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Strategie di ricostruzione e rinascita nell’Italia Centrale post-sisma: Amatrice, Norcia, Camerino


Tommaso Brighenti



In relazione alla consistente casistica di terremoti in Italia (Messina 1908, Belice 1968, Friuli 1976, Irpinia 1980, L’Aquila 2009, Emilia 2012) anche il sisma che ha colpito i territori dell’Italia centrale nell’estate-autunno del 2016 ha provocato danni su diversi fronti: il patrimonio monumentale; il tessuto residenziale e l’edilizia privata diffusa; le strutture produttive; il sistema scolastico e dei servizi; il sistema infrastrutturale e dell’accessibilità.

In tutti questi settori, al di là della non trascurabile e indispensabile distinzione tra il momento dell’emergenza, da affrontare con interventi immediati e reversibili e quello della ricostruzione, che viceversa richiede interventi strutturali e prospetticamente stabili, finalizzati a ricostituire e rilanciare la forma e la vita delle città e dei territori colpiti, la strategia di ricostruzione può essere, ed è stata, variabile, affrontata non solo «in termini di pura riparazione, ma anche con virtuali propositi di innovazione e rilancio differenziati sulle singole situazioni» (Canella 1978)[1], secondo una strategia mirata differente caso per caso, contesto per contesto.

Nel caso del sisma dell’Italia centrale del 2016, restringendo il campo ai comuni di Amatrice, Norcia e Camerino, le strategie di ricostruzione sono risultate inevitabilmente differenziate. Attraverso diversi progetti, dialettizzati sulle diverse realtà, si è cercato di sperimentare differenti strategie di ricostruzione in grado di sviluppare nuove attività motrici, contraddistinte secondo le specifiche caratteristiche insediative, storiche e strutturali dei contesti in questione individuando molteplici strategie di intervento.

Se ad Amatrice[2], drammaticamente colpita dal sisma, tanto che del nucleo antico non resta praticamente più nulla, la ricostruzione dei comparti esterni extra-moenia non può che procedere puntualmente, semmai tenendo conto di alcune preesistenze significative come il complesso civico realizzato da Arnaldo Foschini, il reclamo più urgente sembra quello della ricostituzione integrale del nucleo storico e di tutti quei servizi civici e di residenza collocati intra-moenia; se a Norcia[3], a parte gli edifici monumentali del centro per i quali è prevedibile un intervento di restauro filologico, il settore più urgente di riattivazione e rilancio sembra essere quello del tessuto diffuso di piccole unità produttive e commerciali legate al settore agroalimentare assieme al sistema dell’istruzione di base e secondaria, colpito duramente dal sisma; a Camerino[4] un possibile intervento non sembra poter prescindere dalle storiche strutture universitarie e culturali presenti affrontando il tema del recupero, ricovero e restauro delle opere d’arte colpite dal sisma, anche in considerazione della presenza di alcuni corsi legati ai Beni Culturali della locale e storica Università.

Il nucleo storico di Amatrice: com’era dov’era?[5]

Tra i comuni colpiti dal sisma del 2016 nell’Italia Centrale, Amatrice risulta essere tra i più gravemente danneggiati innescando molteplici interrogativi sulla strategia da adottare per la ricostruzione (Fig. 1). L’intervento sul nucleo antico si presenta di estrema complessità, data la condizione di effettiva tabula rasa, con l’azzeramento quasi integrale dell’edificato e della stessa morfologia originaria del centro antico pre-terremoto. Attualmente resta riconoscibile soltanto l’asse viario centrale che strutturava diagonalmente, da porta a porta, da ovest a est, questo tipico insediamento di crinale.

In tale quadro la strategia adottata è volta a confermare l’area perimetrale dell’antico nucleo attraverso un impianto morfologico fedele all’insediamento originario con una conformazione longitudinale disposta secondo l’asse nordovest-sudest e un’orditura viaria basata su una maglia ortogonale dotata di un asse principale rettilineo e due strade trasversali. La trama degli isolati viene riproposta in conformità al tessuto esistente attraverso «un impianto inscritto in un perimetro quasi rettangolare, secondo caratteri non dissimili dalla tradizione delle ‘terre nuove’ fiorentine (si veda il caso arnolfiano di San Giovanni Valdarno) e da coeve città di fondazione nel Midi francese» (Bordogna 2019)[6]. (Fig. 2-3a).

