugare le diverse ragioni in campo, i percorsi frequentati dai visitatori sono sempre sdoppiati e posti su quote differenti rispetto a quelle di lavoro degli archeologi, in modo da assicurare le condizioni di un laboratorio archeologico di scavo e di restauro in coabitazione con i programmi di musealizzazione.   
 
La prima sala espositiva si colloca al livello della quota più antica, quella imperiale, configurandosi come una grande piazza interrata e coperta. Le tracce dei muri delle antiche concamerazioni e il nuovo disegno del parterre archeologico rammemorano il tempo in cui il Mausoleo di Augusto fu costruito come tomba dell’imperatore e della sua gens. L’accesso al monumento coincide con quello originario del sepolcro e l’area di scavo viene rimodulata in forma quadrata e coincidente con l’impronta del recinto sacro che riquadrava il Mausoleo. Inoltre, lo stesso livello, rievoca, attraverso le articolazioni del muro dello scavo, giaciture e percorsi del tessuto medievale. Il museo del sepolcro di Augusto, sviluppato attorno alla cella centrale, si compone di due percorsi anulari che consentono alternativamente la presenza dei visitatori su l’uno e le attività del laboratorio archeologico sull’altro. Il progetto, perseguendo l’obiettivo di stabilire un nuovo e rinnovato ordine tra le diverse stratificazioni del luogo, prevede anche una riconnessione tra la nuova piazza archeologica e il sistema delle banchine su lungofiume, sottopassando la quota carrabile del lungotevere ed uscendo su nuova terrazza belvedere, consentendo, per una limitata ma significativa porzione, di riportare in vista alcune delle gradinate dell’importante e sepolto porto di Ripetta. Il nuovo spazio sepolcrale si presenta come un ambiente buio, illuminato soltanto dall'alto lungo la fessura tra il nuovo solaio e il muro antico. La luce ricopre un ruolo centrale nello spazio museale, sia per «la possibilità di partecipare con la sua componente simbolica al racconto metaforico che si svolge nel museo, sia per la capacità di caratterizzare fisicamente gli spazi espositivi e di rivelare gli oggetti esposti» (Menghini 2003, p.49).

Un nuovo solaio, poggiato sulla antica cella sepolcrale posta al centro del rudere, definisce una quota inedita, corrispondente a quella della seconda sala espositiva. Questa grande stanza circolare, aperta verso il cielo, rievoca l’epoca rinascimentale e il tempo in cui il rudere fu trasformato nel giardino della famiglia Soderini.
La seconda quota è raggiungibile dall’ingresso principale per mezzo delle nuove scale e ascensori. Di qui è previsto un percorso anulare, ritagliato sulla prima balza di terreno esterno, per mezzo del quale si raggiunge l’ingresso cinquecentesco del giardino. La scelta di riattivare entrambi gli accessi al Mausoleo, quello antico da sud, che immette direttamente alla cella funeraria e allo spazio museale sotterraneo, e quello cinquecentesco da nord, ad una quota più alta, «è fedele al racconto del Mausoleo e facilita nel visitatore una lettura stratigrafica delle sue diverse fasi» (ABDR 2006).   
Il terzo museo è ricavato nella sequenza degli ambienti anulari posti a perimetro dell’interno giardino Soderini. Si tratta del museo della storia bimillenaria del Mausoleo e delle trasformazioni succedutesi nel tempo. Dal nuovo giardino di pietra è possibile accedere ad un ulteriore livello, il grande «diorama urbano», riferendosi alla definizione che gli è stata attribuita dagli autori del progetto (ABDR 2006). Quest’ultimo percorso museale, scoperto e panoramico, è posto sulla sommità del muro anulare più alto, diventando punto di osservazione privilegiato di tamburi, cupole, absidi, architravi, portici del contesto urbano circostante, al quale il progetto restituisce, in forma rinnovata, l’antico rapporto con la rovina. Il camminamento di cinta, nella sua specificità, narra dell’età alto medievale, durante la quale il Mausoleo fu trasformato nel castello della famiglia Colonna.   
Per mezzo di queste scelte compositive, il museo proposto da ABDR consente un percorso guidato attraverso le fasi di trasformazione del luogo, svelandone la complessa trama stratificata, attualmente troppo difficile da cogliere.
 
