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L’azzurro del cielo di Modena: città dei morti, città della memoria.

Claudia Tinazzi

Abstract


I progetti costruiti da Aldo Rossi tra la fine degli anni Sessanta e la fine degli anni Settanta del ‘900 rappresentano un percorso biografico coerente che via via chiarisce in modo più esplicito un procedimento originale di composizione e scomposizione di pezzi discreti all’interno di un ragionamento tipologico dell’architettura rivolto essenzialmente all’interpretazione di temi sempre differenti.
In parallelo le sue riflessioni scritte negli stessi anni, annottate sui Quaderni Azzurri, riportano profonde riflessioni generali sul concetto di vita e di morte in parte condizionate dal grave incidente stradale che lo costrinse in ospedale per molto tempo. In questo contesto l’ampliamento del cimitero di San Cataldo a Modena, progettato con Gianni Braghieri, è forse ancora oggi ai nostri occhi l’esempio originale di questo procedimento di montaggio e smontaggio che si misura con la dimensione urbana; ma la primigenia macchina modenese è anche la conseguenza diretta di quelle riflessioni esistenziali sulla morte e sulla struttura del suo corpo profondamente segnato, malato, come serie di elementi discreti, fratture che dovevano essere ricomposte.


Parole chiave


Aldo Rossi; città dei morti; tipologia; composizione; memoria

Riferimenti bibliografici


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DOI: http://dx.doi.org/10.12838/fam/issn2039-0491/n57/58-2021/660

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