Con il progetto si è voluto indagare due temi di intervento sviluppati a scala architettonica.

Il primo tema di progetto ha riguardato alcune strutture civiche e la configurazione di una serie degli spazi pubblici. In particolare, in posizione baricentrica rispetto alla maglia urbana così definita, il progetto prevede una piazza in parte porticata, posta sul lato settentrionale dell’asse principale, l’attuale Corso Umberto I, riproponendo la ricostruzione integrale della Chiesa di San Giovanni e la conservazione e valorizzazione della Torre Civica tra le poche architetture non andate distrutte dal sisma. Sul lato opposto del corso, si colloca il Palazzo del Comune, un edificio che riprende la tradizione tipologica del broletto o della loggia mercantile, interamente porticato al piano terra che recupera e ricostruisce il basamento originale risalente al periodo medioevale; ai piani soprastanti sono presenti spazi adibiti a uffici, a disposizione del Comune di Amatrice, e una grande sala consigliare-salone pubblico per mostre, convegni e spettacoli. I vari piani sono accessibili grazie a un corpo a torre, collocato in uno dei vertici del volume, che si configura come nuova torre civica, elemento figurativo e simbolico che richiama la vocazione turrita della città medioevale e diventa anche simbolo della ricostruzione (Fig. 3b-c).

Il secondo tema riguarda il tessuto residenziale dotato di tre isolati-tipo da adottare flessibilmente nell’iter di ricostruzione secondo necessità: tipo a blocco declinato in due ulteriori varianti a seconda che si attesti sul corso principale (a tre piani fuori terra) e sulle vie secondarie (due piani fuori terra) strutturati internamente con un vano scale centrale che dispone due alloggi per piano che affacciano rispettivamente su strada (Fig. 4 a-b); tipo a schiera (a uno o due piani) che presenta una configurazione con due corpi di fabbrica separati longitudinalmente da un giardino interno (Fig. 4c); tipo a patio, a un solo piano adatto per gli isolati più esterni dell’abitato, formato da una serie di unità abitative caratterizzate da una strada interna e da affacci principalmente rivolti verso il patio interno (Fig. 4d).


Istituto Alberghiero e Scuola di Cucina per una nuova centralità urbana ad Amatrice[7]

In una seconda ipotesi qui presentata si è deciso di lavorare extra moenia. Sempre in continuità lungo l’asse di crinale verso sud-est, appena fuori dal centro sorge ancora, pienamente distinguibile malgrado gli ingenti danni subiti, l’episodio urbano realizzato da Arnaldo Foschini[8] tra anni Trenta e anni Sessanta del secolo scorso, un complesso unitario costituito da orfanotrofio, ospizio e chiesa interclusa, di chiara definizione morfologica e misurata qualità espressiva, a cui si sono aggiunte successivamente a valle, su un’orografia caratterizzata da significativi salti di quota, una serie di attrezzature sportive (campo da calcio e palestra coperta) (Fig. 5 a-b-c). Tra il nucleo storico e il complesso foschiniano sono invece andati interamente distrutti gli edifici di una scuola elementare e di un istituto scolastico importante per l’economia di Amatrice come l’Istituto Alberghiero, frequentato da circa centotrenta studenti provenienti per lo più da fuori comune e fuori provincia, dopo il sisma trasferito provvisoriamente a Rieti. Così come, in un’area contigua, sono andati distrutti quattro semplici padiglioni di un piano fuori terra che, disposti in parallelo, formavano una vecchia caserma in parte inutilizzata. In questo quadro il progetto, rifacendosi a certi antecedenti muratoriani, in particolare la piazza del centro operaio di Cortoghiana nel comprensorio minerario della Sardegna sudoccidentale, ha teso a configurare una nuova centralità urbana, disponendo, in corrispondenza con gli edifici di Foschini restaurati e ridestinati (sede municipale l’ex orfanotrofio, e servizi sanitari e residenze speciali per anziani, studenti e giovani coppie, l’ex ospizio), due piazze ortogonali disposte a “L”, con, da un lato, un corpo in linea di due e tre piani di residenza popolare, affacciato sulla piazza degradante verso valle, porticato a piano terra e con filo di gronda costante, e, sul lato opposto, in corrispondenza dell’area dell’ex caserma, l’Istituto alberghiero e la Scuola di cucina, come prolungamento ideale e completamento dell’impianto di Foschini. Mentre, sul lato verso valle prospiciente l’ex orfanatrofio, si dispone un doppio corpo in linea ad uso commerciale, con sottostanti tribuna e spogliatoi per l’esistente campo sportivo.