Conclusione
Contribuire alla formazione di una teoria del progetto per i luoghi pluristratificati delle nostre realtà urbane significa definire dei principi che, al di là dei caratteri specifici del caso, consentano di guidare gli interventi progettuali o, quanto meno, costituiscano strumenti utili ad analizzare fenomeni urbani complessi.   
Nell’area del Mausoleo di Augusto lo spazio pubblico ha una struttura stratificata che corrisponde al portato delle varie comunità che lo hanno abitato. Il progetto urbano analizzato, attraverso le necessarie conoscenze fornite dall’archeologia e dalla museografia, come affermato da Raimondo (2007, p.81), restituisce questo luogo alla città di Roma. Tra nuovo e antico si instaura un rapporto di reciproca mutualità: il palinsesto stratificato si fa suggeritore di scelte progettuali e a sua volta il progetto suggerisce una corretta interpretazione delle parziali forme antiche.
La trasformazione del Mausoleo di Augusto in museo si ricollega ad una tendenza ricorrente in ambito italiano, quella del riutilizzo di rovine come sedi museali – si pensi alle Terme di Diocleziano, che, con l’attigua Certosa, sono sede del Museo Nazionale Romano, o al sistema di spazi espositivi nel complesso dei Mercati di Traiano – . Nel panorama contemporaneo, dominato da una crescente virtualizzazione degli spazi espositivi, questa importante e coraggiosa scelta restituisce con forza l’idea di museo inteso come architettura radicata al luogo, che deve assumere di volta in volta, come affermato da Russoli (1981), il carattere che il suo patrimonio e la sua storia esigono, e come dispositivo ancora capace di raccontare del suo passato esprimendo, simultaneamente, i valori del nostro tempo.     
Per queste ragioni il progetto analizzato in questo contributo rappresenta uno degli exempla da analizzare al fine di individuare tecniche e grammatiche di composizione per il progetto nei luoghi dell’Antico all’interno della città stratificata mediterranea.


Crediti progetto: Raggruppamento Ad Altum 446. Progettista capogruppo: Paolo Desideri. Gruppo di progettazione: Maria Laura Arlotti; Michele Beccu e Filippo Raimondo (ABDR); Maria Federica Ottone e Lorenzo Pignatti Morano (Ottone Pignatti). Consulenti per l’archeologia: Mario Torelli; Anna M.Riccomini; M.Letizia Gualandi; M.Teresa Moroni; per la storia dell'arte: Vittorio Vidotto; Antonio Pinelli; per il restauro: Francesco Scoppola; Francesco Siravo; per il paesaggio: Bet Figueras; Fabio Di Carlo; Monica Sgandurra; Fabrizio Orlandi.




Note

1 Si fa riferimento alla condizione dell’area nel 2006. Attualmente, il progetto vincitore del concorso (Raggruppamento Urbs et Civitas, capogruppo: Francesco Cellini) è in fase di realizzazione.

2 Relazione di progetto del gruppo finalista “Ad Altum 446”, pubblicata parzialmente sul sito Europaconcorsi, http://europaconcorsi.com/projects/23583-Riqualificazione-Del-Mausoleo-Di-Augusto-EDi-Piazza-Augusto-Imperatore, pubblicazione a cura di Arlotti, Beccu, Desideri, Raimondo, ABDR Architetti Associati, del gruppo di progettazione, in data 1 dicembre 2006.




Refback

  • Non ci sono refbacks, per ora.




Creative Commons License
This work is licensed under a Creative Commons Attribution-NonCommercial-ShareAlike 4.0 International License.


FAMagazine. Scientific Open Access e-Journal - ISSN: 2039-0491 ©2010-redazione@famagazine.it