La Scuola di cucina ripropone l’impianto a padiglioni dell’ex caserma, con spazi didattici e ambienti coperti esterni per servizi e ristorante, ma per le esigenze specifiche di una scuola di cucina viene inserito un corpo nuovo, isolato e collocato tra l’ex Orfanotrofio e il corpo in linea del mercato, a pianta centrale, che riprende la suggestiva tipologia del teatro anatomico qui riconvertito a destinazione per la didattica culinaria (Fig. 5c).

Norcia: un campus per istruzione di base e strutture produttive-commerciali come parte di città[9]

Dall’autunno del 2016 circa ottocento studenti del Comune di Norcia, dalla scuola d’infanzia alle superiori, si sono trovati privati della possibilità di usufruire degli edifici scolastici andati distrutti o gravemente danneggiati dalle scosse del sisma. Inoltre il sisma ha colpito soprattutto il tessuto diffuso di piccole unità produttive e commerciali legate al settore agroalimentare che caratterizzavano e sostenevano una cospicua parte dell’economia locale.

Il sistema scolastico esistente presentava una articolazione sostanzialmente bipolare: un plesso scolastico localizzato immediatamente a ridosso dell’antica cinta muraria, appena fuori della principale porta di accesso dal territorio al centro antico, destinato a scuola di base, scuola media e una serie articolata di attrezzature sportive; un secondo plesso più a nord, in un avvallamento limitrofo alle mura, interamente dedicato all’istruzione secondaria[10]. Nell’insieme un piccolo e organico «campo dell’istruzione e dello sport», probabilmente costruitosi nel tempo senza un esplicito disegno originario, ma dotato di indubbia qualità e riconoscibilità, che il sisma del 2016 ha gravemente mutilato ma non azzerato, rendendo inagibili gli edifici della scuola elementare (di metà anni Cinquanta) e della scuola media.

In tale quadro la scelta di progetto è stata quella di confermare, con anzi maggior forza e ricchezza di dotazioni, l’impianto a campus esistente a destra dell’asse principale di ingresso alla città. A tale fine viene recuperato e restaurato l’edificio della scuola elementare, il cui impianto e la cui misura vengono assunti come elemento generatore della morfologia proposta, mentre viene sostituito l’edificio della scuola media, in quanto ritenuto non più recuperabile, così come i piccoli padiglioni, anonimi, della palestra e annessi servizi. I due bracci dell’edificio a “C” della scuola elementare vengono prolungati con due corpi in linea collegati tra loro da un percorso porticato avente la funzione di muro di contenimento e di delimitazione dello spazio aperto interno, creando una corte in parte lasciata a verde più riservata ma volutamente permeabile in modo da fungere anche da piccola piazza urbana. All’interno di questa corte un piccolo teatrino ligneo all’aperto può ospitare esibizioni teatrali e musicali degli allievi, e altre attività e manifestazioni dell’intero complesso scolastico e della comunità. Nel corpo in linea a sezione maggiore trova sede la palestra e una piscina mentre nel corpo a sezione minore si dispone su due piani fuori terra la scuola media. Sul fianco dell’edifico a “C”, verso sud, è disposto, lungo l’asse pedonale interno che attraversa l’intero campus, una piccola scuola per l’infanzia comprendente scuola materna e asilo nido, con impianto quadrato disposto intorno a una piccola corte su cui affacciano le aule dotate di spazi comuni all’aperto per il gioco dei bambini (Fig. 6 a-b-c-d).

Una possibile variante di progetto si muove con maggiore libertà rispetto all’esistente, confermando comunque l’edificio della scuola elementare ma introducendo a monte un piazzale di ingresso, di forma romboidale, contornato da tre nuovi edifici per scuola materna, scuola media e palestra, a loro volta oggetto di una più accentuata ricerca tipologica ed espressiva. Anche le attrezzature sportive, occupando in parte l’area del campo da calcio trasferito poco distante, sono maggiormente consolidate, con più consistenti strutture al coperto e all’aperto (palestra, piscina, campi da basket e pallavolo, campi da tennis), con tribuna, spogliatoi ed altri spazi di servizio per il pubblico (Fig. 7 a-b-c-d). In questo senso, in entrambe le soluzioni, che confermano l’impianto a campus, utilizzando l’orografia degradante del terreno, l’impostazione progettuale, più che approfondire l’assetto tipologico interno dei differenti edifici scolastici, mira a configurare una parte di città specificamente destinata alle funzioni dell’istruzione e delle attività sportive e di tempo libero.

A queste attività, si prevede anche l’integrazione di funzioni legate al commercio e al settore produttivo trainante, quello agroalimentare, collocate al di là della direttrice storica di accesso dal territorio prevedendo un a polo fieristico e un corpo in linea fronte-strada, dirimpetto alla scuola elementare, destinato a botteghe e strutture di mercato per la produzione e la vendita agroalimentare tradizionale del territorio.

Queste strutture, poste lungo la direttrice di espansione industriale in prossimità delle mura storiche di Norcia, sono caratterizzate da una serie di stalli fissi per botteghe permanenti e uno spazio aperto ma coperto, che assume una conformazione più spontanea e flessibile, adatta alle fiere, alle esposizioni e alle feste di paese.

Il polo fieristico con annesso auditorium è disposto secondo una griglia nella quale sono collocati una serie di piccoli padiglioni con struttura lignea e coperti a quattro falde, tra loro collegati da percorsi coperti che terminano in prossimità dell’auditorium costituito da due grandi aule tra loro ortogonali (una piana e l’altra gradonata) che in parte recuperano il salto di quota dell’area (Fig. 8 a-b-c).

Camerino: recupero, ricovero e restauro delle opere d’arte colpite dal sisma[11]

A Camerino la strategia di intervento ha preso avvio partendo dalla questione universitaria, pluricentenaria funzione di trasformazione urbana e culturale della storia e della tradizione del comune marchigiano, affrontando un tema particolare legato alla necessità del recupero, ricovero e restauro delle opere d’arte colpite dal sisma, anche in considerazione della presenza di un corso di studi in Beni Culturali con cui stabilire utili sinergie di reciproco scambio, coinvolgendo gli studenti nelle attività di laboratorio e di tirocinio volte al restauro delle opere d’arte o di ricerca sull’arte locale. Ne è conseguita una tipologia originale, condizionata da un lato, dalle particolari caratteristiche del contesto e tesa, dall’altro, a corrispondere a funzioni insieme didattiche e di laboratorio museale.

La scelta è stata di intervenire all’esterno del nucleo storico, a tutt’oggi ancora solo parzialmente agibile, consolidando con la nuova addizione il polo costituito dalle strutture di residenza universitaria e biblioteca dipartimentale realizzate all’inizio degli anni Duemila dall’architetto Raffaele Mennella (Fig. 9).

Il progetto trova collocazione nella parte terminale di via Madonna delle Carceri, a nord di Camerino. Questa direttrice nasce all’interno del centro storico dalla strada principale di crinale che attraversa Camerino e, in corrispondenza del polo museale di San Domenico, si biforca definendo i due principali assi di sviluppo periferico della città. Superando il polo scientifico universitario, la chiesa della Madonna delle Carceri e la nuova area commerciale, l’area di intervento, di forma trapezoidale, si pone in maniera strategica nella conclusione della sequenza di episodi che sono collocati su questa direttrice adagiandosi su di un pendio dolcemente scosceso. Lungo questo asse di espansione, caratterizzato da una serie di strutture universitarie collocate fuori dal nucleo storico, il progetto prevede tre corpi lineari di impianto divaricato disposti a tridente, che risalgono le curve di livello del terreno collinare in continuità con le residenze universitarie preesistenti. Le aree a verde intercluse, che raccordano le diverse parti dell’intervento in un sistema di spazi pubblici e collettivi, mirano a valorizzare le caratteristiche del luogo, affacciato sullo straordinario paesaggio della Valle dell’Esino, verso i monti Primo e San Vicino.

I tre edifici hanno destinazioni differenziate. Il primo braccio ospita funzioni propriamente universitarie, per la didattica, la ricerca, spazi di lavoro per gli studenti; il braccio centrale ha destinazione specificamente museale dotato di locali per il ricovero delle opere recuperate dal territorio, laboratori di restauro, spazi espositivi; il terzo corpo, di dimensioni minori e affacciato verso il centro commerciale di recente costruzione, ospita strutture di servizio, con spazi per l’associazionismo locale, uffici, sala proiezioni, foresteria (Fig. 10 a-b-c-d).

I tre corpi in linea convergono in una sorta di piastra articolata in pianta e in alzato, il cui livello ipogeo è destinato a deposito delle opere d’arte in attesa di restauro, mentre la copertura è calpestabile utilizzabile come piazza pubblica a servizio dell’intero dispositivo. Al vertice della piastra e dei tre bracci, snodo formale dell’intero progetto, un corpo che si sviluppa in altezza dalla volumetria composita contiene una piccola biblioteca specialistica e spazi di servizio complementari, configurando un intervento organicamente concluso, baricentrico rispetto alle strutture universitarie oggi esistenti (Fig. 11 a-b).

Note

[1] Per un approfondimento sul tema si veda il saggio e l’intero numero monografico: G. Canella, Assumere l’emergenza che non finisce, in “Hinterland”, Anno 1, n. 5-6/Calamità naturali e strategie di ricostruzione (numero monografico), Milano, settembre-dicembre 1978, pp. 2-3.

[2] Nella vasta bibliografia su Amatrice si veda almeno: A. G. Giavarina, E. Guidoni, L’espansione urbanistica di Rieti nel XIII secolo e le città nuove di fondazione Angioina, in M. Righetti Tosti-Croce (a cura di), La Sabina Medievale, A. Pizzi Editore, Cassa di Risparmio di Rieti, Rieti 1985, pp. 166-187; E. Guidoni, Storia dell’Urbanistica. Il Duecento, Laterza, Bari 1989; A. Viscogliosi (a cura di), Amatrice, storia arte e cultura, Silvana Editoriale, Cinisello Balsamo, Milano, 2016; E. Moriconi (a cura di), La storia di Amatrice. Dalla preistoria ai giorni nostri, Typimedia editore, Roma, 2020.

[3] Nella vasta bibliografia su Norcia si veda almeno: A. Fabbi, Breve storia di Norcia. Arte, storia, turismo, Editrice San Benedetto, Norcia, 1975; U. Bistoni, F. Bozzi, Norcia. Storia e storiografia di una città, Volumnia, Perugia, 1983; M.T. Gigliozzi, Norcia città sismica. La basilica di San Benedetto paradigma di rinascite, Campisano Editore, Roma, 2019.

[4] Nella vasta bibliografia su Camerino si veda almeno: AA.VV., Camerino. Ambiente, Storia, Arte, G. Misici-Falzi Editore, Camerino, 1976; P. Verdarelli (a cura di), Camerino suo stato e ducato, Università degli Studi di Camerino, Camerino, 1994; Lorenzo Ciccarelli, Guida all’architettura nelle Marche: 1900-2015, Quodlibet, Macerata, 2016.

[5] Il progetto presentato è tratto dalla Tesi di Laurea di L. Bonardi e A. Valvason del Corso di Laurea Magistrale in Architettura e Disegno Urbano del Politecnico di Milano discussa nel giugno 2020. Relatori: E. Bordogna, T. Brighenti.

[6] E. Bordogna, Progetto di ricostruzione del centro di Amatrice, in P. Zermani (a cura di), Identità dell’architettura italiana n. 17, Diabasis, Parma, 2019, pp. 38-39. Si veda anche il volume: E. Detti, G.F. Di Pietro, G. Fanelli, Città murate e sviluppo contemporaneo, Edizioni CISCU, Lucca 1968.

[7] I progetti presentati sono stati elaborati all’interno del Corso di Laurea Magistrale della Scuola di Architettura Urbanistica Ingegneria della Costruzioni del Politecnico di Milano nel Laboratorio di Progettazione Architettonica AA 2016-17 e 2017-18. Proff. E. Bordogna, T. Brighenti, V.M. Finzi (Impianti), M. Madeddu (Strutture); Studenti: V. Boffo, L. Bongiolatti, A. Bugatti, S. Faravelli, M. Frisinghelli, A. Giamboni, C. Landoni, A. Sposetti.

[8] Nei primi anni Venti Arnaldo Foschini realizza ad Amatrice uno dei suoi primi lavori, l’Istituto per gli orfani di guerra, costruito tra 1921 e 1923 per l’Opera Nazionale per il Mezzogiorno d’Italia, un fabbricato per 150 ragazzi e altri cinque fabbricati minori per scuole d’arte e mestieri. Nel contempo elabora il progetto della chiesa, riveduto nel 1938, interrotto per via della parentesi bellica, e portato a compimento in diverse fasi, fino alla conclusione nel 1961, arricchita da numerose opere d’arte, come il grande bassorilievo in travertino di facciata. Negli stessi anni veniva portato a termine anche il grande fabbricato dell’Ospizio, che con la sua forma a “U” su tre piani conclude l’intero impianto planimetrico. Cfr. N. Pirazzoli (a cura di), Atti del Convegno. Arnaldo Foschini. Didattica e gestione dell’architettura in Italia nella prima metà del Novecento, Faenza Editrice, Faenza, 1979, pp.86-89; D. Tassotti, Ricordo di Arnaldo Foschini, in “Evangelizzare”, Bollettino mensile dell’Opera di Padre G. Semeria e Padre G. Minozzi, Roma, maggio 1968.

[9] I progetti presentati sono stati elaborati all’interno del Corso di Laurea Magistrale in Architettura e Disegno Urbano della Scuola di Architettura Urbanistica Ingegneria della Costruzioni del Politecnico di Milano nel Laboratorio di Progettazione Architettonica AA 2017-18, 2018-19. Proff. E. Bordogna, T. Brighenti, V. M. Finzi (Impianti), M. Madeddu (Strutture); Studenti: V. Boffo, L. Bongiolatti, A. Bugatti, S. Faravelli, M. Frisinghelli, A. Giamboni, C. Landoni, A. Sposetti (Polo fieristico, mercato agroalimentare); S. Angeli, S. Angrilli, M. Colombo, P. Escoriza Torralbo, M. Iotti (Plesso scolastico).

[10] Entrambi i plessi, pur nell’attuale compromissione post-sisma, sono caratterizzati da un impianto “a campus”, con i singoli edifici scolastici dei diversi livelli e indirizzi di studio in relazione tra loro e connessi con le strutture sportive e le aree verdi circostanti, così da formare dei complessi morfologicamente unitari e integrati. In particolare il plesso scolastico inferiore, a ridosso della porta principale delle mura, è caratterizzato dall’edificio della scuola elementare, un tipico corpo di fabbrica a “C” su due piani della seconda metà degli anni Cinquanta, allineato sulla direttrice principale di accesso dal territorio alla città, con aule disposte in serie distribuite a corridoio affacciato sulla corte interna. In proseguimento verso monte di un’ala dell’edificio a “C”, un corpo in linea su tre piani fuori terra, di forme tipiche degli anni Sessanta, con struttura in c.a. a vista, tamponamenti in mattoni e copertura a doppia falda, ospitava la scuola media. Nello spazio aperto delimitato da questi due edifici, in anonimi corpi rettangolari prefabbricati di un piano solo fuori terra, trovano sede una palestra ed altri spazi di servizio, mentre all’intorno, in un ambiente alberato e caratterizzato da ripetuti salti di quota, si dispongono diverse attrezzature sportive utilizzate anche dalla cittadinanza oltre che all’uso scolastico, comprendente campo di calcio, campi da tennis, piscine all’aperto con relativi spogliatoi.

[11] Il progetto presentato è tratto dalla Tesi di Laurea di S. Faravelli e M. Frisinghelli del Corso di Laurea Magistrale in Architettura e Disegno Urbano del Politecnico di Milano discussa nell’anno accademico 2017/18. Relatori: E. Bordogna, T. Brighenti.

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